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Domanda del giorno: No Tav, il gioco vale la candela?
«Non arretreremo di un centimetro dalle nostre posizioni e difenderemo dignità e territorio con tutti i mezzi disponibili». Tornano i cantieri in val di Susa e riesplode la protesta dei No Tav, determinati a impedire che si faccia il tunnel che dovrebbe portare il treno in Francia. La lotta dei determinati valsusini fa riesplodere tutte le contraddizioni legate alle cosiddette grandi opere. E pone una serie di questioni rilevanti.
Innanzitutto, si tratta di una giusta protesta contro uno scempio ambientale oppure il gioco vale la candela, nel senso che è preferibile sopportare una ferita a un territorio pur di avere un sistema di trasporto veloce, efficiente e tutto sommato meno inquinante dei tir e delle auto che attraversano quotidianamente la valle e intasano le autostrade? Ancora: si tratta di una lotta a carattere generale (contro le grandi opere e l’idea di "sviluppo" che è legata a essa) o di una versione radikal della cosiddetta Sindrome Nimby (non nel mio giardino)?
Alla fine dei conti, chi ci guadagnerà: i cittadini che potranno arrivare più rapidamente in Francia e a Parigi o le imprese che lucreranno per anni sugli appalti? Infine, i No Tav possono essere considerati un esempio virtuoso di democrazia a chilometro zero?
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Non è un'arteria che permette di distribuire le merci più velocemente, non ha linee di collegamento periferiche adeguate, per cui andrebbe rivisto tutto il sistema dei trasporti, la localizzazione delle industrie a macchia di leopardo non agevolano la diminuzione dei costi e l'aumento della produttività che trova unici responsabili i prestatori di mano d'opera anche grazie alla collaborazione di certe sigle sindacali e ministri del lavoro e delle attività produttive. 29-05-2011 13:23 - Gromyko
Subito va detto che le popolazioni locali hanno da sempre dimostrato una granitica e totale avversione a questa “grande opera”, forse persino al di là di ogni ragionevole dubbio; ergo: un minimo d’ effetto NIMBY ci deve essere per forza!
D’ altro canto, è anche vero che questa opera, così come è stata concepita, è più che discutibile, nel senso che numerosi esperti sottolineano che potrebbe essere sostanzialmente inutile a raggiungere lo scopo per cui è stata ufficialmente progettata, ovvero spostare molto traffico dalla gomma alla ferrovia. Infatti, i costi (esorbitanti!) sarebbero certi, mentre i benefici, futuri ed eventuali, del tutto aleatori… Insomma, potrebbe essere la solita “cattedrale nel deserto”, buona solo x ingrassare i soliti noti affaristi di sempre, ma del tutto ininfluente e sovradimensionata ad arte, utile solo per far spendere (male!) molto denaro pubblico ed esorbitanti fondi europei (che potrebbero essere spesi, invece, per cose molto più utili…).
Politicamente, poi, è un vero paradosso: l’ estrema sinistra, largamente rappresentata nel movimento NO-TAV, di fatto si muove in questo caso come una forza “localista” e, se vogliamo dirlo sperando che non sia considerata una parolaccia, quasi federalista, appoggiando i movimenti valsusini nelle loro convinte rivendicazioni… Mentre chi, come la Lega, dovrebbe presidiare ed appoggiare le forze locali, almeno secondo il noto principio del federalismo, milita invece dell’ altra parte della barricata!
Infine, questa vicenda è anche paradigmatica di un’ altra questione aperta ancora più generale, sempre più importante ad all’ ordine del giorno nelle varie vicende politico-economiche, anche se non necessariamente e puntualmente applicabile al caso in specie: quanto i poteri centrali (nazionali e/o europei) possano prevalere sulle forze locali?… Da un lato, è chiaro che chi “subisce” una certa situazione sulla propria pelle deve poter contare ed essere parte in causa nella decisione e nelle modalità di realizzazione dell’ opera stessa; dall’ altro, sarebbe altrettanto problematica una situazione dove fosse tollerato che eventuali veti locali, magari persino di gruppi veramente minoritari e/o sobillati da forze oscure – non mi riferisco però alla Val di Susa dove l’ avversione alla TAV è genuina e maggioritaria – diventassero dei vincoli ed ostacoli insormontabili alla realizzazione di un’ opera.
Detto in altri termini: quanto una situazione locale può incidere su un (presunto!) maggiore interesse generale? Quanto può essere accettabile che una minoranza, magari solo molto rumorosa, possa fermare un’ opera ritenuta, a torto o a ragione, d’ interesse generale???
E’ chiaro che trovare un ragionevole bilanciamento tra esigente, interessi, preferenze e necessità diversi e (spesso!) totalmente contrapposti è materia “da far tremare le vene ed i polsi”… 29-05-2011 13:19 - Fabio Vivian
Ma davvero qualcuno al manifesto pensa che l'alta velocità serva a decongestionare il traffico merci?
Ma a chi serve arrivare mezz'ora prima?
Ma state scherzando, spero.
E poi venite a chiedere soldi per restare in edicola?
Forse sarebbe più utile un articolo che ci informasse su chi gestisce i cantieri, chi ci guadagnerà, chi da i permessi. Insomma, Informazione. 29-05-2011 09:57 - Mario