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redazione
Anche a Malta si può divorziare. Era ora
Benvenuti in Europa. Da oggi la piccola isola di Malta, avamposto europeo verso sud, ha fatto il primo, decisivo passo per affermare il diritto al divorzio, finora ancora negato ai cittadini maltesi.
Al referendum che si è celebrato ieri hanno prevalso i sì sui no, anche se di misura: 54% contro 46. Potrà sembrare strano, ma nell'anno domini 2011 i cittadini maltesi, chiamati ad esprimersi liberamente sulla possibilità di sciogliere un'unione matrimoniale, si sono mostrati molto indecisi. Nei sondaggi basati sulle dichiarazioni di voto, ben il 24% degli elettori si dichiarava ancora indeciso a pochi giorni dal referendum.
Campagna aggressiva: La campagna della destra contro l'introduzione del divorzio è stata durissima: il Comitato pro-divorzio ha denunciato scorrettezze fino a ieri sera, sostenendo che da parte delle curie locali si facesse pressione per evitare che le persone si recassero alle urne, tanto che era stato chiesto di lasciare i seggi aperti un'ora in più. Possibilità che è stata negata. Ma in questi mesi campagna elettorale la Chiesa aveva fatto di più: cartelloni con scritto "Cristo sì, divorzio no" oppure due grosse forbici che tagliavano di netto l'immagine di una coppia. E poi polemiche e polemiche anche da parte di singoli cittadini praticanti, che però hanno protestato per le prediche troppo aggressive di alcuni parroci durante la messa.
il premier Gonzi: Il premier Lawrence Gonzi, il cui partito è al governo da 25 anni, ha riconosciuto la sconfitta. "La mia personale opinione era diversa, ma ovviamente ci adegueremo alla volontà popolare e predisporremo una legge sul divorzio". Gonzi, in relatà, non è stato affatto neutrale pur lasciando libertà di voto agli aderenti al suo partito
Nascita di un referendum: Tra l'altro i contorcimenti di Gonzi non cominciano oggi. E' stato proprio lui, infatti, a chiamare un refrendum sul divorzio quando un deputato della maggioranza di destra Jeffrey Pullicino Orlando, del partito nazionalista e divorziato, ha presentato una proposta di legge in merito. Proposta rigidissima, per carità: il divorzio si riteneva possibile solo in caso di "frattura irrimediabile", ma poiché la maggioranza, in parlamento, supera l'opposizione solo di un seggio, Gonzi per evitare una sconfitta politica si è rimesso alla volontà popolare. "Oggi si apre una nuova era per lo Stato di Malta, con la definitiva separazione tra Stato e chiesa", ha detto Pullicino Orlando, che naturalmente ha fatto parte del Comitato promotore del referendum. "E' un'occasione per rompere una volta per tutte quella rete di potere politico-religioso che per tanti anni ha controllato e dominato la società maltese", ha detto Everist Bartolo, deputato socialista e anch'egli promotore del referendum.
La sfida: Dopo i festeggiamenti bipartisan si apre la strada, però, a un futuro incerto: è probabile che la proposta di legge parlamentare sarà piuttosto rigida e prevederà una strada verso il divorzio irta di ostacoli per le coppie in crisi. Oggi a Malta è possibile accedere soltanto alla "separazione legale", che non prevede la cessazione né degli obblighi di mantenimento economico né di quelli di fedeltà. E vi si può ricorrere solo in tre casi: adulterio, maltrattamenti e quando il fallimento del matrimonio sia giudicato "irreparabile", una carta solo apparentemente "facile" da giocare, poiché la possono utilizzare soltanto le coppie sposate da almeno quattro anni e quelle in cui uno dei partner abbia abbandonato il tetto coniugale da due.
- cos era ancora un problema di tempari? 31-05-2011 05:21 - luigi
- Non sapevo che Malta fosse cosi' arretrata. 30-05-2011 12:21 - bozo4
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