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FUORIPAGINA
20/06/2011
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    Contro il liberismo, in piazza o nell'urna?

    Combattere la legge 30 (anche nota come legge Biagi) nelle piazze o provare a demolirla attraverso un referendum? Nichi Vendola ha lanciato il sasso, rispolverando la lotta al precariato come perno della rinascita della sinistra. il giorno seguente in un’intervista al manifesto il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero ha rilanciato: perché non cominciamo a raccogliere le firme per un referendum, com’è stato per l’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento? Da qui la nostra domanda: la via referendaria potrebbe diventare il modo per scardinare il liberismo all’italiana, e l’acqua in tal senso docet, o il ricorso eccessivo al voto dei cittadini rischia di rivelarsi un pericoloso boomerang, come insegna il mancato raggiungimento del quorum al referendum sull’estensione dell’articolo 18, qualche anno fa? Insomma, si tratta di una proposta da sostenere, e dunque tutti pronti a rimettere in piedi i banchetti per la raccolta di firme, oppure il rischio flop è dietro l’angolo? E insieme alla precarietà, su quali altri temi sarebbe opportuno interpellare i cittadini?


I COMMENTI:
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  • Be', perchè no? cos'abbiamo da perdere? nulla che non siano le nostre catene, ma abbiamo un mondo da guadagnare.... ok, questa l'ha già detta qualcuno decisamente più grande di me. Seriamente, cosa può perdere la sinistra dal provare anche questa strada. Forse che tali argomenti escano dall'agenda dei partiti maggiori in caso di sconfitta? perchè c'è qualcuno che pensa che altrimenti ci entrerebbero? Io non penso che riusciremo a cambiare il mondo a colpi di referendum, ma di sicuro romperemmo le scatole a chi vuole tenerlo così com'è. 21-06-2011 15:29 - Paolo Bonazzi
  • Non basta dire Antiliberismo che è una definizione solo negativa. Occorre avere il coraggio di dire Controllo sociale, ovvero Socialismo 21-06-2011 14:07 - Giorgio
  • il lupo perde il pelo...la cosiddetta opposizione dentro e fuori il Parlamento continua a svicolare: blatera di bipolarismo,sistema pubblico-privato,riformismo moderato, interclassismo socio-economico,trattati di guerre NATO da rispettare al costo di 500000 euro al minuto,con il culto di mandarini supertrombati(Veltroni,D'Alema)e del loro codazzo di assessori e quadri.Se le ricette sono queste,non volendo scegliere tra una democrazia cristiana di destra e una di sinistra,continuerò a ritenermi privo di rappresentanza politica.Meditate anche voi del manifesto che date tanto spazio a questa "sinistra ??!!" 21-06-2011 13:19 - mario morra
  • boooni, state bbboooni, la vittoria a questi referendum è deriva da una convergenza unica di opportunità. Odio per il nano, astenzione dei destrorsi, rimobilitazione dei sinistrati. Quindi non montiamoci la testa se no rientriamo nel solito giro di schiaffi. Vendola il dinosauro Ferrero non conoscono il popolo italiano nè l'economia. Con la globalizzazione non esiste legge che garantisca il posto fisso. Serve essere pragmatici: flessibilità in sicurezza, come in nord EU. Ma dove sono i soldi? 21-06-2011 10:48 - angelo
  • Non si devono considerare i referendum come sfide politiche. Si è visto che se le motivazioni sono valide, gli italiani vanno a votare e votano in modo trasversale alla faccia dei loro leader/partiti di appartenenza e/o di simpatia. Pertanto trovo giusto interpellarli e soddisfare le loro scelte: forse in questo il federalismo potrebbe aiutare il popolo, come succede in Svizzera.
    La politica però non deve disattendere le scelte e fare come con i referendum sul finanziamento ai partiti e sul ministero dell'agricoltura. Nonostante infatti le scelte degli Italiani avessero espresso un chiaro orientamento al no per i finanziamenti e per il ministero dell'agricoltura, hanno cambiato i nomi (finanziamento-rimborso spese e agicoltura-politiche agricole) e tutto è rimasto come prima! 21-06-2011 10:44 - Giuseppe
  • Oggi come oggi c'e la crisi economica non che la stagnazione cio implica semplicemente che sono finite le speculazioni commerciali sia di borsa che edilizie , il resto sono solo comitati d'affari e pluripotenziati finanziari cui non è vero che bisogna accostarsi , ma bisogna strane alla larga il più possibile. Non mi stanchero mai di ripetere che fino a quando esisterà il capitalismo avremo delle ricchezze immateriali i cui benefici non sono tangibili persino a chi aspira alla meritocrazia.
    Il mondo dei ricchi non è quello del bunga bunga descritto dai giornali, ma è quello delle societa off-shore con capitali che non solo non producono benessere , ma in questo caso salta fuori il concetto di surplusvalore o da quello che Marx chiamava all'incirca cosi nei capitoli scritti insieme a Engels .
    Non intendo riprendere nella totalita l'opera del capitale , ma mi infastidisce molto il voler credere che una società come quella di oggi possa offrire nel breve periodo soluzioni dignitose con la partecipazione alla vita pubblica. 21-06-2011 10:02 - cosimo
  • i dicono che in Germania stanno pensando a dei correttivi, perché molti trovavano comodo vivere abbastanza bene con l'assegno di disoccupazione invece di lavorare. 21-06-2011 09:51 - gcoutis@gmail.com
  • Non bisogna abbusare dei referendum!!Bisogna abbolire una legge schiffosa che va a discapito dei lavorattori, e a favore dell'impresa.Percio' Ferrero, dattevi una mossa,coalizatevi e mandatte in malora questo governo.Purche' non facciate come avette fatto con lo SCALONE..Di Maroni buon'anima!!!!!! 21-06-2011 07:14 - Giuseppe
  • Il rischio flop è dietro l'angolo, perché si è sottovalutato che in questi referendum era forte l'impulso a guardare a un'emergenza territoriale vicina nel tempo e nei bisogni. Un tema di questo tipo invece non "tocca" le persone e non le mobilita trasversalmente, purtroppo. 20-06-2011 23:21 - Stefano Caffari
  • L' antiliberismo dovrebbe essere l' elemento unificante di una nuova sinistra. Una sinistra che se sara' avra' necessariamente riferimenti ideali diversi (comunisti, socialisti, ecopacifisti, libertari o nessun riferimento identitario ..). Per antiliberismo intendo almeno limitare le privatizzazioni, maggiore tutela del lavoro, minore potere ai potentati economici,finanziari o industriali, e piu' potere ai cittadini, una tassazione piu' giusta, sistemi elettorali proporzionali. E' una semplificazione eccessiva? Per me sarebbe un buon punto di partenza che cambierebbe gia' molte cose.Poi tutti i terreni di lotta sono importanti. 20-06-2011 23:13 - marco p.
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