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FUORIPAGINA
04/06/2011
  •   |   redazione
    Le "primavere arabe", convegno internazionale

    ENGLISH (pdf) - FRANÇAIS (pdf)

     

     

    Le primavere arabe del 2011 sono state definite l’equivalente per l’Africa del nord e il Medio Oriente di ciò che fu la caduta del muro di Berlino per l’Europa nel 1989. Se questo paragone vale almeno un po’, la nuova dinamica cambia tutte le carte in tavola non solo per questi paesi, i loro regimi in crisi e le loro società, ma anche per l’intero Occidente.

    È il motivo per cui sentiamo il bisogno di un colloquio in cui voci europee ed arabe (con una prevalenza di queste ultime per evitare ogni paternalismo) s’incontrino e interagiscono sui problemi irrisolti che i recenti movimenti hanno fatto emergere. 

    Lo scopo del convegno è non di esprimere un (assai improbabile) consenso, ma di confrontare ipotesi alternative e perfino opposte. Perciò la ventina di relatori che partecipano all’incontro è stata invitata con il criterio della più ampia rappresentatività geografica e politica.


    Il convegno si terrà a Roma a giugno, inizierà il pomeriggio di giovedì 9, proseguirà per tutto il venerdì 10, e si concluderà il sabato mattina, 11 giugno. Consisterà quindi di quattro sessioni, ciascuna di mezza giornata.

    Ogni sessione sarà dedicata a uno dei quattro temi seguenti:

     

     

    1) Il protagonismo delle donne, straordinario (e in parte inatteso). Di solito fede religiosa (schematizzata nel “velo”) e attivismo democratico sono considerati incompatibili. Invece a Piazza Tahir si sono viste manifestare insieme per la democrazia donne col hejjab e donne senza. È forse giunto il momento di correggere la visione semplicistica delle donne arabe?


    2) Islam politico o politica nell’Islam? Secondo la vulgata occidentale, la stragrande maggioranza delle popolazioni arabe sarebbe integralista se non vi fossero regimi autoritari a mantenerle laiche: la corruzione e il dispotismo di questi regimi sarebbero solo il prezzo da pagare per il loro laicismo. Oggi questo paradigma sembra in crisi. Ma si può davvero parlare di fase “post-fondamentalista” come fanno molti in Tunisia ed Egitto? O l’integralismo gioca dietro le quinte e si prepara a riconquistare l’egemonia in una nuova versione? Il “modello turco” agisce per davvero o è solo un cavallo di Troia?


    3) I giovani. Chi sono queste nuove generazioni arabe? Come si percepiscono e si configurano rispetto alla comunità globale creata dalle nuove tecnologie rispetto alla disoccupazione e all’assenza di prospettive? Quanto contano nello strutturarsi dell’opposizione giovanile le nuove tecnologie comunicative come Internet, e i social networks come Facebook o i servizi di microblogging come Twitter? Quanto ha pesato nella formazione della protesta giovanile una tv come Al Jazeera?


    4) Modernizzazione capitalistica. Questi moti sembrano rivendicare una cittadinanza nel mondo globalizzato. Le primavere arabe possono forse essere lette come il tentativo di adeguare la rappresentazione politica alla struttura sociale e alla nuova realtà economica? Come interpretare la rivendicazione dei diritti che sembra essere comune ai diversi movimenti?

     

    Programma

     

    Relatori

     

    Program (english)

     

    Panelists (english)

     


I COMMENTI:
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  • possiamo scendere anche contro le guerre per favore gia che ci siamo, non e difficile le bandiere le abbiamo ancora....Agnoletto è impegnato a genova e con il suo nuovo libro,non puo fare tutto.io pensavo di sventolare la bandiera fuori dalla macchina ma da sola....e poi bisogna andare contro le speculazioni finanziarie il problema e li ce lo dobbiamo ficcare in TESTA 05-06-2011 10:49 - bertolda
  • La rivendicazione del diritto di guidare automezzi delle donne saudite mi ha
    dato per la prima volta certezza che nelle rivolte arabe c' è del buono, e che
    il mondo arabo ha una opportunità di iniziare un riscatto che lo potrebbe
    portare ad essere una vetta di civiltà. 05-06-2011 10:43 - bozo4
  • anche se la ragazza ha un velo rosso, ne avrei preferito una senza, nelle rivoluzioni in corso si è aperto uno scontro tra laici e islamisti, che non hanno partecipato alla rivoluzione ma che ora cercano di approfittare della situazione per imporre la loro visione della religione e del conservatorismo politico 05-06-2011 07:39 - giuliana sgrena
  • cosi diventeranno dei nuovi paesi
    da prendere di mira con le speculazioni finanziarie degli anni futuri; pero prima si devono mettere al passo con il mondo occidentalizzato.l importante che se sono sciiti non stiano dalla parte dell Iran.questo sara il prezzo della occidentalizzazione,gli verra persino perdonato di essere mussulmani e magari poi non si schiereranno piu con i loro fratelli palestinesi.perr la felicita di israele... 04-06-2011 22:35 - metodo gene sharp
  • un'idea davvero eccellente. Lavoro in Sudan, Paese toccaro solo marginalmente dal fenomeno del "risveglio". La repressinone qui e'spietata e stronca ogni tenmtativo di organizzazione di dissenso. L'interesse dei giovani e della timida opposizione e' comunque palpabile. Certo ci sono enormi problemi e probabilmente altre priorita'. Ma l'attesa e' tanta nonostante tutto. E' bene e giusto capirne un po' di piu' di queste realta' troppo poco conosciute e spesso, anche in occasioni come queste, trattate con eccessiva sufficienza. 04-06-2011 21:04 - gianni
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