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FUORIPAGINA
25/05/2011
  •   |   Enzo Scandurra
    La sinistra va in città

    Per tanto tempo, di fronte al crollo dell'ideologia e ai tanti comportamenti dissidenti di vecchi militanti delusi e disincantati che nemmeno più si recavano a votare, ci siamo chiesti cosa significasse oggi essere di sinistra, in una realtà sempre più complessa e sempre meno classificabile nei vecchi e rassicuranti schemi di pensiero. Un dibattito che si è svolto silente per molti anni e che cercava di individuare un significato nuovo da sostituire al vecchio; che fosse condiviso dai molti senza dover ricorrere, appunto, all'ideologia dei o del Partito o comunque alla tradizione politica.
    Come spesso accade, la vita reale mostrava fenomeni e comportamenti dei singoli, soprattutto giovani, che non potevano che essere considerati di sinistra, seppure devianti o anomali rispetto a ciò che abbiamo sempre creduto fosse la sinistra. Negli ultimi anni questi fenomeni e comportamenti sono diventati più evidenti e perfino egemoni sul piano culturale ma anche politico. Le proteste degli studenti, le espressioni della società civile e, da ultimi ma non per ultimo, le proteste del mondo arabo e degli indignatos spagnoli. Proteste spiazzanti, imprevedibili perfino ai politologi più avveduti ma che mirano al cuore dell'ingiustizia e della mancanza di libertà reale di paesi i più diversi: dalle dittature arabe, ai governi democratici dell'Europa (che strano accoppiamento!). Questo essere nuovo della sinistra non corrisponde affatto ai modelli che vecchi militanti del Pd, in odore di nuovismo, ci avevano propagandato (il riformismo veltroniano, l'astuzia tattica di dalemiana sempre utile a far perdere le battaglie) e neppure a quelli della sinistra più radicale. Era (è) qualcosa che va oltre questi recinti e che potrebbe essere riassunto nella formula (di Arrigoni): essere umani. L'essere umano, ce lo ha tante volte ripetuto Ingrao, è qualcosa di indicibile, difficile da definire con una sola parola e tanto meno riassumibile in quel termine contestato dalla Arendt di generico appartenente all'umanità. Essere umano si diventa, non ci si nasce, diceva la filosofa ebrea. Ma l'essere umano, a differenza delle altre specie viventi del pianeta, è innanzi tutto essere sociale, conviviale; vive bene in compagnia; da solo è condannato alla pazzia e al delirio delle proprie fantasie e ossessioni.
    Non è, l'essere umano, però solo conviviale, solo pacifico, solo desideroso della propria e altrui felicità. Franco Cassano in un suo libro recente, che ha suscitato un grande e liberatorio dibattito L'umiltà del male, ci ricorda la sua parte oscura. Non sempre sa far buono uso della libertà che pure invoca e, talvolta neppure sembrerebbe desidera; non sempre ha presente a se stesso i propri limiti, spesso confonde desiderio e realtà, non sempre sa scegliere ciò che corrisponde al proprio benessere reale; e non sempre è innocente, lui stesso portatore e artefice della propria e altrui infelicità privata e pubblica.
    Tuttavia, a ben vedere ciò che sta accadendo in questi giorni a Milano, così come a Napoli, ma anche nei paesi arabi o nella piazza del Sol, si direbbe che alla fine prevalga la sua natura conviviale rispetto a quella individualistica, perfino la sua parte gentile. Se approfittassimo di questo squarcio di sole per celebrarne solo la sua parte buona, quella inevitabilmente sociale e solidale, dimenticheremmo le tante e grandi tragedie che hanno costellato la nostra storia e il secolo passato. Ci sarebbe perfino da chiederci, nella nostra piccola patria, perché siamo stati governati da un berlusconismo che ha dato fiato (ed è stato accolto) solo alle pulsioni più profonde e perverse dell'animo umano. Giuliano Pisapia, soprattutto, è un fenomeno nuovo che va osservato, indagato, forse è la figura nuova della sinistra che si aspettava da tanto tempo: un uomo mite, intransigente nei suoi principi (ma questa intransigenza è un merito non una miopia o un difetto), ma capace di pensare, come invece fanno non solo i suoi avversari ma anche molti della sinistra, che non ci sono, e non ci saranno mai, fini meritori che possano giustificare mezzi illeciti. Un insegnamento che la sinistra ufficiale non ha mai compreso, che anzi ha snobbato come appartenente alle anime belle fuori della mischia.
    E' presto e azzardato dire tutto questo? Direi di no ad osservare non già e non solo i risultati elettorali del primo turno, quanto piuttosto lo spettacolo di città che pensavamo socialmente decadenti, proiettate: Milano nella fiera delle global city tanto care ai celebratori della globalizzazione e Napoli nel folklorismo romantico e guappesco dei munnezzari e amanti della pommarola. Da queste città, dalle loro piazze creative, invece riparte una speranza.
    Leggendo ciò che sta accadendo, guardandolo (stupefatti) dagli schermi della tv come uno spettacolo inaspettato, viene la voglia, a chi in quelle città non abita e non risiede, di prendere il treno per unirsi a loro, o prendere un aereo per andare a Madrid o in una delle tante piazze delle tante città della sponda sud del nostro mediterraneo dove la gente è uscita nelle strade a riguardar le stelle. I saggi, i politologi, gli interpreti di ciò che sta accadendo (e che quasi mai ne azzeccano una), ci mettono in guardia, ci invitano alla moderazione, quasi quasi dispiaciuti che la storia non li abbia consultati prima evitando loro la solita brutta figura di essere stati spiazzati o smentiti nelle loro previsioni. I giovani non sono sorpresi, il nuovo sanno accoglierlo e non sempre la loro è ingenuità destinata a ritornare nel cono d'ombra.


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