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Iaia Vantaggiato
Vendola: "Ha vinto la politica"
Che qualche tensione corra sotto pelle anche dentro l'apparentemente monolitica Sinistra Ecologia e Libertà è noto. E del resto basta dare un'occhiata al sito dove - a seguito dell'intervista al Corsera in cui il presidente della Regione Puglia sembrava strizzare l'occhio a una qualche forma di liaison con il Pd - sono corse stilettate in piena regola tra Claudio Fava e Gennaro Migliore. Ma non è questo il tema della prima Assemblea nazionale di Sel dopo l'uno-due delle amministrative e dei referendum. Quasi non è nemmeno un argomento periferico tanto che Vendola liquida la questione con due parole persino un po' sprezzanti: «Non vorrei ritrovarmi per la seconda volta a fondare un partito per poi essere accusato di volerlo sciogliere». Punto e basta, morta lì.
L'urgenza oggi è tutt'altra. Bloccare la tentazione di dar vita a una qualche ammucchiata, anticamera questa di una tentazione ancora peggiore. Quella di creare una maggioranza alternativa con la Lega e Tremonti per affrontare i sicuri disastri della manovra economica e per rimaneggiare non si sa come la legge elettorale.
Sel, assente del Parlamento, non può far nulla per bloccare la manovra in Aula. Però fuori può farsi sentire. E Vendola non si fa pregare. Prima, con toni più tranquilli dal palco, poi, di fronte alle tv con un affondo in piena regola boccia senza appello ogni idea di intesa con i leghisti: «Sono il peggio della destra. Sono quelli che hanno sdoganato il razzismo. Con loro non è possibile alcun dialogo».
E Tremonti? Non ne parliamo neanche. Del berlusconismo - della «rivoluzione passiva» che è stato il berlusconismo - il ministro dell'economia è stata la faccia peggiore. Neppure con lui è possibile ipotizzare alleanze, neppure quelle transitorie tipiche dei governi di unità nazionale. «La Lega e Tremonti non sono due anomalie del centrodestra, ne sono piuttosto l'asse portante». Parole rivolte tutte e solo al leader del Pd la cui apertura alla Lega è per Vendola «incomprensibile».
Dalla Conferenza nazionale di Genova - e prima di partire per la festa della Fiom a Bologna dove l'attende proprio un confronto con Vendola e Di Pietro - Bersani replica piccato: «Dialogo a apertura con la Lega? Chi dice che non capisce non capisce davvero. La nostra è una sfida. Il manifesto con la spada di Alberto da Giussano in giù l'abbiamo fatto noi, non Sel». Non proprio un fulgido esempio di eleganza ma Bersani lo rivendica.
Vendola si affretta a buttare acqua sul fuoco e si dichiara lieto per «il chiarimento e la correzione» anche se poi aggiunge che a non aver capito «eravamo in tanti». Ma sono cineserie d'obbligo perché se davvero oggi a Pontida Bossi passerà il guado e, chiedendo l'impossibile, aprirà di fatto la crisi, i manifesti (e gli impegni) di Bersani si scioglieranno come neve al sole e la partita intorno alla formazione di una nuova maggioranza sarà tutta da giocare.
La posta in gioco, per Sel, sarebbe altissima non solo perché Vendola sinceramente e non da ora non ha mai coltivato fantasie di possibili abbracci con i xenofobi di via Bellerio e tanto meno con Tremonti. Ma soprattutto perché un eventuale governo tecnico o di transizioni avrebbe di fronte a sè fondamentalmente due compiti: la manovra, appunto, e la legge elettorale. Una prospettiva che certo non rientra tra i desiderata di Vendola cui alle elezioni converrebbe invece andare con questa legge elettorale, una legge che gli garantirebbe lo spazio per le primarie di coalizione.
Ma siamo già a domani. Per restare all'oggi e dopo l'ennesima battuta a Bersani - «Combattere il leaderismo è giusto ma non vorrei che la faccenda si riducesse a una gara tra leader per chi è il più antileaderista» - Vendola conclude in crescendo. Non è vero, ripete più volte, «che si vince al centro e i referendum e le amministrative l'hanno dimostrato perché tutte le destre hanno perso, anche quelle collocate al centro e a sinistra». Dove e quando si vince, allora? Si vince quando la politica e la vita si riconnettono, quando il diritto all'ingerenza viene rivendicato e quando l'annuncio di cambiamento è prospettiva di felicità.
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d'accordissimo con te.
E' perfino irritante la pretesa di Vendola di fondare una politica sul carisma personale.
E i risultati per SEL si vedono: voti alle personalità ma non al partito (vedi Pisapia e Zedda). 20-06-2011 13:04 - ermodoro
fatto si risolve in maniera molto semplice: si mandano in galera gli usurai di
Wall Street. 20-06-2011 10:32 - bozo4
State invecchiando. 20-06-2011 09:26 - Fabio
e io penso che non sarà una bella cosa ;e se non volevamo morire democristiani prima, berlusconizzati dopo, non vogliamo morire neanche nella confusione del pd o come si chiamerà dopo. 20-06-2011 08:57 - angelo
http://www.federazionedellasinistra.com/federazione/?p=4994
e se c e qualche politico ingrado di farlo 20-06-2011 08:05 - lia
urge psichiatra.. 20-06-2011 07:10 - lia