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FUORIPAGINA
24/05/2011
  •   |   Adriana Pollice
    De Giovanni: "un voto per cambiare"

    “Mi sono divertito moltissimo. Mai una campagna elettorale mi aveva fatto ridere così. Vedere in tv Antonio Di Pietro che corregge l’italiano di Gianni Lettieri è da standing ovation. Però, per quanto riguarda i contenuti, è stata poco interessante”. Elezioni comunali a due facce per lo scrittore Maurizio de Giovanni, giallista partenopeo inventore del personaggio del commissario Ricciardi, edito dalla Fandango libri, ambientato nella Napoli fascista degli anni ’30. E’ tra coloro (con Mario Martone, Pappi Corsicato e Stefano Bollani) che hanno partecipato all’iniziativa messa in campo dal cinema Modernissimo, dove giovedì sera è stata accesa la prima candela di una staffetta in giro per le finestre partenopee: ogni cinque minuti si è acceso un lume a sostegno dell’ex pm, per cambiare la città.

    Cos’è che non ti ha convinto della campagna elettorale?

    Tutto questo insistere sulle biografie professionali dell’uno e dell’altro non mi interessa, mi interessa essere amministrato bene. Detto questo, certo che i profili umani di Luigi de Magistris e Gianni Lettieri sono molto diversi, così come sono molto diverse le coalizioni che li appoggiano e i personaggi alle spalle. Lettieri ha undici liste a sostegno solo per convogliare preferenze. Sono stati arruolati i pr delle discoteche per portare 50 voti a testa. Il rischio è che, attraverso il centrodestra, certi ambienti arrivino al controllo del bene comune.

    E se vincesse de Magistris?

    Non sarà facile. Al primo turno ha votato circa il 60% degli aventi diritto, se rapportiamo i voti di de Magistris alla totalità dell’elettorato viene fuori che ha il 15% di consensi. Una base limitata per affrontare tutti i cambiamenti di cui ha bisogno Napoli. Questo vuol dire che una grossa fetta di città è rimasta dietro la finestra, chiusa, ad aspettare. Pronta caso mai a criticare alla prima difficoltà. Ovviamente non possiamo arrenderci consegnando la città alla camorra.

    Molti commentatori evocano un clima di entusiasmo e speranza simile a quello che portò Bassolino alla prima vittoria al comune

    Eravamo nel ’93, sull’onda di Mani pulite, quando l’intero paese era in fuga dalla Dc. Allora chiunque avrebbe vinto. Bassolino aveva dietro anche la forza del Pci. Non avere più quella capacità organizzativa è un problema, ma oggi è tutto diverso. Il Pdl è un partito posticcio, un coagulo intorno a Berlusconi, che provoca una anomala divisione, con lui o contro di lui, cancellando la politica anche a sinistra. Il Pd ha schierato Mario Morcone, uno che sembrava passato per caso, mandato da un partito che da tre anni a Napoli ha rinunciato ad amministrare. Questa cancellazione dell’ideologia rende i partiti rappresentati di niente, la presenza in tv l’unica forza elettorale. Con Belen e Cannavaro si possono vincere le elezioni. Anche questo si riflette nella campagna elettorale napoletana. L’entusiasmo e la voglia di cambiamento c’è in quelli che sono andati alle urne, ma molti si limitano a dire ‘che schifo’ e basta. Invece dobbiamo impegnarci, avere la forza di conservare la carta da buttare fino al primo cestino anche se intorno siamo circondati dai sacchetti dell’immondizia. Io non voto dal ‘93, perché dopo non mi sono sentito più rappresentato e do troppa importanza al voto per esercitarlo semplicemente contro qualcuno. Questa volta ci sono andato e ci tornerò.

    Cosa penserebbe Ricciardi della campagna elettorale?

    E’ un uomo che vive sulla linea di confine tra vivi e morti, estraneo a entrambi, e con lo stesso sguardo giudicherebbe il mondo attuale, senza nessuna affinità. Anzi forse oggi è peggio perché non c’è l’orgoglio di allora, anche se fanatico e caricaturale. Oggi siamo pieni di tristezza che non si trasforma in indignazione, ci vuole rabbia non dolore. La satira politica ci sta addormentando. Dopo l’ennesima apparizione di Berlusconi da Vespa senza contraddittorio, invece di insorgere contro una tale deflagrazione della democrazia tutti su facebook a fare battute. Ricciardi direbbe ‘non ci trovo niente da ridere’.


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