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Luca Fazio
La chiesa benedice Pisapia
E se il direttore de il Giornale Alessandro Sallusti prendesse i soldi sottobanco direttamente da Giuliano Pisapia? Qualcuno a destra ci starà pensando, dopo il disperato attacco dell'altro giorno rivolto al cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi.
Inimicarsi la Chiesa a tre giorni dal ballottaggio, un colpo da maestri. Secondo Sallusti, il cardinale di Milano sarebbe colpevole perché non apre bocca sulle differenze che ci sono tra la chiesa e il programma di Pisapia (temi etici, famiglia, «droga»). In realtà il cardinale Tettamanzi, da sempre, per quello che predica - inascoltato sia a destra che a sinistra - è considerato l'unica autorità morale che dà voce alla parte migliore della città. E per come difende gli «ultimi» quasi esagera: tutto si può dire tranne che sia un moderato. E Milano lo rimpiangerà.
Il cardinale ha fatto finta di non prendersela, ma tutti sanno come la pensa: «Quando intervengo faccio di tutto per parlare da credente e da vescovo. Tengo presente il Vangelo e le reazioni che possono esserci non mi turbano». Con un piglio decisamente più politico invece si è fatto sentire il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. Non per difendere Tettamanzi, ma per scomunicare senza mezzi termini la campagna xenofoba di Moratti & Co. sulla costruzione della moschea a Milano, cosa che del resto è prevista da due emendamenti votati lo scorso luglio dal consiglio comunale: «E' un diritto fondamentale permettere ai credenti delle varie religioni, musulmani compresi, di pregare nei loro luoghi di culto». Sembra di leggere il programma di Pisapia. La Chiesa, ça va sans dire, non fa politica, per cui «i credenti - spiega Crociata - esprimono il voto nelle elezioni secondo la loro coscienza, cercando di rappresentare il bene comune dell'uomo nell'uno o nell'altro schieramento». Il direttore dell'Avvenire, invece, parla di «cantonata gigantesca» e poco ci manca che si lasci scappare una dichiarazione di voto pro Pisapia. «Se c'è un problema di rapporto tra settori rilevanti del centrodestra milanese e parti importanti e sensibili del mondo cattolico - scrive Marco Tarquinio sul giornale dei vescovi - qualcuno si illude davvero di risolverlo attaccando a testa bassa l'arcivescovo Tettamanzi?». Quanto a Sallusti, sarebbe solo un polemista che «vuole far perdere» quelli che dichiara amici, i quali sembra abbiano ormai esaurito slogan e argomenti. Bossi, che giovedì non sarà a Milano per il comizio conclusivo della Moratti, continua a raccontarsi la storiella dei ministeri del nord, mentre Berlusconi usa la seconda persona plurale - «noi uomini giusti» - per dire che non lo fanno parlare. E Pisapia?
La sua ormai sembra una marcia trionfale. Sta facendo il giro delle sette chiese (ieri Acli, oggi Cisl) e dappertutto raccoglie applausi. Ieri l'ovazione più convinta è partita spontanea tra gli studenti della Bocconi, oggi invece si farà applaudire nell'ultimo giardinetto utile della periferia nord (via Hermada). Non teme più di scontentare i moderati, e nel giro di un paio d'ore parla del registro delle coppie di fatto davanti ai cattolici delle Acli - «significa riconoscere una realtà, non mi sento di discriminare un figlio che nasce in una unione di fatto rispetto a uno nato nel matrimonio» - e annuncia il voto agli immigrati nei consigli di zona.
L'uomo, col tempo, è diventato anche più cattivello di prima. La Moratti, per esempio, «mi deve chiedere scusa, e poi mi deve dire chi sono i mandanti di quella sceneggiata spacciata per aggressione». Gentile, ma forte e chiaro. Come la denuncia che Pisapia oggi presenta in procura (buona toga non mente): «Ci sono gruppi di persone travestite da zingari, o da persone povere, straniere, che diffondono volantini per spaventare i cittadini come se facessero parte della mia campagna elettorale. Queste condotte hanno rilevanza penale, è una campagna organizzata di denigrazione della mia persone».
Si travestono da straccioni... e se fosse solo un simpatico tentativo di far perdere le loro tracce a Zingaropoli?
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