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Tommaso Di Francesco
Catturato Mladic, il boia di Srebenica
È finita la latitanza durata più di 15 anni di Ratko Mladic, il generale serbobosniaco responsabile dell'eccidio di Srebrenica, ricercato per crimini di guerra e contro l'umanità. A confermare la notizia dell'arresto eccellente - il più importante dopo quello di Radovan Karadzic sempre ad opera delle forze serbe - il presidente serbo, Boris Tadic che ha voluto ricordare come l'avvenimento «rappresenta una svolta per le aspirazioni di Belgrado per l'ingresso nell'Ue».
«Si chiude una pagina molto difficile della nostra storia e si aprono le porte dell'Ue», ha commentato Tadic nella conferenza stampa convocata immediatamente, a poche ore dall'arresto avvenuto a Lazarevo a soli 80 km da Belgrado, nella casa di un parente di Ratko Mladic. Per il presidente serbo l'arresto «lava un'onta» e spiana la strada alla riconciliazione nei Balcani, ma ora si dovrà indagare per scoprire chi abbia aiutato e coperto Mladic durante la sua latitanza. A proposito di pacificazione nei Balcani, Boris Tadic, forte della cattura di Mladic, ha colto l'occasione per chiedere ancora una volta che su un altro dei crimini più efferati commessi nei Balcani, quello del traffico di organi espiantati a civili serbi e ad albanesi «collaborazionisti» in Kosovo nel 1998, per il quale Il Consiglio d'Europa accusa la leadership dell'Uck kosovaro-albanese, indaghi ora una commissione sotto mandato delle Nazioni unite e non la limitata missione europea Eulex.
Protestano gli ultranazionalisti
Secondo i media serbi, è stato arrestato nelle prime ore del giorno di ieri. Si nascondeva sotto il falso nome di Milorad Komadic, nella zona di Zrenjanin, in Vojvodina. Il presidente Tadic è stato molto fermo: ha detto infatti di non aspettarsi proteste e disordini popolari dopo l'arresto. «La Serbia fa tutto nel rispetto delle leggi nazionali e internazionale, e continuerà a farlo. Se qualcuno tenterà di creare incidenti e disordini verrà subito arrestato e processato». Ma la tensione è già nell'aria, anche perché Ratko Mladic è ancora in Serbia e la procedura per la sua estradizione verso il Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi) è in corso e «può durare fino a una settimana», ha detto il viceprocuratore serbo per i crimini di guerra Bruno Vekaric, smentendo una notizia della tv B92 secondo cui Mladic era già ieri mattina in viaggio verso l'Aja.
La tensione, contariamente a quello che si può immaginare, non arriva dalla Repubblica serba di Bosnia - una delle due entità con la Federazione croato-musulmana nella quale la Bosnia Erzegovina è stata suddivisa dopo la guerra - che, pur alle prese con un conflitto sugli iper-poteri dell'Alto rappresentante di Bosnia che di fatto vuole azzerare gli accordi di Dayton, ieri per bocca del presidente Milorad Dodik ha dichiarato che l'arresto corrisponde proprio «ad un adempimento degli accordi di pace di Dayton», ricordando poi che la Repubblica serba di Bosnia si batte perché tutti i crimini di guerra, anche quelli contro i serbi, siano perseguiti. Invece, ancora una volta, a preoccupare è la protesta degli ultranazionalisti del Partito radicale serbo (Srs) che hanno condannato l'arresto di Mladic, parlando di un «colpo gravissimo agli interessi nazionali della Serbia», accusando il presidente Boris Tadic di «tradimento» e, oltre a convocare una manifestazione di protesta in questi giorni, definendo Mladic «simbolo del soldato serbo, un uomo capace e coraggioso». A Belgrado sono state rafforzate le misure di sicurezza nei punti sensibili, in particolare intorno al palazzo della presidenza.
Le accuse dell'Aja
Il Tribunale internazionale dell'Aja per i crimini nell'ex Jugoslavia ha accusato l'ex capo dell'esercito dei serbi di Bosnia di genocidio, crimini contro l'umanità e violazione delle leggi e delle consuetudini di guerra, oltre a gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra, perché «era l'ufficiale più alto in grado della Repubblica serba di Bosnia, secondo solo al presidente Radovan Karadzic». Ratko Mladic, dal 1992 al 1995 a capo degli 80mila effettivi dell'esercito serbobosniaco, è stato di fatto l'artefice diretto della strage di Srbrenica, compiuta dopo cinque giorni di assedio all'enclave musulmana, dove decine di migliaia di civili si erano rifugiati per fuggire da altre persecuzioni. Poi Mladic fece il suo ingresso nella città ripreso dalle telecamere, arrivarono gli autobus che prelevarono donne e bambini per trasferirli in altre zone musulmane, mentre tutti i ragazzi a partire da 12 anni di età e tutti gli uomini fino ai 77 vennero trattenuti per essere «interrogati per sospetti crimini di guerra». Nei cinque giorni successivi migliaia di loro - dai semila a ottomila - furono trucidati. Ora che è agli arresti, sarà finalmente l'occasione di sentire la sua versione: perché Karadzic si è sempre dichiarato «innocente». Nato in Bosnia, nel villaggio di Kalinovik, nel 1942, Mladic - cresciuto nella Jugoslavia di Tito - entrò nell'Esercito popolare jugoslavo, dove divenne ufficiale. Quando il paese cominciò a disintegrarsi, nel 1991, venne messo a capo del IX corpo d'armata, schierato contro le forze croate a Knin, la Krajina serba in Croazia. In seguito prese il comando del Secondo distretto militare dell'Esercito jugoslavo con base a Sarajevo. Quando infine, nel maggio 1992, l'Assemblea serbobosniaca decise la creazione di un esercito serbo, scelse Mladic per guidarlo.
Perché una lucidità così crudele e una determinazione inflessibile fino all'odio per i «nemici dei serbi» e al crimine da parte di un «generale dell'esercito di Tito»? Per capire, forse, bisogna risalire alla biografia di Ratko Mladic, con il padre partigiano ucciso dagli ustascia croati al servizio dei tedeschi, e la madre che, invece, sarebbe stata uccisa dalle milizie musulmane sempre al servizio dei nazisti. Insomma, una storia scampata alle fosse comuni e allo sterminio dei serbi storicamente avviato dalla Croazia di Ante Pavelic. E che «per paura» che la storia si ripeta, sceglie di anticipare in orrore e crimini i nemici di allora, quasi fidando nell'adagio che vuole che la storia nei Balcani non passi. Oltre a Srbrenica caddero nel 1995 altre città, come Zepa, in eguale condizione di enclave protetta dall'Onu e in realtà avamposto armato di milizie musulmano bosniache, e non accadde nessun eccidio.
Perché Srbrenica?
Perché si consumò quel massacro? Perché, è la risposta dei serbi di Bosnia, erano partite nei mesi precedenti offensive contro i villaggi serbi della valle della Drina, tra Bratunac e Srbrenica, con stragi efferate di circa quattromila serbi, 1300 dei quali civili, donne, bambini e vecchi. Non è una spiegazione-giustificazione, è la storia perversa di una delle troppe vendette incrociate delle guerre balcaniche, verificate sul campo nel 1995, e ora raccontate anche da fonti indipendenti musulmane. Come dimenticare poi che Srebrenica venne improvvisamente abbandonata al suo destino un mese prima dalla leadership di Sarajevo di Alja Izetbegovic e addirittura dal suo comandante, Naser Oric. Che, se Ratko Mladic va al più presto giustamente consegnato all'Aja perché criminale di guerra, Naser Oric responsabile di stragi lungo la Drina e che riceveva l'inviato del Washington Post mostrando filmati dove i «suoi» decapitavano serbi, perché resta impunito? È tempo che, con il giusto arresto di Ratko Mladic, si sollevi anche il velo sui crimini commessi contro i serbi di Bosnia. Non lasciando così che un pericoloso vittimismo si sostanzi sempre di più, mentre già hanno eretto a Kravica il loro mausoleo separato.
Da ultimo, nel 1994, il dato più «umano»: la figlia di Mladic si suicidò, scrissero i giornali di Belgrado, per l'incapacità di sopportare la vergogna di un tale padre e perché il generale serbobosniaco aveva inviato il fidanzato in uno dei fronti insanguinati della Bosnia Erzegovina. Dove il livido è rimasto. La maggior parte dei profughi non è rientrata. E la maggior parte dei crimini resta impunita. La Bosnia Erzegovina resta misera, con le mafie che hanno voluto la guerra arricchite. E a brandelli.
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IL BUON OBAMA E' COME IL GATTOPARDO CHE DICEVA:
DEVE CAMBIARE TUTTO AFFINCHE NULLA CAMBI E CHE NOI RIMANIAMO I PADRONI...."
Complimenti per la citazione finale.
Per parte mia, se mi è concesso, replico citando mio nonno: il quale diceva "i muri si fanno con i mattoni che si hanno".
E purtroppo i mattoni di cui dispone oggi il negoziatore Obama sono quelli che tutti vediamo: quelli con cui inevitabilmente deve fare i conti (anche quando gli vanno a sibilare nell'orecchio "il problema nel mio paese sono i giudici comunisti", aspettandosi, chissà, che egli risponda "ho preso nota: domani mando una squadra di Navy Seals alla procura di Milano, e il problema è risolto"). Ogni negoziatore questo lo sa bene: così come sa perfettamente che nel momento in cui smette di pensare ai "vincoli concreti" caratteristici della situazione in cui gli tocca negoziare, il negoziato è finito. Indipendentemente da quanto egli (o ella) gradisca o non gradisca quei vincoli.
D'altronde, se Obama, nel tentativo di "semplificarsi la vita", decidesse di "cambiare mattoni", cosa direbbe uno come te, che quanto a "teorie" va evidentemente molto per le spicce? Ovvio: direbbe comunque "ecco, ci risiamo! I SOLITI STATI UNITI FOTTUTAMENTE FASCIO-IMPERIALISTI CHE CERCANO DI FARE IL MONDO A LORO IMMAGINE E SOMIGLIANZA!!"
Per fortuna il buon Obama di tutte queste nostre chiacchiere se ne sbatte, e continua imperterrito a negoziare ;)
"Spero che venga rapidamente giudicato e condannato e che la condanna sia alla massima pena possibile, ovvero alla morte, se previsto dal codice x i numerosi e gravissimi crimini commessi! Dopo di che, una esecusione che sia la più rapida possibile, meglio se immediata..."
A parte che non credo sia previsto: non credi che sarebbe un'uscita di scena DI GRAN LUNGA TROPPO COMODA? ;) 26-05-2011 22:08 - Harken
Philip Corwin
Il genocidio di Srebrenica?
Un falso risaputo, studiato e ristudiato, eccatlantemente un crimine di guerra, ma al contrario.
La Libia di oggi, e' la copia esatta.
Basta cercare in internet:
Srebrenica falso, fake, hoax, ecc..
" IL LAVAGGIO DEL CERVELLO INIZIA DALLA CULLA ".
Arthur Koestler 26-05-2011 21:46 - alessandro
aiuto di amici e avvocati. Altrimenti puzza di giustizia del vincitore che non è
giustizia.
Ma questa cattura porta anche disagio, un problema si aggira per il mondo : è
ormai chiaro che per ora i supercriminali vengono cercati a patto che non godano
della protezione di USA o Russia o Cina etc ... chissà perché Pinochet poté
evitare un processo ... e criminali russi in Cecenia o cinesi in Tibet sono
senza nome ... e Bush per quella sua guerra bugiarda in Irak non è stato
incriminato ... non andare sotto processo è un sollievo ma a volte in un senso
più profondo anche un tormento ... molti americani lo detestano ... e forse in
cuor suo lui è fra loro, faceva letteralmente pena quando mentre l' America
festeggiava l' arrivo di Obama lui lasciava la Casa Bianca camminando come un
condannato nel tribunale della storia ... insomma tecnicamente il diritto
internazionale ancora non esiste ... ma forse moralmente è già l' alba ... 26-05-2011 20:11 - bozo4
Bella e condivisibile speranza, prontamente abbattuta dalla sempre vigile contraerea ;) 26-05-2011 19:22 - Harken