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FUORIPAGINA
27/05/2011
  •   |  
    Domanda del giorno: italiani in Libano, è giusto ritirarli?

    Un altro attentato alle forze militari italiane. Questa volta non in Afghanistan ma in Libano, dove l’Italia è coinvolta in una missione delle Nazioni Unite di interposizione tra le milizie di Hezbollah e le truppe israeliane. Sei soldati sono rimasti feriti nell’esplosione che ha investito un convoglio logistico, due di loro gravemente. Stavolta a fare la voce grossa non è la sinistra ma la Lega, che chiede il ritiro delle truppe. A parlare è il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, quello della t-shirt che fece esplodere i libici di Bengasi qualche anno fa, e che intende semplificare anche la presenza italiana nel mondo: «Continuo a ritenere che le missioni nelle quali siamo impegnati siano troppe ed in troppi Paesi: in alcune realtà siamo addirittura più rappresentati degli Stati Uniti». Il governo, per bocca di Frattini, alla vigilia del voto amministrativo di Milano e Napoli, si sdraia subito sulle posizioni leghiste: «Siamo intenzionati a ridurre la nostra presenza». E voi, cosa ne pensate? Il Libano non è l’Afghanistan del mullah Omar e nemmeno la Libia da bombardare del colonnello Gheddafi. Si tratta di una «giusta» missione di interposizione, sotto le insegne delle Nazioni Unite, o le truppe vanno comunque ritirate perché sempre di militari (in uno Stato straniero) si tratta?


I COMMENTI:
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  • Se un soldato tedesco avesse rivelato la verita' sui lager nazisti, allora segreti, Hitler avebbe detto che e' un traditore.

    Oggi le elite planetarie giurano che certi segreti migliorano la sicurezza: questo lo dicevano anche il fascismo e lo stalinismo. 30-05-2011 14:48 - bozo4
  • Questa sì che è una domanda difficile.

    La verità è che non abbiamo dati sufficienti per rispondere alla domanda del
    Manifesto: le elite planetarie ci nascondono parte dei loro progetti per noi.

    Hanno imprigionato Assange e noi non stiamo protestando. Forse sotto sotto
    crediamo anche noi che a volte la verità può essere dannosa.

    Non ci interessiamo molto del soldato americano Manning, a quanto sembra
    omosessuale e appassionato di computer. Non sappiamo molto sulla sua detenzione,
    invece di fargli un monumento forse lo stanno addirittura tormentando .

    È un eroe o un traditore ? Chi doveva servire il soldato Manning ? L' esercito
    USA o la verità? C'è davvero contraddizione fra le due ? È davvero un danno per
    gli USA il suo coraggioso gesto ?

    Non sarà piuttosto che quel gesto migliora la sicurezza degli USA ? Non
    saranno, invece del soldato Manning, pericolosi gli estremisti Bush Rumsfeld e
    Cheney nascosti nelle elite planetarie ? Le stesse che oggi ci chiedono di
    sopportare più segretezza? Hanno scatenato una guerra contro l' Irak basandosi
    su una bugia.

    Il New York Times ha dedicato un articolo in prima pagina al soldato Manning,
    http://www.corriere.it/esteri/10_agosto_10/soldato-hacker_1bfd4674-a474-11df-81a0-00144f02aabe.shtml
    In questo altro articolo lo stesso giornale della lobby ebraica americana critica la durezza della detenzione del soldato Manning :
    http://www.nytimes.com/2011/03/15/opinion/15tue3.html

    Senza libera circolazione di informazioni politiche non c' è vera democrazia.

    Per ora la risposta è: SALVIAMO IL SOLDATO MANNING. 30-05-2011 13:55 - bozo4
  • Ma perchè ci bombardano?
    Ma perchè uccidono un "amico" come Arrigoni?
    Ma perchè...
    Ma perchè continuate a pensare che i fanatici islamici ragionino usando la logica occidentale?
    Ma quando vi toglierete gli occhiali dell'ideologia? 28-05-2011 20:14 - Luca Liberale
  • Non è che possiamo ritirarci dopo ogni attentato: in linea di massima, presa una posizione / decisione, giusta o sbagliata che sia, la si porta avanti e si va fino in fondo!

    Oltre tutto, se ogni volta che qualcuno ci attacca subito prontamente levassimo le tende, questo sì che sarebbe un formidabile incentivo ed un invito a nozze, ai malintezionati e/o "insurgents", a raddoppiare se non triplicare gli attacchi / attentati...

    Insomma, non si scappa di fronte ad un nemico, MAI!

    Altro discorso invece è quello relativo all' opportunità o meno di aderire e partecipare o meno alle numerose e diverse missioni militari internazionali: ma questo è tutto un altro discorso, da affrontare e valutare caso x caso... 28-05-2011 19:27 - Fabio Vivian
  • Un minimo di introspezione non ci farebbe male, se non altro servirebbe a stabilire una collocazione precisa del nostro paese nella scena mondiale. Se è vero, come io credo che sia vero che gli stati unti rappresentano un tumore maligno che insidia le sorti della razza umana, allora dobbiamo prendere atto che l'Italia, nelle sue istituzioni e in gran parte dei media, è una delle numerose metastasi che devastando questo pianeta. Smettiamola di impersonare il ruolo degli innocenti mossi da buoni propositi; che senso ha, quando persino da questo giornale si divulgano false notizie, tese a sopprimere chi nella scena internazionale esce fuori dal coro, caro alle forze egemoni che ci stanno preparando il nodo alla gola ? Noi siamo nel giusto, Gheddafi un mostro da eliminare perché stava martirizzando il suo popolo; ma un tiranno, per quanto io possa sragionare, non si preoccupa delle condizioni del suo popolo, di garantirgli un lavoro a tempo indeterminato, una casa a prezzi accessibili, l'acqua gratuita, 50000 dollari di aiuto a fondo perduto quando le coppie si sposano, l'assistenza medica gratuita. I nostri governanti invece, democratici fino al midollo, si stanno facendo in quattro per eliminare questi privilegi, non solo in Libia, ma anche da noi. Poveri coloro che si sono trovati in condizione di non poter scappare dai luoghi in cui hanno preso il potere certi rivoluzionari e poveri noi, indottrinati al punto che non riusciamo a vedere a un palmo dal naso. Che senso ha chiedersi se il nostro intervento in Libano sia giusto o meno, quando è evidente che in ogni luogo, dove abbiamo seguito le direttive dei nostri padroni americani non abbiamo fatto altro che danni, contribuendo all'affermazione di un ordine internazionale che fa ribrezzo. 28-05-2011 18:40 - Carlo
  • A Simone vorrei ricordare che in medioriente se non ci fossero forze internazionali di intermediazione certi risultati di tregua non si sarebbero mai ottenuti. In Libano, così come in Palestina e con l'approvazione di Amman, le forze militari ONU servono eccome! E nonostante certi patti di non belligeranza fra lo stato ebraico e i vicini arabi le tregue sono sempre molto incerte. Non è perché si è di sinistra radicale che bisogna essere perforza pacifisti senza se e senza ma! Del resto io, che sostengo il PdCI, conosco bene il problema avendo, il partito cui simpatizzo, rotto con rifondazione per tali motivi ai tempi della ex jugoslavia appoggiando il governo Prodi; ricordi? Comunque non mi è molto chiaro il concetto di appartenenza alla sinistra radicale ex-comunista caro Simone! Io dei miei ideali ne vado fiero e non metterei proprio quell'ex; in tutta franchezza. -adriano68- 28-05-2011 18:09 - adriano68
  • Il manifesto è un giornale "di sinistra" (il che non significa nulla, lo so, ma dico così per farla breve) che, addirittura, si dice "comunista". Ci si può quindi aspettare che i suoi lettori siano o dicano di essere, quasi tutti o per la maggior parte, "di sinistra".

    Ecco perché la lettura di molti dei commenti alla domanda "Italiani in Libano, è giusto ritirarli?" è come una (triste) conferma del senso di assenza e di vuoto che pervade la (quasi sempre nulla più che sedicente) "sinistra" nostrana e del suo completo smarrimento.

    C'è chi parla in termini di "confini" e "paesi" e di "interessi" da difendere, c'è chi parla di "spostare" le "missioni di pace" (sic!) dove c'è più "bisogno", c'è chi parla appunto di "missioni di pace", c'è chi parla di soldati per evitare le guerre, c'è chi parla di "forza di interposizione", e così via. Manca solo di leggere di qualcuno che parla di "intervento umanitario" o di "uso legittimo della forza per abbattere dittature e instaurare le libertà democratiche" o di "guerra giusta"...
    E in alcuni interventi si valuta l'opportunità degli interventi militari rispetto alla "convenienza" politica o elettorale nel piccolo e misero palcoscenico della politica (?) italiana...

    Insomma, la cosa che fa rabbrividire è che, in quasi tutti gli interventi, si ammette o sottointende, implicitamente e talvolta anche in modo esplicito, che in certi casi si possa anche andare a fare la guerra, che ci possano/debbano essere gli eserciti, e che, per "nobilissime" ragioni o in "particolari" circostanze (umanitarie, di emergenza democratica ecc.), si possa anche fare un uso che sia "legittimo" degli armamenti da parte di stati singoli o "associati"...

    E questa sarebbe "la sinistra"?

    I poteri economici e statali sono oppressivi per definizione e la guerra, qualsiasi guerra, è sempre CONTRO i popoli che le combattono (anziché rifiutarsi e rivoltarsi contro chi li sta arruolando), produrre armi o usarle è sempre a esclusivo vantaggio dei poteri e dei potenti che producono e commerciano quelle armi e che vogliono far combattere qualche guerra ad altri...

    Guerra e armi, senza possibilità di eccezioni o giustificazioni, non sono MAI "di sinistra" (sempre per farla breve). Sono SEMPRE "di destra". Sono SEMPRE dispositivi di potere, di controllo e di coercizione capitalista, anche (e forse ancor più) oggi, nella sua forma imperialista globalizzata e finanziaria.

    Che sinistra è una "sinistra" che non solo non capisce tutto questo ma, addirittura, arriva a nutrire il sistema di oppressione e dominio capitalista ammettendo e giustificando armi e guerre? 28-05-2011 17:48 - A
  • Ma perche ci bombardano?
    Non ci si capisce nulla!
    Eppure andiamo la a portate tanto amore e tanto interesse per quelle popolazioni?!
    Io non capisco perche ci odiano tanto.
    Ma non siamo una forza di pace?
    Non siamo con i caschi blu.
    Blu dipinto di blu.
    Come ero felice di andare la giù.
    Portavo pace e amore a tutte le ore...
    Ma un brutto giorno mi hanno fatto volare lassù!
    Volare,ohohoho.
    Nel blu dipinto di blu.Con il caso blu,volavo volavo lassù.
    Volare,ohohohoh....
    A parte i scherzi.Ma non è meglio che ritornino questi ragazzi,prima che li fanno volare la sù? 28-05-2011 16:39 - mauriziomariani
  • L'ONU, come l'ultima vigliacca guerra bombarola dimostra, e' ridotto ad una costosa e ormai anche tragica farsa. Gli interessi dominano e null'altro. Centinaia di risoluzioni contro Israele: tutte disattesee ma nussun tempo per ripensare o valutare le decisioni di quattro nani assetati di fama e petrolio.
    chi controlla i costi dell'ONU?
    I dirigenti ONU viaggiano e si incontrano ad ogni pie' sospinto in varie parti del mondo quando potrebbero benissimo fare videoconferenze. a prezzi altissimi che noi, naturalmente, paghiamo. Come al solito. 28-05-2011 16:37 - Murmillus
  • nel 2006 i caccia F 16,15 ripetutamente hanno bombardato (forse marari anche per sbaglio !!!) l'impostazioni italiane causando la morte dei quatro soldati italiani nonostante decine di avvertimenti all'aviazione israiliana da parte del contingente italiano,comunque succeso quello che c'è stato ,cio'è vuol dire che allo stato israiliano non glie ne fregava un cazzo ,(scusate )questi poveri soldati che non hanno diritto di sparare servono solo fare il bersaglio ,tanto da parte israiliana fanno quello che vogliono senza dare spiegazioni a nessuno, che bella cosa !!!!! 28-05-2011 14:01 - dario
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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