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Adriana Pollice
Napoli, i rifiuti e la politica
Tremila tonnellate di rifiuti spalmate su strade e marciapiedi partenopei, collinette tanto alte da nascondere i cartelloni pubblicitari dei candidati alle elezioni comunali di Napoli. I rifiuti sembrano la dannazione della città, ma anche della politica. Nel 2008 fecero la fortuna elettorale di Berlusconi nella versione ‘ghe pensi mi’, nel 2010 sono stati la palla al piede della sinistra nella corsa a governatore della Campania. Quest’anno il presidente del Consiglio ha provato a cavalcare la propaganda del miracolo due della serie ‘pulisco tutto in dieci giorni’ ma persino il nuovo invio dell’esercito non ha risolto nulla e ormai Berlusconi sembra la caricatura di se stesso. Insomma, la crisi è in una nuova fase acuta e il ciclo di smaltimento in regione non esiste. Il prossimo inquilino di Palazzo San Giacomo troverà il problema al primo posto nell’agenda. Da Raimondo Pasquino a Luigi de Magistris, passando per Mario Morcone, la soluzione proposta è stata quasi identica per tutti e parlava la lingua dei comitati anti-discarica e anti-inceneritore. L’ex pm, in particolare, ha steso i punti programmatici ascoltando le comunità che da anni si battono per un ciclo alternativo, con un filo diretto con esperti mondiali e commissione ambiente di Bruxelles. Così la ricetta prevede 70% di raccolta differenziata porta a porta, un impianto di compostaggio e uno per il trattamento meccanico manuale. Quello che non diventa concime o si riusa, si trasforma in materiale per l’edilizia.
L’unica voce fuori dal coro è quella di Gianni Lettieri, il solo convinto che alla città serva il termovalorizzatore. Un mega affare da 386 milioni di euro, quando per lo stesso tipo di impianto a Torino ne sono stati stanziati 249. Dovrebbe sorgere a Napoli est, una zona che avrebbe bisogno di bonifica e non di un inceneritore con il suo carico di polveri sottili, diossine e ceneri tossiche da smaltire. Anche per Lettieri ci vuole la differenziata, ma non oltre il 50% altrimenti tutti gli impianti previsti dal piano rifiuti della regione non saprebbero cosa bruciare. Il ciclo integrato, attualmente al vaglio della Ue, è stato messo a punto dal professor Umberto Arena, docente della Sun ed ex assessore casertano al ramo, consulente in materia da dieci anni, quindi anche durante la gestione Bassolino. E infatti il suo piano sembra proprio un ritorno al passato: nuove discariche e quattro inceneritori, oltre a quello di Acerra, rispettivamente a Salerno, Napoli est, Giugliano (dedicato all’incenerimento di 6 milioni di ecoballe) più un gassificatore a Caserta con la capacità complessiva di bruciare pari a quella degli impianti dell’intera Austria. Impianti che possono smaltire anche rifiuto indifferenziato (come accade ad Acerra) e quindi anche industriale. Sembra quasi di vederli gli amici imprenditori di Lettieri, Cosentino e Landolfi, con ramificazioni in Italia e nel casertano, sfregarsi le mani per il nuovo profumo di affari. Affari d’oro che includono l’invio all’estero dell’immondizia (pare in Svezia), in attesa degli impianti.
Per mettere appunto il piano Lettieri ha già pronta la carta del super esperto, Guido Bertolaso, già inquisito per gli affari della cricca alla Maddalena, L’Aquila, fino allo Sporting village Salaria. Da supercommissario straordinario ai rifiuti, aveva terminato l’incarico lasciando ai cittadini napoletani 130 milioni di euro di spese della struttura da pagare, spese non sottoposte al controllo della Corte dei conti. Non solo, in eredità l’ex signore della Protezione civile ha lasciato alla regione dieci discariche da riempire in attesa dei termovalorizzatori. Tre (Andretta, Serre e Cava Vitiello a Terzigno) sono state cancellate dal governo in quanto luoghi assolutamente non adatti a ospitare sversatoi, due (Chiaiano e Cava Sari a Terzigno) sono state costruite in parchi naturali in violazione delle normative italiane ed europee, tre sono state bloccate dalla magistratura. Quella di Sant'Arcangelo Trimonte, nel beneventano, è stata fermata per verificarne la tenuta strutturale, quelle di Chiaiano e Savignano Irpino, nel napoletano e nell’avellinese, perché gestite dalla Ibi spa e dalla Edilcar sas, accusate dalla procura di essere controllate dai clan Mallardo e Zagaria, realizzate con materiale scadente che mette a rischio l’impermeabilizzazione. Siamo sicuri che ci serva un Bertolaso Bis?
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