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FUORIPAGINA
20/06/2011
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    Contro il liberismo, in piazza o nell'urna?

    Combattere la legge 30 (anche nota come legge Biagi) nelle piazze o provare a demolirla attraverso un referendum? Nichi Vendola ha lanciato il sasso, rispolverando la lotta al precariato come perno della rinascita della sinistra. il giorno seguente in un’intervista al manifesto il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero ha rilanciato: perché non cominciamo a raccogliere le firme per un referendum, com’è stato per l’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento? Da qui la nostra domanda: la via referendaria potrebbe diventare il modo per scardinare il liberismo all’italiana, e l’acqua in tal senso docet, o il ricorso eccessivo al voto dei cittadini rischia di rivelarsi un pericoloso boomerang, come insegna il mancato raggiungimento del quorum al referendum sull’estensione dell’articolo 18, qualche anno fa? Insomma, si tratta di una proposta da sostenere, e dunque tutti pronti a rimettere in piedi i banchetti per la raccolta di firme, oppure il rischio flop è dietro l’angolo? E insieme alla precarietà, su quali altri temi sarebbe opportuno interpellare i cittadini?


I COMMENTI:
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  • Buona idea raccogliere firme per un referendum che chieda di abrogare la legge Biagi ma, in mancanza di un referendum propositivo, perchè non elaborare un progetto che preveda un reddito di cittadinanza ed una fiscalità monetaria abbattendo tutte le altre tasse? 20-06-2011 23:05 - Vincenzo Rauzino
  • Premesso che voterei dieci volte e raccoglierei pure le firme, qui si tratta di quel classico milione... certo i risultati dei referendum sui contratti di lavoro nelle fabbriche, per quanto coraggiosi, non fanno ben sperare. Forse la differenza, però, non sta tanto nella stanchezza degli elettori nei confronti dello strumento referendario, quanto nel fatto che l'acqua era ancora in buona parte un servizio pubblico di cui non ci si voleva privare (come in certo senso lo erano divorzio e aborto), qui si tratta invece di cambiamenti che incidono anche sull'economia capitalistica dell'impresa e il condizionamento culturale in questo campo è stato molto più pesante nell'ultimo quarto di secolo. Quindi il rischio del boomerang c'è (penso al referendum sulla scala mobile, ad esempio). In più scordiamoci il sostegno sia pur parziale e tardivo di giornali ad ampia visibilità come Repubblica o di giornalisti popolari che hanno fatto propaganda per il legittimo impedimento e che piaccia o no, hanno seguito e influenza. Insomma è una domanda sensata, ma è una risposta che fa tremare... 20-06-2011 23:05 - Livia
  • le vittorie referendarie nascono da anni di lotta dei comitati; in mncanza di rappresentanza parlamentare, i referendum rappresentano l'unica via demcratica che possa determinare una sconfitta nell' immediato della portervia neliberista, ma vanno sostenuti da forti mobilitazioni sociali 20-06-2011 22:31 - nello
  • Vivo in Germania e qui i disoccupati (tutti, che io sappia) hanno un sussidio di disoccupazione almeno per il primo anno e in seguito ricevono la Soziale Hilfe, cioè l'affitto di un alloggio e un assegno mensile che permette di vivere anche se non in modo agiato.

    Mi viene da chiedere: perché un sistema simile non è possibile in Italia? Dove trovano le risorse i tedeschi? (Forse evadono meno le tasse?)

    Comunque, oltre a combattere il precariato, non ci si potrebbe anche battere per un sistema simile a quello tedesco, che garantisca una vita dignitosa anche a chi non ha un lavoro?

    (Per chi legge il tedesco ecco un articolo che confronta il sistema italiano a quello tedesco.
    http://www.zeit.de/2010/39/Sozialhilfe-Frankreich-Grossbritannien-Italien/seite-3) 20-06-2011 22:23 - Giorgio
  • Risposta: in piazza, nell'urna referendaria e, se una sinistra qualsiasi dovesse tornare a governare, al governo. 20-06-2011 21:23 - Gianluca Graciolini
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