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FUORIPAGINA
21/06/2011
  •   |   Giorgia Grifoni
    Yemen, qat e rivoluzione

    "Il mangiatore di qat ha piacere di sentire i suoi compagni fare conversazione e si dà cura di contribuire a mantenere questa vivace: in questo modo le ore passano per lui rapide e gaie. Il qat produce un’eccitazione gaia, tiene lontano il bisogno del sonno, eleva l’energia nelle torride ore del giorno e durante le lunghe camminate e tiene lontane anche le sensazioni della fame. Così i corrieri e i guerrieri lo prendono per poter rimanere senza prendere cibo per vari giorni”. Questo è quanto riporta Louis Lewin,  il farmacologo tedesco famoso per aver analizzato gli effetti del peyote messicano, durante un viaggio in Somalia nel lontano 1928.

    Il qat, o catha edulis, è una pianta originaria degli altipiani etiopi. Contiene un alcaloide dall’azione stimolante, che provoca euforia e perdita di appetito. Le sue foglioline devono essere consumate fresche, entro le 48 ore dal raccolto, pena la perdita delle proprietà anfetaminiche. Storicamente, il consumo di qat in questa regione è legato alla presenza di musulmani, che ne facevano uso al posto dell’alcool. Si è quindi diffuso lungo la costa del Mar Rosso e in Somalia, fino ad approdare in Yemen circa 700 anni fa: da allora, non è stato mai abbandonato.

     

    Oggi in Yemen, di qat, ce n’è sempre di più. Non lo prendono più solo i corrieri o i guerrieri, ma lo masticano anche i bambini in occasioni speciali, come feste di matrimonio o funerali. I dipendenti statali lo fanno al lavoro e a volte, dalla pausa pranzo, non tornano. I poveri lo masticano contro la fame. Quella che era una tradizione secolare in Yemen, destinata ai ceti più abbienti della società una volta alla settimana, ha preso i contorni di una vera e propria piaga sociale.  Innanzitutto a livello fisico: la quasi totalità della popolazione ne fa un uso giornaliero e nelle lunghe sessioni di qat, che cominciano di solito verso le 2 del pomeriggio, la vita si ferma. Gli uomini si riuniscono in un mafraj, la stanza più alta e più bella della casa, e masticano per ore. Chi non viene invitato alle sessioni di qat, lo mastica nella propria bottega, o per strada. Dopo i primi momenti di euforia, sopraggiunge un rilassamento che può durare fino alla sera. Allora si discute di politica, di economia, di società. Di sogni. Viaggiatori stranieri riportano che verso le 6 di pomeriggio la capitale Sanaa è deserta, così come tutte le sue attività. A livello sanitario, oltre ai numerosi problemi derivanti dal consumo abituale di qat quali apatia, problemi a denti e gengive, costipazione, alta pressione, cardiopatie e cancro all’esofago, è emersa un’inquietante correlazione tra diffusione dell’Aids e uso di qat. Secondo uno studio pubblicato sul sito BioMed Central, le ricerche sulla diffusione dell’Hiv in Yemen dovrebbero tener conto del consumo di qat e degli effetti da esso derivanti nei comportamenti sessuali della popolazione. Uno studio di questo tipo è stato condotto in Gibuti, paese dirimpettaio dello Yemen con forte dipendenza dal qat. Secondo quanto rilevato, spesso gli uomini “sballati”, non di rado violenti, costringerebbero le prostitute a fare sesso senza protezione, contribuendo alla diffusione del virus.

     

    A livello economico, la situazione è ancor più disastrosa. Circa due terzi delle terre coltivabili dello Yemen sono destinate al qat, a scapito ovviamente di altre colture che potrebbero nutrire il paese più povero del mondo arabo e farlo dipendere meno dalle importazioni. Fino al XVIII secolo, lo Yemen è stato il padrone incontrastato della produzione e del commercio del caffè. Non a caso, il porto yemenita di Mokha ha dato il nome alla caffettiera più famosa al mondo. Ma un bel giorno le superpotenze europee si sono impadronite di posti quali l’Indonesia, il Sud America e l’Africa orientale, ricche del magico chicco. E nel commercio del caffè, per lo Yemen, non c’è stato più spazio.

    Secondo uno studio di Blandine Destremau, è stato allora che i proprietari terrieri hanno sostituito le coltivazioni di caffè con quelle di qat. Questa pianta infatti, richiede le stesse condizioni meteorologiche ed ecologiche del caffè, ma è meno sensibile al gelo e al caldo torrido, agli insetti e alla siccità. E cresce anche su terreni di scarsa qualità. Il problema, ora, è che il qat richiede molta irrigazione per crescere. Circa il 40% delle risorse idriche del paese sono destinate a questa coltura, cosa che produce desertificazione in molte aree del paese. Lo Yemen soffre di frequenti tagli di acqua e elettricità e, secondo le previsioni della Banca Mondiale, Sanaa sarà la prima capitale mondiale a essere a corto d’acqua nel 2017.

    Per quel che riguarda le esportazioni dello Yemen, il qat figura al primo posto. Ma verso la vicina Somalia, dove il consumo di questa droga è vietato dalle Corti islamiche, o verso l’Arabia Saudita, dove i sunniti più integralisti sono contrari a qualsiasi sostanza stupefacente.  Si tratta quindi di contrabbando, che alimenta il mercato nero e non le casse dello stato. Un mercato che vede impiegato uno yemenita su sette, per cui questa pianta è più lucrativa di qualsiasi altra coltura. E che sicuramente non dispiace ai capi tribali che controllano i territori dove si trovano le piantagioni. Tutto a buon rendere per la stabilità del governo.

     

    Sembrava che una bella rivoluzione potesse essere l’unico modo per liberarsi dalla situazione di stallo che affligge il paese. E invece no. “Durante la rivoluzione-spiega Salwa Abdullah, 30 anni, ricercatrice yemenita- mancasse il gas o la benzina, il qat non è mai mancato. In tutte le regioni yemenite in cui c’erano le manifestazioni, il qat era lì, nelle bocche dei manifestanti. Fa parte del loro quotidiano”. Secondo alcuni manifestanti, il qat è un elemento positivo per la rivoluzione, perché è proprio durante le sessioni che ci si scambiano idee e si organizzano le manifestazioni. Ma alcuni analisti hanno notato come il qat potrebbe costituire un serio problema per il futuro della mobilizzazione, dato che le proteste durano solo qualche ora al mattino. Il pomeriggio, tutti se ne vanno. A masticare. Salwa crede che il problema sia un altro. “La questione del qat e i suoi effetti nefasti sulla società non fanno ancora parte dei problemi che sono stati sollevati durante questa rivoluzione. In pratica, il qat non è ancora considerato come un grave problema dalla società yemenita, ma piuttosto come una tradizione antica. Inoltre, il qat non costituisce un serio problema sociale solo in Yemen, ma anche in Somalia e in Etiopia”. Paesi che purtroppo non brillano per stabilità politica, né per benessere della società. Sembra che non ci sia speranza, allora. “Sono molti -continua Salwa- gli obiettivi che questa rivoluzione si è posta: dalla giustizia, alla fine della corruzione e del tribalismo, passando per una giusta distribuzione delle ricchezze tra nord e sud del paese e molti altri. Credo che se si riusciranno a realizzare tutti questi obiettivi, la società dovrà porsi delle domande su ciò che la indebolisce dall’interno e ne paralizza le capacità. Con questa sensibilità alla realtà sociale ed economica del paese, sarà inevitabile analizzare il ruolo del qat nella società. Sicuramente verranno intrapresi degli sforzi per diminuirne il consumo, e il cammino sarà lungo.  Ma le vie del cambiamento non sono mai facili”.




I COMMENTI:
  • Ho un idea magnifica... perchè non mandiamo in Yemen il sottosegretario Giovanardi a risolvere il problema quat?!?!?!? Lui, l'eroe anti-droga per eccellenza! In un sol colpo c'è ne libereremmo noi e, in breve tempo, credo anche gli yemeniti!!!!! Comunque secondo me è inutile pensare di cambiare certi costumi e riti (non tossicodipendeze, che non c'entrano nulla) come l'uso del qat in Yemen, di masticare foglie di coca in Bolivia, mangiare il peyote in Messico, l'oppio in Thailandia ecc. ecc. ecc. altrimenti, siamo TUTTI Giovanardi! Capisco che non sarà salubre, ma non credo che la piaga dell'alcol in occidente sia minore rispetto a quella del qat in Yemen! 22-06-2011 16:01 - Mauro Pigozzi
  • Alcuni anni fa sono stato in Yemen un paio di volte x lavoro ed il problema di questo paese sono gli yemeniti: un popolo di folli "fulminati" che girano armati x strada con tanto di AK-47 d' ordinanza e che sono la barzelletta dell' intera penisola arabica! Il posto sarebbe anche bello (almeno la capitale Sanaa'!) ed ha un clima gradevole, caldo ma secco; peccato però che tutto il resto sia follia allo stato puro... Riguardo al qat, confermo: è tutto vero e lo masticano praticamente tutti, con effetti a dir poco disastrosi! Altro che rivoluzione, lì ci sarebbe da rivoltare il paese come un calzino: i loro problemi sono però talmente giganteschi da essere di fatto insolubili, da qualsiasi punto di vista si osservi la situazione: economia, società civile (!?!), religione, corruzione endemica, analfabetismo, violenza, ecc. 22-06-2011 11:15 - Fabio Vivian
  • Le droghe chimicamente non raffinate hanno un uso antichissimo, e per secoli esso ha avuto una sua disciplina nei riti e nella cultura in cui il consumo aveva un senso.
    Il problema droga scoppia con la società moderna, soprattutto quando la modernità è imposta dall'esterno ed in modo repentino saltando tutti quei passaggi che le mutazioni culturali spontanee sottendono.
    Ecco che se le sostanze rimangono e l'orizzonte di riferimento cambia senza che ci siano i tempi le droghe cominciano a diventare un fenomeno di abuso sociale, con tutte le conseguenze per il business di chi le muove.
    Almeno a parer mio. 22-06-2011 10:53 - Lorenzo
  • Ottimo articolo, complimenti alla Grifoni! 22-06-2011 10:07 - Stefano Caffari
  • ventidue anni fa, quando visitai lo Yemen, il qat era importante, ma non così catastrofico come sembra sia adesso.
    Grazie del bell'articolo! 22-06-2011 04:31 - paccard
  • Ma come fate a ospitare nel vostro giornale certe scemenze? 22-06-2011 00:46 - Maurizio
  • Complimenti per l articolo Giorgia. Fa sempre piacere vedere bravi giornalisti come lei mostrare gli aspetti piu inediti e spesso piu veri delle societa. Conosco lo Yemen, il qat e una tradizione (anche il presidente la mastica-va!), una droga che spegne l intero paese regolarmente alle 3 del pomeriggio, e un grande, efficientissimo, business. Per esempio, e interessante vedere che in un paese poverissimo e sgangherato come lo Yemen, il qat, coltivato principalmente sugli altipiani a nord di Saana, riesca a raggiungere ogni angolo di questo vasto territorio (e i paesi vicini) in poche ore, come neanche DHL riuscirebbe a farlo. Per finire un piccolo aneddoto: pochi anni fa, ai giochi olimpici asiatici organizzati in Oman, 10 giocatori su 11 della squadra di football dello Yemen furono squalificati per doping e l intera squadra dovette rientrare a Saana... Qat, what else!
    buon lavoro e ancora complimenti. 22-06-2011 00:40 - Luca
  • Questa storia si sapeva già negli anni'80. E' stata una delle cose che mi hanno sempre fatto prendere con le pinze il concetto dell'"uso ludico", sostanzialmente "innocuo" delle sostanze psicotrope. 21-06-2011 20:35 - Livia
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