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Angelo Mastrandrea
Quei Cie vietati ai giornalisti
Lo stato di salute di una democrazia si misura spesso dai particolari. Che in Italia il termometro democratico misuri febbre sempre più alta è reso evidente dai bunga bunga di governo così come dal regime mediatico che consente a un Presidente del Consiglio di andare in tutte le tv a reti unificate a denunciare l'esistenza di complotti mediatici e giudiziari contro di lui. Ma ancora una volta, se vogliamo andare a fondo nella degenerazione, bisogna indossare le lenti dell'entomologo e scandagliare tra le pieghe della società italiana. In particolare, nelle questioni che riguardano il trattamento di chi non può vantare alcun diritto semplicemente perché non è cittadino del nostro paese.
Nello specifico, ci riferiamo al fatto che ai giornalisti è impedito di entrare nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) per immigrati e persino nei Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). Non è una novità, era già accaduto in passato ma alla fine, dopo un appello e qualche protesta, il governo aveva aperto le porte di tutti i centri. Ora che proprio la gestione dell'«emergenza immigrazione» dovrebbe essere la più trasparente possibile, assistiamo invece al passo indietro. Con il paradosso che se, almeno formalmente, per stampa e televisioni è possibile entrare in carcere, i centri per immigrati (che non hanno commesso nessun reato se non quello di sognare una vita migliore lontano dalla loro terra) rimangono delle zone totalmente oscurate, delle piccole Guantanamo all'italiana.
Dall'esplodere delle primavere arabe e dalla crisi libica, il governo Berlusconi ha aperto tre nuovi centri che non sono nulla più che tendopoli recintate con il filo spinato, inaccessibili. Il manifesto ha provato a entrare in tutte ma senza successo, e per avere qualche immagine dell'interno ci si è dovuti accontentare di poche foto scattate da centinaia di metri di distanza. Solo dal Cie di Andolfato, a Santa Maria Capua Vetere nel casertano, sono filtrate abusivamente delle immagini che documentano condizioni di vita al limite della sopportabilità umana, e una «pentita» della Croce Rossa ha raccontato di aver lasciato l'organizzazione per non essere connivente con chi gestisce quel centro. Nei giorni scorsi abbiamo provato a chiedere un permesso per il "vecchio" Cie romano di Ponte Galeria, ma ancora una volta la richiesta del nostro inviato è stata cortesemente respinta con la motivazione che l'accesso è consentito soltanto agli «operatori umanitari».
Ci chiediamo, ancora prima di esigere l'apertura di queste strutture ai giornalisti, cosa si nasconda in queste aree nascoste all'informazione e dunque alla democrazia. Di cosa ha paura un governo non nuovo alle violazioni (impunite) dei diritti dei migranti (quanti rimpatri sono avvenuti senza una verifica più che sommaria dell'età e della provenienza)? Cosa si vuole nascondere all'ombra delle tendopoli dove per migliaia di persone si arena il sogno europeo? Magari nulla, ma è una banalità affermare che il mistero alimenta i peggiori sospetti. La cosa che fa più temere per lo stato di salute della nostra democrazia è però un'altra: che nessuno si adombri per il fatto che possano esistere delle zone d'ombra e che nessuno senta il desiderio di svelarle.
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Ho passato i miei ultimi 40 anni a studiare e lavorare. Ho pagato per ogni grammo di risorsa (fosse acqua, petrolio o grano) che ho utilizzato, e a caro prezzo. Allora i conti non tornano. Qualcuno ha fregato e non sono io. Incolpate pure le multinazionali, ma quel che e' successo in Tunisia prova che anche con la revolucion chi e' morto di fame, tale rimane.
Provare a fare 2 figli invece di 15 no eh?
Comunque sia, se vi sentite in colpa vuol dire che avete la coscienza sporca. Non so di che, ma sta a voi riparare. Io non ho mai rubato nulla a nessuno, e non devo niente a nessuno. A proposito: in tutti i paesi africani in cui ho lavorato ho dovuto entrare col visto o erano guai. Mi sa che voi l'Africa non sapete neppure dove sta. 30-05-2011 16:13 - Luca Guareschi
Questo poveracci affamati,che scappano dalle loro terre desertificate da un capitalismo ingordo, che ha raso al suolo tutti gli alberi e tutte le loro risorse riducendoli a dei miserabbili senza più nulla.
oggi cercano di venire,ma dobbiamo fermarli altrimenti....
Dobbiamo arrestarli e metterli nei campi di concentramento e se qualche giornalista di sinistra,vuole ficcare il suo naso,arrestarlo e togliergli il tesserino da giornalista.
La cosa è seria!
Siamo circondati dai popoli che abbiamo affamato!
Stanno provando a entrare in tutti i modi come al tempo della decadenza dell'impero romano.
Anche allora c'erano i democristriani che lottavano contro i barbari.
Anche allora abbiamo combattuto la barbarie!
Ora se teniamo questa gente nelle loro gabbie,potremo provare a fermare questa invasione barbarica!
Loro vengono perche hanno fame.
Vengono perche noi gli abbiamo creato questa situazione.
Ma se non vogliamo precipitare nella fame anche noi,che queste bistecche rimangano sulle nostre tavole e non si trasformino in riso e fagioli per tutti come a Cuba!
Noi siamo il famoso popolo bianco e abbiamo diritto a mangiare bistecche grasse grasse.
Noi siamo bianchi come Gesù
Certo Gesù avrebbe moltiblicato le bistecche e il vino.
Noi non siamo come lui e il cibo è sufficiente solo per le nostre tavole!
Quindi.....!
Ci vorrebbe un miracolo,ma il DIO denaro,non fa miracoli! 30-05-2011 07:13 - maurizio mariani
anche per capire quali veri progetti ci sono dietro le manovre di invasione
migratoria.
La disponibilità e libera circolazione delle informazioni è il sangue della
democrazia, non è urgente una maggiore attenzione per Assange e il soldato
Manning? Sul tema sembra sceso il silenzio.
Oppure davvero pensiamo che per la nostra sicurezza è meglio lasciare che le
elite planetarie ci nascondano i loro progetti per noi? Se è così buon sonno a
tutti ... 29-05-2011 23:37 - bozo4