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FUORIPAGINA
20/06/2011
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    Contro il liberismo, in piazza o nell'urna?

    Combattere la legge 30 (anche nota come legge Biagi) nelle piazze o provare a demolirla attraverso un referendum? Nichi Vendola ha lanciato il sasso, rispolverando la lotta al precariato come perno della rinascita della sinistra. il giorno seguente in un’intervista al manifesto il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero ha rilanciato: perché non cominciamo a raccogliere le firme per un referendum, com’è stato per l’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento? Da qui la nostra domanda: la via referendaria potrebbe diventare il modo per scardinare il liberismo all’italiana, e l’acqua in tal senso docet, o il ricorso eccessivo al voto dei cittadini rischia di rivelarsi un pericoloso boomerang, come insegna il mancato raggiungimento del quorum al referendum sull’estensione dell’articolo 18, qualche anno fa? Insomma, si tratta di una proposta da sostenere, e dunque tutti pronti a rimettere in piedi i banchetti per la raccolta di firme, oppure il rischio flop è dietro l’angolo? E insieme alla precarietà, su quali altri temi sarebbe opportuno interpellare i cittadini?


I COMMENTI:
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  • il problema del precariato maggioritario nella società italiana? ma non è che vedete troppa televisione? 23-06-2011 23:35 - Alessandro comunista
  • Io credo che questa volta valga la pena di giocare la partita referendaria sulla legge 30. Il problema del precariato è assolutamente maggioritario nella società italiana del 2011, e decisamente trasversale, forse ancora di più di quanto non lo fosse il tema della privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici locali! Sono d'accordo con l'analisi dell'esito del referendum sull'estensione dell'art. 18, ma non con la conclusione che ne segue. Valeva la pena tentare allora e vale a maggior ragione oggi. Allora poi il clima politico e sociale era diverso, l'opinione pubblica era ancora in piena narcosi berlusconiana, non era ancora esplosa la fase più acuta della crisi, e non dimentichiamo un fatto fondamentale: non si erano ancora create le condizioni che oggi consentono una mobilitazione capillare e massiccia attraverso la Rete e i social networks, la vera grande novità di quest'ultima campagna referendaria! Lo strumento del referendum, dato per definitivamente morto, è come rinato da questa novità, e ha recuperato il suo significato originario. Credo anch'io che si debba "battere il ferro finché è caldo" e prepararlo bene questo nuovo referendum per abrogare la legge 30, sfruttando consapevolmente e al massimo quello che finora è emerso quasi come un fenomeno inaspettato, almeno per la maggior parte dell'opinione pubblica. Ci sono tutti i margini per fare un ottimo lavoro! Perciò sottoscrivo e rilancio la proposta di Vendola e Ferrero. Aggiungo che non posso non essere contento che almeno su questo, sul LAVORO, FdS e SEL ritrovino una sostanziale unità! 22-06-2011 21:40 - Stefano Salvia
  • Lascio la disponibilita' per tenere i banchetti della raccolta firme. E' il primo referendum in ordine di importanza che si deve predisporre. 22-06-2011 19:29 - Silvia Viola
  • il referendum sull'art 18 non fu perso: vinse larghissimamente fra i votanti ma non raggiunse il quorum. quella esperienza, che ho vissuto con grande passione, mi faapparire sconsigliabile rischiare il referendum per un argomento così importante come l'abrogazione, indispensabile,della egge 30 22-06-2011 10:54 - mgmeriggi
  • A mio avviso, pensare di proseguire sulla strada dei referendum è un errore. Del resto, sul lavoro abbiamo l'esempio di qualche anno fa quando non si vinse il referendum per l'estensione della tutela dell'art.18.
    Mi sembra che di fronte alla crisi della politica, si è tentati spesso di richimarsi alla democrazia diretta. Ipotesi assolutamente sbagliata teoricamente e dannosa politicamente. Saluti! 21-06-2011 21:34 - Fernando
  • Enrico Calossi, come la fai semplice, i proletari saranno pure la maggioranza degli individui che vivono in Italia, ma non sono in maggioranza consapevoli del costituire una classe sociale antagonista alla borghesia, altrimenti si poteva pensare alla rivoluzione, altro che referendum!
    Senza questa consapevolezza, tanti proletari vedono nella precarietà una semplice modalità del "come vanno le cose" contro cui non ci si può fare niente, e passa il discorso "meglio precario che senza lavoro" che non è solo propaganda berlusconiana ma propaganda borghese portata avanti anche dai cosiddetti partiti di sinistra.
    E comunque, anche ammesso che tutti i proletari che non vedono l'ora di liberarsi della percarietà siano più o meno la maggioranza, perché fare un referendum permettendo di votare a chi ha tutto da guadagnare dalla precarietà altrui, col rischio di perderlo e dover accettare l'esito del voto in nome della tanto decantata "democrazia"? Non sarebbe meglio a quel punto la rivolta sociale? 21-06-2011 18:18 - Alessandro comunista
  • @ alessandro comunista.
    Il tema e' politicamente trasversale (nel senso che tocca chi vota a destra e a sinistra) ma socialmente proletario (utilizzando il termine che usi tu). E visto che i proletari (o comunque coloro che vivono le conseguenze della precarieta' o direttamente o indirettamente tramite figli, parenti, amici, ecc..) sono la maggioranza degli italiani il tema e' maggioritario socialmente.
    Dire che i proletari sono una minoranza e che quindi la maggioranza degli italiani non sia interessata al tema va contro il nome che porti e sembra un obiezione da confindustriali. 21-06-2011 17:29 - enrico calossi
  • Il tema della precarietà non è trasversale come l'incidente nucleare di Fukushima (l'acqua e il legittimo impedimento sono andati a rimorchio), è un tema tipicamente classista, nel senso che riguarda la classe proletaria e non altri. 21-06-2011 17:12 - Alessandro comunista
  • La vittoria referendaria e' stata sicuramente influenzata da una serie di coincidenze (il disastro di Fukushima ma anche l'effetto traino delle vittorie alle elezioni amministrative) ma anche dalla natura trasversale dei quesiti sull'acqua e sul nucleare. Nulla impedisce che anche un tema come la precarieta' sia oggi vissuto in maniera comune e al di la' dell'appartenenza politica da milioni di italiani. Inoltre, aggiungo, credo che la vittoria referendaria sia anche dovuta alla generale disaffezione degli italiani nei confronti dell'anziano proprietario di Mediaset. Le percentuali bulgari anche sui quesiti sul legittimo impedimento dimostrano che anche su temi piu' prettamente politici i berlusconiani sono oggi minoranza nel paese. Per questo direi di battere il ferro finche' e' caldo. Infatti non e' assolutamente scontato che un nuovo governo di centrosinistra adotti politiche contrarie alla precarieta' (siano esse un ritorno a forme classiche dei contratti di lavoro oppure a garanzie del tipo flexsecurity). Invece se la primavera del 2012, con un Berlusconi ancora in sella ma ormai in fase di docomposizione, regalasse una vittoria referendaria anche sull'abolizione della legge 30, il nuovo governo di centrosinistra (ma anche la stessa destra) non potrebbe non tenerne conto. Paradossalmente sarebbe piu' facile vincere un referendum di questo tipo con Berlusconi in sella e l'opposizione che (anche se strumentalmente) sostenesse il referendum, piuttosto che con un governo di centrosinistra all'acqua di rosa in carica. Quindi, avanti con la raccolta firme!! 21-06-2011 16:46 - enrico calossi
  • Se si fa un referendum del genere la sconfitta è assicurata (come per l'articolo 18), e fin qui niente di nuovo, il punto però è che tale sconfitta sarà interpretata come la legittimazione popolare del lavoro precario, contro cui nessuna lotta sarà più lecita, a meno che i proletari non si rendano conto che del volere della maggioranza degli italiani se ne devono fregare! 21-06-2011 16:01 - Alessandro comunista
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