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FUORIPAGINA
25/05/2011
  •   |   Francesco Piccioni
    Disastro Fincantieri, "strategia suicida"

    Un manager che sbaglia strategia industriale fa chiudere una fabbrica o sparire un marchio. Ed è quello che sta avvenendo - dopo Alitalia - con un altro pezzo strategico dell'industria italiana. Ne parliamo con Giorgio Trincas, docente di «progetto navi» all'università di Trieste.


    Crisi della cantieristica o di Fincantieri?
    La crisi di Fincantieri. La maggior parte dei grandi cantieri del mondo hanno ripreso da un anno a lavorare a pieno, con ordinativi che coprono molti anni. In Corea ma non solo. Nella stessa Europa i cantieri del Nord - ora Stx, ossia coreani - hanno gli scali pieni fino alla fine del decennio. Ma loro fanno navi speciali ad altissimo contenuto tecnologico. Fincantieri si è ridotta ad essere una società di gestione, in cui la parte navale è quantitativamente marginale, diciamo il 20%: in sostanza un assemblatore di cabine e di impianti alberghieri su nave.


    Un errore di strategia industriale...
    Purtroppo era chiaro 15 anni fa. Fincantieri ha perso molti treni. Uno a metà anni '90, quando sotto Eltsin - con pieno controllo politico dell'«estero vicino» - tutta la cantieristica del Mar Nero finì in mano al gruppo Aker (norvegese, ora coreano) o alla danese Damen. Fincantieri ha provato a entrarci, ma in ritardo, sbagliando i contatti politici, che in quei paesi restano fondamentali, e rifiutando, all'epoca del primo governo Prodi, di entrare in joint venture strategico con i russi, che proponevano uno scambio tra imparare a costruire navi mercantilli (dopo il Muro avevano 81 cantieri, di cui 75 militari) e aprire i loro cassetti progettuali. Calcoliamo che ancor oggi, in idrodinamica, i russi sono davanti anche alla marina militare americana.


    Perché?
    Il governo Prodi si rifiutò per «motivi di opportunità politica». Insomma, gli ex Pci si vergognavano di tornare a Mosca... Ma allora c'era una crescita importante dei trasporti marittimi.


    Poi è arrivata la «fissa» della finanza.
    In Fincantieri rimpiangono ancora Guarguaglini; era un ingegnere, di scuola Iri e con un dottorato in Usa sui processi decisionali. Aveva accresciuto la produttività dei cantieri senza fare come Marchionne. Ma il problema è a monte...


    Non c'è il prodotto?
    È un po' come alla Fiat. Fincantieri ha perso la sua capacità di progettazione; fa sempre la stessa nave, non ne progetta altre. Le navi da crociera sono una piccola nicchia. Te la devi difendere, ok; ma il boom è finito. Se anche passa la crisi, se ne costruirà la metà di prima.


    Cosa si costruisce oggi nel mondo?
    Bulk carrier (contenitori di materie prime, ndr). E porta-container, che oggi costano poco perché la Corea ha un tale know how, su dimensioni ciclopiche, che si può permettere economie di scala molto efficienti. La Maersk prenderà navi da 18.000 «scatoline» per appena 180 milioni di dollari l'una. Ce ne vogliono 4 o 5 per fare il prezzo di una nave da crociera.


    Quindi Fincantieri non ha sbocchi?
    C'è un settore in cui ogni tanto pensano di entrare, quello delle navi off shore; ovvero delle navi per l'energia. Qui l'Italia, con l'Eni, è già un big player mondiale. Ed Eni, attraverso Saipem, ha anche dato qualche commessa, finita malissimo (la nave è stata completata in Norvegia). Una grande off shore costa di più e il valore è all'80% «navale», mentre per una nave da crociera in cantiere viene prodotto solo il 20% (il resto è divani, piscine, rubinetterie, ecc). Si dà lavoro all'indotto, ma il 40% del «valore-nave» (motori, compressori, impiantistica di potenza, ecc) viene dalla Germania.


    Perché?
    Fincantieri non fa ricerca.


    Come si esce da quest'impasse?
    Fincantieri è un'industria nazionale, e quello navale è un mercato globale per definizione. Il discorso dei «campioni nazionali» appartiene a un modo finito, caduto col Muro. Per internazionalizzarsi devi trovare capitali, fare joint venture, trovare stranieri intelligenti. Bono (attuale a.d., ndr) dovrebbe accendere un cero alla Fiom che gli ha bloccato l'ingresso in Borsa. Ci sarebbe entrato in piena crisi finanziaria e sarebbe stato scalato in una notte. Per due fagioli.


    Che mercato è la rottamazione?
    Un mercato povero. Roba per India e Bangla Desh. Non per Singapore, che è un mercato di off shore. Va trovata una partnership forte, perché capitalisti italiani non ce ne sono, nè per gli aerei né per il latte. Va diversificata la produzione, entrando nel trasporto navale dell'energia. L'unico discorso «nazionale» da riprendere è sulle «autostrade del mare». Ma facendo navi, non alberghi galleggianti. Bisogna investire - sì - nei cantieri, ma soprattutto negli uffici progettazione. Il problema è Trieste: da anni Fincantieri non assume laureati. Anche qui c'è la fuga dei cervelli.


    E la parte militare?
    Fincantieri Genova è messa meglio, perché la progettazione militare c'è ancora. Ma lo staff di Bono viene da McKinsey, gente che faceva il consulente per chi vendeva carta igienica. Trattano i bilanci con lo sguardo a tre mesi, mentre per fare una nave - dalla progettazione alla consegna - si arriva ai tre anni. È un altro mondo. C'è bisogno di ricerca e sviluppo. È difficile da far capire, ma la soluzione non è nel cantiere: è nella testa. Ossia strategia, piano industriale. Nell'ultimo che hanno presentato c'è scritto solo «chiudere».


I COMMENTI:
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  • c'è in atto un progetto di smanttellamento di qualsiasi industria nostrana,prima con i tessili,industrie manufatturieri di qualsiasi genere,fuggi fuggi degli inprenditori all'estero per guadagnare di piu lasciando gli operai con le loro famiglie nella merda totale,il governo tutto quello che ha potuto fare ,messo in atto il lavoro felessibile cosi hanno potuto fottere i giovani coi quatro soldi senza futuro,ora fincantieri fallisce perche in italia non si progetta piu???chi sa perche gli ingegneri italiani non sono piu capaci a progettare cose nuove???vedi un po' le automobili di FIAT ,non potranno mai competere coi coreani ,giaponesi(quest'ultimi guadagnano quasi 6,7 volte un operaio italiano e lA FABBRICA NON STA FALLENDO ANZI PIU GUARDI PER LE STRADE PIU VEDI MACCHINE COREANE,GIAPONESI)allora dov'è lo sbaglio???lavorare senza essere pagati?la competenza vuol dire questo,solo imprenditore deve allungare il suo barcone,comprare piu ville di lusso magari ad antigua,bermuda,hawaii,ect ect,si dice sempre che non ci sono piu i soldi !!!ma dove sono finiti i soldi ,mica evaporano,comunque la competenza non si fa abbassare lo stipendii degli operai ,anzi la capacita di progettare meglio naturalmente usare le tecologie piu avanzte (ormai in italia è da molto che non si parla di questo,gli argomenti sono ormai se fare il referendum,processare mr ,B ,e tanta altre cazzate )altrimenti altro che fallimento del fincantieri,stiamo fallendo quasi tutti,, 25-05-2011 17:34 - dario
  • Dopo anni forse il primo articolo di economia che leggo che fa venir voglia di lavorare. Anzi di studiare. 25-05-2011 17:34 - bozo4
  • Questa e' un altra pagina nera delle fammigerate privattizazioni che tanti politici e non solo acclamavano,come risoluzionedei mali Italiani!!!!! Se lo STATO non ricomincia ad attuare politiche creattive come un tempo e svilupare lavoro,sara' la fine. Mi piaccerebe sapere chi e' il privato che oggi voglia fare impresa,da migliaia di posti di lavoro??Si,sfutando lo STATO!! TANTO VALE!!!!!!!!! 25-05-2011 17:23 - Giuseppe
  • Professor Trincas ma dove vive, nel mondo di quark insieme alle foche di Piero Angela?Che cosa dovrebbe fare Fincantieri?Mettersi a costruire bulk carriers e porta containers che é un mercato dove i coreani la fanno da padroni da decenni con costi di produzione e prezzi di vendita assolutamente concorrenziali e senza la Fiom in mezzo ai c..abasisi?Per quanto riguarda la sua privatizzazione,concordo che il 2008 non era proprio l'anno migliore, ma comunque questo rimane l'unico esito possibile.Forse non le hanno detto che la tanto amata Europa non consente salvataggi di stato e che il risanamento é prerequisito per un qualunque scenario successivo.l’Unione europea non tollera (giustamente) aiuti a carrozzoni cantieristici. Lo sanno gli spagnoli di Navantia e i francesi di Dcns o i cantieri privati tedeschi finiti sotto il controllo degli Emirati Arabi Uniti. La crisi della cantieristica riguarda quindi l’intera Europa. Il piano industriale serve a risanare una situazione pesante sul piano gestionale: i conti economici 2010 (come quelli del 2009) lo confermano: perdite per 124 milioni di euro su ricavi per 2,9 miliardi e nuovi ordini per 1,9 miliardi cioè ricavi in decremento e perdite in forte incremento.Quelli di McKinsey saranno i consulenti della carta igienica ma sono capaci di capire che il cantiere di Sestri Ponente e troppo piccolo e senza sbocco al mare e quindi al disotto delle dimensioni industriali minime richieste dal mercato.E' facile fare battute su Fincantieri che fa una sola nave ma la Carnival é l'unica cosa che si vende nel segmento navi da crociera-da sempre in utile-ed é quella che salverà il ...all'azienda. PS: aspetto i commenti dei dietrologi della mutua che diranno che Marghera e Monfalcone sono state risparmiate dai tagli perchè Bono è amico di Bossi. 25-05-2011 16:57 - tiny tove
  • l Italia svenduta come una paripatetica? w gli imprenditori e politici capaci... 25-05-2011 10:02 - globalizzation
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