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Argiris Panagopoulos
Atene nel precipizio
La Grecia precipita verso elezioni anticipate, spinta da una rivolta popolare senza precedenti e dall'incapacità dei due maggior partiti, i socialisti di Papandreou e i conservatori di Samaras, di formare un governo di coalizione. E piazza Syntagma resta piena di gente per nulla intimorita dai lacrimogeni e dai gas al peperoncino della polizia né dalle pietre lanciate dai «soliti ignoti» che agiscono tra agenti in borghese e presunti anarchici.
Ieri sera il premier Papandreou nella riunione del suo gruppo parlamentare aveva trovato tanti deputati demotivati, dopo le dimissioni di due loro colleghi. Papandreou ha chiesto ai suoi parlamentari la fiducia per il nuovo governo che presenterà nelle prossime ore, promettendo una soluzione complessiva della crisi greca con un «nuovo prestito mammut».
Proprio nelle ore in cui tutti s'aspettavano la caduta di Papandreou, i suoi deputati sono andati a votare in Commissione finanze il «programma intermedio» che prevede tagli per 28 miliardi di euro per il 2012-2015. Misure che secondo l'Istituto del Lavoro del sindacato del settore pubblico Adedy porteranno la disoccupazione al 22-23% entro la fine dell'anno.
Ministri e deputati del Pasok (il partito «socialista» al governo) hanno fatto dichiarazioni durissime contro le pressioni per far cadere il governo utilizzando «la paura di un nuovo 1965», quando una pugno di deputati dell'Unione di Centro fecero cadere il governo del nonno di Papandreou aprendo la strada all'instabilità politica e alla dittatura dei colonnelli (1967-1974). E lo stesso presidente della repubblica, il socialista Papoulias, ha avvertito le forze politiche di non trasformare la crisi economica in crisi della democrazia. Tutte mosse che hanno scongiurato un crollo immediato dell'esecutivo, dopo le dimissioni di due deputati socialisti dell'area dei «tecnocrati e modernizzatori» dell'ex premier Simitis, che reclamavano l'unita nazionale.
Ieri il Fondo monetario internazionale si è detto pronto ad aiutare subito la Grecia con la quinta tranche di aiuti (12 miliardi di euro), mentre la Germania e gli altri partner dell'eurozona hanno annunciato che decideranno solo a metà di luglio se concedere un nuovo prestito (fino a 120 miliardi di euro). L'intenzione della Commissione Europea è di discutere il secondo pacchetto di finanziamento della Grecia durante l'Eurogruppo di dopo domani e di farlo passare l'11 Luglio, nell'ultima riunione dell'Eurogruppo prima dell'estate.
Il leader di Nuova democrazia Samaras ha chiesto ieri per la prima volta apertamente le elezioni, dopo il fallimento, l'altro ieri, della formazione di un governo di coalizione col Pasok, e dopo che i sondaggi danno i conservatori in testa.
A favore del voto subito sono anche i tre maggiori gruppi della frantumata sinistra greca. La segretaria del Kke Papariga ha rifiutato qualsiasi idea di un rimpasto di governo durante una manifestazione dei comunisti a piazza Omonoia, poche centinaia di metri da Syntagma, dove decine di migliaia di «Indignati» chiedevano di nuovo a Papaldreou e al Fmi di andarsene. Le dichiarazioni dure di Papariga contro gli «Indignati» hanno creato un nuovo vuoto tra il Kke e il resto dei movimenti, col partito comunista che segue la linea di isolamento dalle altre forze politiche e sindacali di sinistra e democratiche.
Il presidente di Syriza e di Synaspismos, Alexis Tsipras, ha chiesto le elezioni anticipate, mentre le diverse componenti della coalizione di sinistra sono una delle tante anime del movimento degli «Indignati» e ne rispettano l'autonomia e le decisioni, considerando che può rappresentare un punto di riferimento per tanti cittadini che vogliono dimostrare il rifiuto della politica di Papandreou e della troika. Per il voto anche Kouvelis, del nuovo partito moderato Sinistra democratica.
Le elezioni potrebbero rappresentare una vittoria degli «Indignati», che preparano una grande manifestazione per il 19 Giugno, mente i risultati delle elezioni politiche in Portogallo e delle amministrative in Spagna hanno seminato dubbi sulle possibilità che la sinistra possa raccogliere i frutti della protesta. La sensazione che la crisi greca rappresenti solo la punta dell'icebrerg dell'incapacità dell'Europa di affrontare la cosiddetta «crisi del debito» guadagna terreno ad Atene dopo i primi segni che l'Irlanda e il Portogallo avranno bisogno di un secondo prestito per pagare il primo alla troika.
E i disordini dell'altro ieri hanno creato molti problemi al movimento degli «Aganantismenoi» (Indignati), perché non sanno come affrontare le provocazioni della polizia e da violenza di certi gruppi che si autodefiniscono «anarchici».
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Siete nati per dividere la sinistra di classe e in quella strada state proseguendo dritti.
Viva il KKE! 23-06-2011 11:33 - qwerty
Gli USA sono sotto pressione da sempre. Naturalmente, non le classi alte ... come in Grecia. 18-06-2011 22:01 - bozo4
abbiamo indirettamente giocato tutti, ma soprattutto le classi sociali alte. Nel
Settembre 2008 ha fatto il botto economico più grande di tutti i tempi perché il
totale dei titoli spazzatura (= patrimonio che non esiste ma scatena guerre)
aveva raggiunto la cifra di 600 mila miliardi di dollari ; sì avete letto bene,
100 mila dollari per essere umano compresi bambini e carcerati.
Se chiedo un prestito per aprire un bar quanto pago di interessi ? 10% ? 20% ?
Gli investor puntano i loro soldi su un sistema che presta i soldi a strozzo; le
vincite sono private, mentre le perdite sono state statalizzate = scaricate sui
popoli. Dopo il botto si sono ritrovati le casse vuote, si sono ribbellati e
così gli Stati gli hanno ripianato le perdite congelando i loro crediti marci in
gigantesche Bad Bank che stanno lì in attesa che un esercito di schiavi lavori
per anni per gli investor trombati del 2008.
I candidati a schiavi siamo tutti noi delle classi basse o medie compresi i
lavoratori stranieri, mandati da noi a milioni allo scopo di dividere le
maestranze con barriere linguistiche e soprattutto di mentalità e anche così
abbassare il costo del lavoro. E la €x-sinistra europea ha appoggiato tutto
questo.
La soluzione della crisi economica non è abbassare la vita alle classi medie e
basse di Grecia Italia Spagna etc ; bensì mandare il conto alle sempre più
costose classi alte, che insieme con i politici che non hanno sorvegliato sono i
primi responsabili del credit crunch .
Appoggiamo la lotta del popolo greco (classi alte escluse), la prossima nel
mirino delle agenzie di rating (le stesse che consigliavano di puntare su Lehman
Brothers) è l'Italia : http://www.corriere.it/economia/11_giugno_17/moodys-taglio-rating-italia_3e2e4240-9918-11e0-bb19-8e61d656659c.shtml
Per questi motivi diciamo no all' immigrazione di massa e ai salvataggi a
strozzo del FMI. 18-06-2011 10:25 - bozo4
Quello che ha scritto Fabio si potrebbe riscrivere così: Ma chi lo paga il gigantesco debito americano??? Dopo decenni di spese folli, bilanci truccati, livello di vita ben al di sopra del possibile, i nodi sono arrivati al pettine!
Ci sono delle differenze a livello economico (la Grecia è molto più indebitata degli Stati Uniti) o e solo una questione di chi si può permettere di dire "Non pago" e chi no? 18-06-2011 09:56 - Giorgio
Ma che lo paga il gigantesco debito greco???
Dopo decenni di spese folli, bilanci truccati, livello di vita ben al di sopra del possibile, i nodi sono arrivati al pettine!
La cura? Tagli durissimi allo stato sociale, aumenti di tasse, privatizzazioni, fine dell' impiego statale improduttivo a vita e dell' assistenzialismo più sfrenato (ricorda qualche altro paese, per caso???)...
E' chiaro che la disoccupazione, la povertà, ecc. colpiscono le classi popolari tout-court in maniera feroce e pochi si salvano.
Il problema vero però è un' altro: servirà questa "cura" da cavallo a guarire il malato? Oltre tutto, questo malato è ancora nelle condizioni di poter guarire?
Di fatto il paese è già tecnicamente fallito, ovvero il famigerato default già c' è (d' altra parte, nessun paese può pagare il 28% d' interesse sui propri bond!!!).
Resta solo da capire se le varie alchimie finanziarie permetteranno alle banche europee d' evitare di pagare il fallimento greco anche nei loro bilanci (che non sono nemmeno più così floridi come pochi anni fa...).
Quindi, se anche ci fossero nuove elezioni, siamo sicuri che il nuovo governo greco potrebbe fare una politica in qualche misura diversa dall' attuale??? 18-06-2011 09:08 - Fabio Vivian
devono finirla di spremerci..è finita..non si puo vivere per i soldi ,e bisogna iniziare anche a lavorare meno e tutti..e bisogna parlare e convincere tutti ,,i paurosi,quelli che hanno paura della loro ombra ...ragazzi ce la facciamo... 17-06-2011 20:38 - lulu