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FUORIPAGINA
17/06/2011
  •   |   Argiris Panagopoulos
    Atene nel precipizio

    La Grecia precipita verso elezioni anticipate, spinta da una rivolta popolare senza precedenti e dall'incapacità dei due maggior partiti, i socialisti di Papandreou e i conservatori di Samaras, di formare un governo di coalizione. E piazza Syntagma resta piena di gente per nulla intimorita dai lacrimogeni e dai gas al peperoncino della polizia né dalle pietre lanciate dai «soliti ignoti» che agiscono tra agenti in borghese e presunti anarchici. 
    Ieri sera il premier Papandreou nella riunione del suo gruppo parlamentare aveva trovato tanti deputati demotivati, dopo le dimissioni di due loro colleghi. Papandreou ha chiesto ai suoi parlamentari la fiducia per il nuovo governo che presenterà nelle prossime ore, promettendo una soluzione complessiva della crisi greca con un «nuovo prestito mammut». 
    Proprio nelle ore in cui tutti s'aspettavano la caduta di Papandreou, i suoi deputati sono andati a votare in Commissione finanze il «programma intermedio» che prevede tagli per 28 miliardi di euro per il 2012-2015. Misure che secondo l'Istituto del Lavoro del sindacato del settore pubblico Adedy porteranno la disoccupazione al 22-23% entro la fine dell'anno.
    Ministri e deputati del Pasok (il partito «socialista» al governo) hanno fatto dichiarazioni durissime contro le pressioni per far cadere il governo utilizzando «la paura di un nuovo 1965», quando una pugno di deputati dell'Unione di Centro fecero cadere il governo del nonno di Papandreou aprendo la strada all'instabilità politica e alla dittatura dei colonnelli (1967-1974). E lo stesso presidente della repubblica, il socialista Papoulias, ha avvertito le forze politiche di non trasformare la crisi economica in crisi della democrazia. Tutte mosse che hanno scongiurato un crollo immediato dell'esecutivo, dopo le dimissioni di due deputati socialisti dell'area dei «tecnocrati e modernizzatori» dell'ex premier Simitis, che reclamavano l'unita nazionale. 


    Ieri il Fondo monetario internazionale si è detto pronto ad aiutare subito la Grecia con la quinta tranche di aiuti (12 miliardi di euro), mentre la Germania e gli altri partner dell'eurozona hanno annunciato che decideranno solo a metà di luglio se concedere un nuovo prestito (fino a 120 miliardi di euro). L'intenzione della Commissione Europea è di discutere il secondo pacchetto di finanziamento della Grecia durante l'Eurogruppo di dopo domani e di farlo passare l'11 Luglio, nell'ultima riunione dell'Eurogruppo prima dell'estate.
    Il leader di Nuova democrazia Samaras ha chiesto ieri per la prima volta apertamente le elezioni, dopo il fallimento, l'altro ieri, della formazione di un governo di coalizione col Pasok, e dopo che i sondaggi danno i conservatori in testa.
    A favore del voto subito sono anche i tre maggiori gruppi della frantumata sinistra greca. La segretaria del Kke Papariga ha rifiutato qualsiasi idea di un rimpasto di governo durante una manifestazione dei comunisti a piazza Omonoia, poche centinaia di metri da Syntagma, dove decine di migliaia di «Indignati» chiedevano di nuovo a Papaldreou e al Fmi di andarsene. Le dichiarazioni dure di Papariga contro gli «Indignati» hanno creato un nuovo vuoto tra il Kke e il resto dei movimenti, col partito comunista che segue la linea di isolamento dalle altre forze politiche e sindacali di sinistra e democratiche. 


    Il presidente di Syriza e di Synaspismos, Alexis Tsipras, ha chiesto le elezioni anticipate, mentre le diverse componenti della coalizione di sinistra sono una delle tante anime del movimento degli «Indignati» e ne rispettano l'autonomia e le decisioni, considerando che può rappresentare un punto di riferimento per tanti cittadini che vogliono dimostrare il rifiuto della politica di Papandreou e della troika. Per il voto anche Kouvelis, del nuovo partito moderato Sinistra democratica. 
    Le elezioni potrebbero rappresentare una vittoria degli «Indignati», che preparano una grande manifestazione per il 19 Giugno, mente i risultati delle elezioni politiche in Portogallo e delle amministrative in Spagna hanno seminato dubbi sulle possibilità che la sinistra possa raccogliere i frutti della protesta. La sensazione che la crisi greca rappresenti solo la punta dell'icebrerg dell'incapacità dell'Europa di affrontare la cosiddetta «crisi del debito» guadagna terreno ad Atene dopo i primi segni che l'Irlanda e il Portogallo avranno bisogno di un secondo prestito per pagare il primo alla troika. 
    E i disordini dell'altro ieri hanno creato molti problemi al movimento degli «Aganantismenoi» (Indignati), perché non sanno come affrontare le provocazioni della polizia e da violenza di certi gruppi che si autodefiniscono «anarchici». 


I COMMENTI:
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  • Dunque facciamo il punto della situazione: il popolo portoghese e quello
    islandese hanno già detto "no grazie" all' aiuto fraterno brezneviano offerto
    dagli usurai di Wall Street. Se tutto va bene i Greci li seguiranno. Forse
    questo convincerà anche i troppo miti Irlandesi a dire no anche loro. Poi ci
    potremmo unire noi Italiani.

    Stanno cercando di far pagare al popolo i debiti di gioco degli investor ( =
    usurai ) di Wall Street, congelati in gigantesche Bad Bank.

    Ci ricattano dicendo che o diventiamo schiavi o si abolisce la UE. Se UE
    significa schiavitù allora ha subito una mutazione, ha tradito lo spirito dei
    padri fondatori.

    Prendiamo esempio dai Tunisini, diciamo di no. 17-06-2011 17:13 - bozo4
  • Gliavvoltoi della finanza internazionale e dei poteri occulti vola in circolo sulla Grecia. 17-06-2011 16:13 - Murmillus
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