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redazione
Draghi: "Crescere, tagli alla spesa pubblica"
«La crescita di un'economia non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze. Gli stessi fattori determinano il progresso di un Paese».
lo ha detto Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia nel suo utlimo discorso - molto atteso - da presidente. Da novembre andrà a dirigere la Banca centrale europea, posto chiave e sicuramente un bel colpo - non solo di immagine - per l'Italia. Ma anche, ovviamente, un posto ben più influente dal punto di vista delle politiche economiche internazionali, proprio mentre il nostro paese rischia di essere "declassato" e travolto dalla crisi.
Declino non ineluttabile: Le considerazioni finali del governatore riprendono il punto un po' da dove era partito, con il suo discorso nel 2006: l'Italia ha le carte in regola per "tornare a crescere". Chiaro che la ricetta del governatore è quella: crescere, crescere, crescere. "E'stata sempre la mia priorità in politica economica", ha spiegato. «Dall'avvio della ripresa, nell'estate di due anni fa, l'economia italiana ha recuperato soltanto 2 dei 7 punti percentuali di prodotto persi nella crisi. Nel primo trimestre di quest'anno il ritmo di espansione è stato appena positivo», ha spiegato Draghi all'Assemblea generale. «Nel corso dei passati dieci anni il prodotto interno lordo è aumentato in Italia meno del 3 per cento; del 12 in Francia, paese europeo a noi simile per popolazione. Il divario riflette integralmente - sottolinea Draghi- quello della produttività oraria: ferma da noi, salita del 9 per cento in Francia. Il deludente risultato italiano è uniforme sul territorio, da Nord a Sud». «Se la produttività ristagna, la nostra economia non può crescere», insiste il Governatore. «Il sistema produttivo- prosegue- perde competitività. Si aprono disavanzi crescenti nella bilancia dei pagamenti correnti. Si inaridisce l'afflusso di investimenti diretti: nel decennio sono entrati in Italia capitali per investimenti diretti pari all'11 per cento del Pil, contro il 27 in Francia». Sulle cause di questa bassa produttività, ricorda Draghi, si è focalizzata molta parte delle ricerca di Bankitalia in questi anni. E il quadro che emerge è chiaro. Ne ho dato conto più volte, in primo luogo in questa sede. Le nostre analisi chiamano in causa- spiega- la struttura produttiva italiana, più frammentata e statica di altre, e politiche pubbliche che non incoraggiano, spesso ostacolano, l'evoluzione di quella struttura«Imprese più grandi: Secondo il governatore sono sostanzialmente due i "cardini" su cui operare in termini di politiche nazionali epr far ripartire il mercato: creare un sistema produttivo che "non sia più basato soltanto su piccole o piccolissime imprese a conduzione famigliare", poiché "esse sono più chiuse all'innovazione tecnologica e alla capacità di gestire un contesto di globalizzazione" come anche di "aggredire nuovi mercati". La flessibilità tipica delle piccole imprese, che in passato ha sostenuto la nostra competitività, «oggi non basta più». . «Una diffusa proprietà familiare - osserva - non è caratteristica solo italiana: lo è invece il fatto che anche la gestione rimanga nel chiuso della famiglia proprietaria».
Riequilibrio della flessibilità: Il governatore è tornato a parlare di precarietà, tema che infiamma il dibattito pubblico anche se non in modo abbastanza convinto le piazze. Che la precarietà strozzi i giovani, ormai è un dato assodato. ma secondo Draghi il problema è che la flessibilità si abbatte soltanto sulle fasce giovanili "nel primo ingresso al lavoro", creando così un "dualismo" con chi è più garantito - e che in genere appartiene alle fasce più anziane. In questo scenario, per Draghi, «riequilibrare la flessibilità del mercato del lavoro, oggi quasi tutta concentrata nelle modalità d'ingresso, migliorerebbe le aspirazioni di vita dei giovani; spronerebbe le unità produttive a investire di più nella formazione delle risorse umane, a inserirle nei processi produttivi, a dare loro prospettive di carriera». Draghi si concentra poi sul fronte delle relazioni industriali, quale strumento uno strumento per «favorire l'ammodernamento e la competitività del sistema produttivo, nell'interesse di tutte le parti». «Sono stati compiuti passi per rafforzare il ruolo della contrattazione aziendale, ma la prevalenza di quella nazionale, l'assenza di regole certe nella rappresentanza sindacale ancora limitano - sottolinea Draghi- la possibilità per i lavoratori di assumere impegni nei confronti dell'azienda di appartenenza; ne attenuano la capacità di influire sulle loro stesse prospettive di reddito e di occupazione».
Riduzione delle tasse: Altro rimedio "old style", anche se certamente un punto che non si può far finta di non vedere (l'Italia è uno dei paesi europei con le tasse più alte) è la riduzione della tassazione "per le imprese e per il lavoro", ha detto Draghi. «Oggi bisogna in primo luogo ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica - dice nel suo intervento - portandolo senza indugi al pareggio». Bisogna allora procedere sia «a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita», sia ridurre «l'onere fiscale che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti».Soldi che andrebbero recuperati combattendo l'evasione fiscale.
Tagli tagli tagli: Il quasi-governatore della Bce porta in valigia un bel paio di forbici. Affidabile sul piano internazionale e apprezzato da tutti anche perché non scorda di sottolineare che "non ci sono scorciatoie" e i "debiti sovrani andranno ripianati", chi accede ad aiutoi lo dovrà fare "secondo regole stringenti". Niente sconti, d'altronde "obiettivo primario" della Bce è "la stabilizzazione monetaria", messa a rischio da un "rischio dic rescita dell'inflazione" e ovviamente da "la crisi del debito sovrano di tre paesi - che rappresentano insieme il 6% del Pil dell'area - ha il potenziale per esercitare rilevanti effetti sistemici". Dunque, per quanto riguarda l'Italia, paese a rischio come già detto, la ricetta di Draghi è: taglia lla spesa. Da questo putno di vista ha mostrato di apprezzare la decisione di anticipare la manovra correttiva a giungo: " Il deficit, quest'anno vicino al 4%, è migliore della media dei Paesi dell'euro, ma il debito pubblico viaggia vicino al 120%. Così - dice Draghi - «appropriati sono l'obiettivo di pareggio del bilancio nel 2014 e l'intenzione di anticipare a giugno la definizione della manovra correttiva per il 2013-14». La manovra dovrà essere «tempestiva, strutturale, credibile agli occhi degli investitori internazionale, orientata alla crescita», perchè così consentirebbe un calo dei tassi sul debito pubblico. Draghi traccia anche il sentiero. Non si possono ridurre gli investimento o aumentare le entrate. Va ridotta allora la spesa che serve alla gestione pubblica «di oltre il 5 per cento in termini reali nel triennio 2012-14, tornando, in rapporto al Pil, sul livello dell'inizio dello scorso decennio». Attenzione però: «non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci» perchè penalizzerebbe le amministrazioni virtuose e «inciderebbe sulla già debole ripresa dell'economia, fino a sottrarle circa due punti di Pil in 3 anni». Serve invece «un'accorta articolazione della manovra, basata su un esame di fondo del bilancio degli enti pubblici, voce per voce, commisurando gli stanziamenti agli obiettivi di oggi, indipendentemente dalla spesa del passato». È quello che i tecnici chiamano spending rewiev.Servizi pubblici, no a privatizzazione: Quanto meno la crisi e il generalizzato ristagno dei salari hanno fatto capire che non ha senso andare anche verso la privatizzazione selvaggia dei servizi pubblici, ma la porta è aperta alla "concorrenza regolata". «La concorrenza, radicata in molta parte dell'industria, stenta a propagarsi al settore dei servizi, specialmente quelli di pubblica utilità», è il richiamo che giunge dal Governatore edi Bankitalia. «Non si auspicano- tiene a sottolineare- privatizzazioni senza controllo, ma un sistema di concorrenza regolata, in cui il cliente, il cittadino sia più protetto». «La sfida della crescita- dice Draghi- non può essere affrontata solo dalle imprese e dai lavoratori direttamente esposti alla competizione internazionale, mentre rendite e vantaggi monopolistici in altri settori deprimono l'occupazione e minano la competitività complessiva del Paese».
Il ruolo delle donne: Siccome è un bravo economista, Mario Draghi non manca certo di dedicare spazio anche ai fattori "collaterali", ma in realtà essenziali, che fanno la cultura dell'impresa e del lavoro di un apese. Si va dalla credibilità delle istituzioni, all'efficienza della giustizia. Ma è inevitabile - soprattutto dopo gli socnfortanti dati dell'Istat diffusi pochi giorni fa - puntare la lente sullo scarso coinvolgimento delle donne nel mondo del lavoro. Più e meglio preparate, le donne trovano più difficilmente lavoro e guadagnano di meno. È quanto sottolinea il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nelle sue Considerazioni finali all'Assemblea generale, spiegando che la scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro è un «fattore cruciale di debolezza del sistema». «Oggi il 60% dei laureati è formato da giovani donne - ricorda Draghi - conseguono il titolo in minor tempo dei loro colleghi maschi, con risultati in media migliori, sempre meno nelle tradizionali discipline umanistiche. Eppure - aggiunge - in Italia l'occupazione femminile è ferma al 46%, venti punti in meno di quella maschile, è più bassa che in quasi tutti i Paesi europei soprattutto nelle posizioni più elevate e per le donne con figli; e le retribuzioni sono, a parità di istruzione ed esperienza, inferiori del 10% a quella maschili».
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I nostri figli oggi sono nati in un deserto dove il cane mangia cane, dove principi umani non esistono più e dove l'unica legge che governa è quella della giungla. Il piccolo commerciante è stato inghiottito dal grande spazio come il capitalismo che si è trasformato in elitarismo aziendale, con il socialismo, messo da parte per il momento fino al prossimo round di tempo. Può essere presto.
I nostri illustri economisti sono riusciti a creare un modello illuminato in cui le economie dei paesi sono legate, imbavagliate ed imbavagliate da alcune istituzioni esterne senza volto, chiamate agenzie di rating o per quelli sfortunati o abbastanza stupidi per hanno aderito all'Euro, da Bruxelles (chi ha detto che gli inglesi erano idioti?). Questa è la prima di esse, dove sono sodomizzati e dopo che sono stati distrutti, la loro agricoltura, pesca e industrie svendute a terzi da generazioni di politici con teste di midollo sempliciotte che sfilano nelle gerarchie dei politici in generale (il caso del Portogallo).
Non c'è alcun modo di venirne fuori, perché è stato distrutto il potere dell'individuo e il diritto all'integrità personale, inghiottiti da organismi senza volto e anonimi così palesemente evidenti quando uno fa una telefonata e venga scandagliata da una macchina, o per mia bontà da qualche povero acaro seduto di fronte a uno schermo di computer, da l'altra parte del mondo che non capisce una parola di quello che stai dicendo. Né voi, nè lui.
Così i nostri cari figli, i cittadini di domani, Benvenuti nel nostro meraviglioso mondo strambo. Non sarà possibile ottenere una formazione decente a meno che non si paga per esso, non sarete in grado di permettervi di andare all'Università ,non essere in grado di ottenere un lavoro, e se lo fate, non tenerlo per cinque minuti, non sarà possibile acquistare la vostra propria casa, la salute diventerà un anacronismo costoso, i denti cadranno, la tua casa sarà svaligiata, prima si informa della questione di fatto da una macchina presso la stazione di polizia che ci sono state rivendicazioni simili quarantasette questa mattina e che l'autore era probabilmente un esiliato albanese che vive in una casa occupata in un palazzo a 500 euro per una settimana , e alla fine della vostra vita, quando la pensione magra (se si ottiene una) non più coprire l'affitto, ti verrà fuori dal vostro orecchio nel bel mezzo della strada.
E no, che non è la fine di esso. Il lampone ultimo che il nostro meraviglioso mondo soffierà nel tuo volto saranno i tuoi discendenti sellati con la bolletta del funerale, per il quale sarete tosati per pagare migliaia di euro per una bara che cinque minuti dopo sono gettate nel fuoco, sarà essere sbattuta e tornare alle pompe funebri per essere rivenduta, sullo sfondo sta chi ridacchia di risate e lo sfregamento delle mani da parte dell'agente del funerale: l'unica persona al mondo con un garantito lavoro.
E onorevoli colleghi, se abbiamo chiesto ai nostri figli oggi se abbiano scelto di essere nati in questa vita di inferno che abbiamo creato, dovremmo essere sorpresi se hanno detto di no? 02-06-2011 09:54 - sveglia parassiti
L'Italia ha (aveva) un interscambio commerciale di oltre venti miliardi di euro con la Libia alla quale era unita da un metanodotto ed una quantità enorme di affari riguardanti migliaia di operatori economici grandi, piccoli, piccolissimi. Stupisce l'assenza di riferimento alla guerra di Libia dalla relazione come se si trattasse di un evento che non avrà alcuna ripercussione sui dati macroeconomici analizzati.
La Fiat ha deciso di investire i suoi capitali negli USA e praticamente di americanizzarsi. Si può dire che si potrebbe chiamare benissimo Chrisler e non più Fiat. L'investimento è di 10 miliardi di euro che saranno sottratte alle aziende italiane che vengono ridimensionate o chiuse (termini imerese). C'è un fenomeno esteso di deindustrializzazione dei distretti economici più importanti. La cantieristica decide di chiudere.Sembra che l'Italia debba cessare di essere un paese industrializzato che partecipa con settori fondamentali alla divisione internazionale del lavoro. Ebbene tutto questo viene ignorato o soltanto accennato senza però alcuna enfasi e senza la giusta drammatizzazione che alcuni fenomeni richiedono.
Si accenna alla questione della concorrenza senza dire che le liberalizzazioni seppur timidissime fatte dal Ministro Bersani sono state presto trascurate e che non esiste alcuna concorrenza in settori essenziali come l'energia, i medicinali, le assicurazioni, le spese di notariato. Tutto avviene in regime di monopolio e le privatizzazioni si limitano a privatizzare servizi che agiranno in regime di monopolio con semplice passaggio di gestione dal pubblico alla speculazione privata.
In un discorso tenuto qualche tempo fa in una Università delle Marche il Governatore aveva detto cose gravissime sul precariato e sulle sue conseguenze nefaste sul futuro della Italia. Questo tema ritorna nella relazione con timidezza sub specie flessibilità che non viene contestata e che quindi riscuote l'apprezzamento positivo della Confindustria.
Si dice che il declino per l'Italia non è inevitabile. Ma il declino c'è già per venti milioni di lavoratori le cui condizioni sono diventate premoderne e pesantissime e che guadagnano meno di quanto hanno bisogno per vivere. Soltanto sommando più salari in una famiglia è possibile vivere come un metalmeccanico tedesco con il suo solo salario.
Non aggiungo altro su questa relazione fatta per i notabili della Penisola con l'occhio al possibile commento del Financial Times. Una delle relazioni più omissive che si siano lette in questi ultimi anni. Non dubito che il Governo ne sarà contento. 01-06-2011 02:27 - pietro ancona
Il suo sarebbe veramente un ottimo programma di governo, di gran lunga il migliore su piazza!!!
Purtroppo (per noi, ma molto meglio per l' Europa!!!) tra breve andrà a dirigere la BCE...
Quando si dovrà trovare un ( si spera degno!) sostituto alla sua importante carica, temo ci sarà da ridere, anzi dovrei dire da piangere!
Speriamo solo che non si applichi anche alla Banca d' Italia l' orrendo e folle "spoil system" para-politico che talvolta abbiamo visto in passato per altre importanti Istituzioni Pubbliche e che almeno per un' altra volta la logica del merito e della competenza finiscano x prevalere... 31-05-2011 22:17 - Fabio Vivian
La ricetta di Draghi possiede una caratteristica fondamentale che balza agli occhi di chiunque : contiene così tanti ingredienti mescolati tra loro, per cui nessuno potrebbe dire se complessivamente darebbe origine ad una pietanza commestibile o velenosa ……
Certo : aumentiamo la produzione così saranno aumentate le retribuzioni ……….
Oggi lavoriamo solo otto ore al giorno ad una determinata velocità, domani dovremo aumentare la velocità di produzione ed ovviamente anche la qualità dei prodotti, dopodomani dovremo lavorare 9 ore al giorno continuando ad incrementare qualità e quantità di prodotti ….. arriveremo al punto in cui i Giapponesi immetteranno nel mercato i ROBOTS che potranno sostituire gli umani in qualsiasi tipo di lavoro ed a quel punto i lavoratori in carne ed ossa non saranno più necessari e potranno essere eliminati ………
La ricetta risolutiva è un’altra ed è semplicissima : distribuzione e redistribuzione della ricchezza, con una precisazione : noi non vogliamo i “loro” Neurodollari ………. 31-05-2011 21:59 - Neurodollari