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Adriana Pollice
"La cammorra è dentro di noi bisogna dirlo per guarire"
Vive e lavora tra l’Italia e la Germania, il regista Antonio Latella, originario di Castellammare di Stabia, circa un anno fa aveva deciso di tornare a Napoli da direttore del Teatro Nuovo. Avanti a sé la prospettiva di fare sistema tra la sala dei Quartieri spagnoli, lo stabile guidato da Andrea De Rosa e il Napoli Teatro Festival. Poi è arrivata la destra in regione e, sommando i tagli del governo, si sono chiusi i rubinetti per l’arte, De Rosa è stato buttato fuori per fare posto a Luca De Fusco, quasi un regista di corte avendo fulmineamente ottenuto anche la direzione del festival, con l’assessore regionale alla Cultura a presiedere il cda della fondazione che organizza la rassegna teatrale ma anche il cda del Museo d’arte contemporanea Madre. La guardiana dell’ortodossia. Latella ha rifatto le valige ed è andato via. Fino a domenica 29 è a Roma all’Eliseo con lo spettacolo [H]L_Dopa. Non è un problema perché non vota a Napoli.
La città chiede al prossimo sindaco un cambiamento?
Se penso alla mia piccola esperienza, la richiesta c’è ma la città non è pronta, troppi interessi del passato a frenare. Napoli è un porto, abituata a ricevere ma non dare, a stare al centro del mondo ma non a pensare di essere il mondo. Ci vuole il coraggio di mettere alla guida della istituzioni persone giovani, per riconnettersi al tempo presente. All’estero i direttori di stabile giovani hanno 35 anni, qui oltre 50. A Napoli questo si sente tanto. Lottare continuamente per la sopravvivenza spesso ti schiaccia, ti fa perdere la dignità civile. Anche quando c’è stata la rottura traumatica al Mercadante, con la politica che ha imposto il cambio di direttore, l’indignazione è durata 24ore, poi tutti alla corte del nuovo potere. Senza coraggio civile si mettono solo chiodi più lunghi alle poltrone. C’è gente che da quarant’anni lavora solo per se stessa e non per la città. Dovrebbero farsi da parte.
Quindi dalla politica non può venire un rinnovamento?
Spesso le facce sono sempre le stesse, in certe situazioni sono in primo piano, in altre si nascondono nei salotti. Luigi de Magistris invece è veramente un volto nuovo, si è abbattuto come un boomerang, pronto a esporsi in prima persona, ad ascoltare. Se dovesse vincere, dovrebbe rendersi garante delle trasparenza. Non va bene se di un politico diciamo ‘mi piace, mi sembra onesto’ quando è un suo obbligo essere onesto. Non si può votare qualcuno solo perché è un imprenditore che si è fatto da solo.
La destra però rivendica spazi per la tradizione partenopea, messa da parte dalla sinistra
Bisognerebbe togliere la polvere alla tradizione per farla diventare competitiva. Così è solo un cimelio dell’ottocento, nemmeno di modernariato. Siamo stati veramente un pezzo importante della cultura internazionale dal dopoguerra alla metà degli anni ’80 poi ci siamo completamente sganciati dagli ultimi 20 anni di storia e arte. Spesso a Napoli vantano attori, registi e direttori che, al di fuori dei confini cittadini, nessuno conosce.
A ogni elezione a Napoli bisogna fare i conti con la presenza della camorra
A metà maggio ho presentato a Colonia il mio ultimo spettacolo Mamma mafia, dove mi espongo molto sul piano politico. Per un artista raccontare la mafia è impossibile, è solo un tentativo, è un’operazione sull’identità molto dolorosa. E’ nel nostro dna, qualcosa con cui siamo assolutamente compromessi, per comprare voti, per far eleggere un sindaco piuttosto che un altro, per fare l’unità d’Italia o far sbarcare gli americani durante la Seconda guerra mondiale, per fermare i comunisti. E’ nella prepotenze dei nostri comportamenti di tutti giorni. All’estero è così che ci definiscono, pizza, mafia e mandolino. Allora dov’è la forza della stato se nel 2011 rincorriamo ancora gli scandali politico-mafiosi? Vedere Gomorra o Il divo in Italia fa un effetto, fuori fa molto più male e allora ti chiedi ‘siamo veramente così?’. Dobbiamo avere il coraggio di rispondere sì, siamo anche così, per poter guarire.
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