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FUORIPAGINA
20/06/2011
  •   |   Cinzia Gubbini
    Bibli chiude i battenti dimenticata dalla politica

    I libri, disposti con cura e amore. E gli incontri con tutti i più importanti scrittori italiani e stranieri, con una particolare attenzione per quelli emergenti. E ancora la musica. E poi, gli appuntamenti dedicati ai bambini, perché in questa libreria la letterattura dell'infanzia non è mai stata dimenticata in un angolo.

    Ma anche la caffetteria, primo posto in cui si poteva unire il gusto del libro al gusto di una bevanda calda, e anche il pranzo, un brunch da consumare in compagnia, d'estate in un terrazzino circondato da piante verdi. E anche uno dei primi luoghi aperti in cui si poteva andare a scaricare l'e-mail, quando internet non era già entrato in tutte le case e di "phone center" ce ne erano veramente pochi.

    In generale, un porto sicuro, un luogo di produzione di cultura e di idee, un bello scorcio del quartiere Trastevere e un bello squarcio nella vita culturale romana che conosce alti picchi e medie mediocrità. E' stato tutto questo la libereria Bibli per chi vive a Roma e per chi ci viene di passaggio. Un punto di riferimento non troppo di nicchia, un posto in cui l'etichetta di "indipendente" non ha mai fatto rima con trasandatezza, ma al contrario con qualità.

     

    E ora la libreria Bibli chiude i battenti. Incredibile ma vero, il 30 giugno è la data stabilita per togliere il disturbo.

    In effetti sembra proprio che di disturbo si tratti. O meglio, pare proprio che il  destino d questa libreria non stia a cuore a nessuno tra quelli che governano la città. Il motivo della chiusura, infatti, è incredibile. La proprietaria dei "muri" della libreria ha deciso di aumentare l'affitto. Ma non di raddoppiarlo, bensì di tripicarlo: da 5 mila euro al mese si passa a 14 mila euro al mese. Impossibile "campare" per chi lavora con i libri, soprattutto per chi li vende - gli introiti, in questo campo, si fanno al massimo con la distribuzione - e oltretutto se si cerca di farlo fuori dai circuiti commerciali e dalle grandi "etichette". "Le librerie indipendenti sono destinate a chiudere", dice Gabriella Maggiulli, una delle due fondatrici di Bibli, riferendosi non solo al proprio progetto ma a tutti gli altri. Un'avventura la sua nata nel 1995 e che ora si sta chiudendo: "Ma non rimpiango nulla - assicura - è stata un'avventura bellissima".

     

    La chiusura di Bibli suona come un triste rintocco per tutti gli altri progetti indipendenti. Non soltanto perché mostra come funziona il mercato dei libri, anche quando il progetto può vantare un buon successo di pubblico. Ma perché dimostra che gli "ammortizzatori" che le istituzioni pubbliche possono mettere in piedi per garantire "pari opportunità" a tutti - riconoscendo magari il merito a chi ha messo in piedi in totale autonomia un luogo di produzione culturale per tutta la città - non esistono. A Bibli era stata assicurata, infatti, la possibilità di usufruire di una sede in via San Francesco di Sales, di proprietà del Comune, che la libreria si sarebbe incaricata di ristrutturare e su cui avrebbe pagato un affitto - e  non a un canone ribassato. Un impegno che era stato preso dal sindaco Walter Veltroni e che è stato più volte ribadito dall'attuale primo cittadino Gianni Alemanno. Ma non se n'è fatto niente, e finora in libreria non è arrivata neanche una telefonata per cercare di risolvere la situazione.

     

    Così lo spiegano nel loro appello i lavoratori della libreria: "Quello che noi dipendenti di Bibli chiediamo NON è un modo per avere una locazione gratuita dal Comune di Roma. NON si chiedono nè finanziamenti, nè privilegi. Si vuole solo smuovere l'opinione pubblica sul fatto che una libreria indipendente sta chiudendo. Si sta cercando di sollecitare il Comune di Roma a mantenere un accordo fatto 4 anni fa dalla allora giunta e condiviso dalla giunta attuale, che prevede l'assegnazione di un posto, dove Bibli pagherebbe un regolare affitto e a prezzo di mercato. Si sta chiedendo per una volta al politico di turno di mettere la propria faccia non per salvare Tizio e Caio, il nipote di o il figlio di, ma di esporsi in prima persona per la "sopravvivenza" di una libreria che rappresenta e rappresenterebbe un punto di riferimento per i cittadini".

    In solidarietà con bibli, e con i suoi 12 dipendenti che stanno perdendo il posto, si terrà in piazza Santa Maria in Trastevere una serata a cui parteciperanno diversi scrittori che hanno frequentato la libreria, organizzata da Sel.


I COMMENTI:
  • io sono di Venezia, città in cui resistono solo le librerie universitarie e dove quelle indipendenti e specializzate sono sparite da anni: la mitica Utopia2 è diventata un Kebab, la libreria Fantasy è una cartolibreria, la libreria della gatta rossa, specializzata in musica, è un improbabile negozio di mordenariato, e ne ricordo un'infinità che non esistono più e hanno lasciato posto a negozi di souvenirs, persino la Mondadori ha dovuto chiudere i battenti...Seguo le proposte di Bibli da molto tempo, mi rincuorava sapere che ci fossero posti, in Italia, in cui i libri vengono curati, amati e proposti con attenzione; e ora è la fine anche di Bibli! Ma la smettiamo di accettare che questo paese ci riduca tutti in cerebrolesi incollati alla televisione in cui neanche più i telegiornali riescono a dare una parvenza di serietà!?! Non c'è proprio niente che si possa fare per salvare questo spazio? Hey!! C'è nessuno??? 21-06-2011 19:35 - Annalisa
  • Ricordo che nella mia città, Firenze, una libreria indipendente con caratteristiche molto simili, la Libreria Cima, sopravvisse solo pochi anni alla metà dei '90 e poi chiuse nel disinteresse generale (anche delle istituzioni ovviamente). E' tutto molto triste. 21-06-2011 15:46 - andrea
  • Purtroppo,le librerie come le biblioteche ,fra non molto saranno come Musei, dove la gente passerà davanti e guarderà distrattamente, solo la grandezza ed il colore del Libro....senza più osservare, vedere e scoprire , cosa c'è dentro le "Cose" che ci circondano.
    Luciano 21-06-2011 13:15 - umbriade2000@yhaoo.it
  • quando a chiudere sono i centri culturali bisogna alzare la guardia, la conoscenza è garanzia di libertà. 21-06-2011 10:36 - alessandro legnani
  • E' lo specchio dei tempi e una vera indecenza. Autorizzo ad usare la mia firma a sostegno di Bibli 21-06-2011 10:06 - paola palazzesi
  • Triste fine.Chiusura di uno spazio culturale senza uguali. Intervento di Alemanno? Ma Alemanno sa che cosa e' una Libreria?. Triste Fina. Triste realta', per una citta governata da Alemanno. Elettori di Alemanno. Avete fatto piu' danni voi che il terremoto in Irpinia. Paolo 21-06-2011 09:27 - paolo
  • Ma che, credwvato che la vittoria alle elezioni amministrative ed il risultato positivo dei Referendum bastasse a fermare lo strangolamento della cultura italiana? Vi vorrei ricordare che per ora la vittoria è soprattutto MORALE. Dal punto di vista MATERIALE la sopravvivenza dei quotidiani di sinistra come " Il Manifesto " e "Liberazione" è sempre più a rischio, perchè mancano i denari e la famigerata legge sull'editoria è ancora in piedi, come pure i tagli alla cultura. Il Governo nazionale non è ancora caduto, e temo rimarrà in piedi ancora per un certo periodo. Inoltre molte Regioni sono ancora saldamente in mano al centro-destra. Non facciamoci illusioni. La strada che resta da percorrere è ancora molto lunga. 21-06-2011 03:31 - gianni
  • La chiusura di una libreria (che purtoppo non ho mai visitato nè potrò farlo) è sempre la sconfitta dell'intelligenza dell'uomo e della mancanza di valore alla parola data dai sindaci di entrambi gli schieramenti. Ma è sopratutto la fine dei valori veri che solo la cultura in tutte le sue espressioni riesce a trasmetterci. 20-06-2011 23:06 - dodo
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