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Ci. Gu.
Ecco cos'è "l'autocostruzione" per i rom
Ma cos'è l'autocostruzione? Il tema ha infiammatio la campagna elettorale milanese: “vogliono permettere agli zingari di costruire le loro baracche in città”, l'accusa della destra a Giuliano Pisapia che ha introdotto questo punto nel suo programma elettorale.
Niente di più sbagliato. L'autocostruzione è una pratica nata proprio per superare il “campo rom”, ghetto moderno che è diventato in Italia – e solo in Italia – inscindibile dalla figura del rom, del sinto, del caminante. Da noi è dato per scontato – persino dalle amministrazioni di centrosinistra – che le famiglie rom debbano vivere tutte insieme in mega-campi (nei periodi più illuminati si parla invece di piccoli campi) dentro baracche autocostruite. Poi, quando i campi diventano “autorizzati”, i Comuni spendono migliaia di euro per fornire roulotte e container. Ma si può vivere dignitosamente dentro una roulotte per anni e anni?
I programmi di autocostruzione sono nati a partire da una consapevolezza: non può esserci integrazione, per quante politiche sociali si mettano in piedi, se il posto in cui si vive non è dignitoso, è insalubre e insicuro.
Senza contare che la “cultura” del campo non esiste di certo nelle tradizioni rom e sinte, ne è ormai entrata a far parte per una precisa scelta amministrativa delle città italiane.
L'autocostruzione permette di coinvolgere le popolazioni rome e sinte in un percorso di progettazione della propria casa, il modo migliore perchè diventi un valore. La costruzione della propria casa inoltre diventa un lavoro. Molti rom sono già muratori, per altri vengono previstid egli appositi corsi di formazione.
Casa e lavoro diventano così due elementi base da cui ripartire per trovare il proprio spazio nella società.
Per ora i progetti realizzati di autocostruzione sono pochissimi. Qui potete leggere e vedere i risultati del primo villaggio costruito dai sinti padovani.
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