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FUORIPAGINA
24/06/2011
  •   |   Andrea Palladino
    Nel Lazio serrata dei ras delle discariche

    Meno quattro. Il cronometro della bomba rifiuti laziale ha iniziato a ticchettare da qualche mese, con il detonatore già armato. Martedì 28 giugno scade l'ultimatum che il patron della monnezza romana, l'avvocato Manlio Cerroni, ha imposto ai comuni serviti dalle sue discariche. Prego, passare alla cassa, è l'ordine arrivato ai sindaci della provincia di Roma, che si trovano sui bilanci lo spaventoso debito di centinaia di milioni di euro per la gestione dei rifiuti. Non importa da dove arriveranno i soldi, non importa se magari qualche asilo nido dovrà essere chiuso o se qualche scuola elementare il prossimo inverno si troverà senza gasolio per riscaldare le aule: i soldi, a differenza della monnezza, non puzzano e i padroni delle discariche non possono di certo rimanere a secco.
    Tra quattro giorni, dunque, a tante città del Lazio verrà negato l'accesso alle discariche private, gestite - nella maggioranza quasi assoluta - dal gruppo dell'avvocato Manlio Cerroni, ottantenne originario del piccolo paesino di Pisoniano, che sulla monnezza di Roma ha costruito un impero. È lui il padrone della ferriera, l'imprenditore che possiede le vere chiavi delle città laziali, in grado di decidere se domani ci troveremo le strade ostruite dei rifiuti oppure no.
    I soldi chiesti ai comuni - per una cifra che complessivamente raggiunge i 250 milioni di euro per l'intera regione - si riferiscono ad una gestione dei rifiuti decisamente curiosa, che merita un approfondimento. D'altra parte qualche domanda sulle fatture spedite da Cerroni ai comuni serviti - oggi accusati di essere morosi - ha iniziato a porsela anche la magistratura, che qualche mese fa ha incaricato i carabinieri del Noe di acquisire la documentazione contabile nei municipi della zona dei Castelli Romani. Faldoni che sono ora al vaglio della Procura di Velletri, in un'indagine riservata che dura da diversi mesi.
    Albano Laziale è la prima grande città a sud di Roma, sulla direttrice della via Appia, la strada consolare che attraversa l'Italia meridionale, fino alla Puglia. Qui ha sede una delle più grandi discariche laziali, seconda solo al mostro di Malagrotta. Inutile dire che anche queste sette buche - che servono una decina di comuni dell'hinterland romano - appartengono all'avvocato più famoso della capitale. La discarica di Albano dovrebbe far parte di quello che è stato definito con una certa ipocrisia il ciclo industriale dei rifiuti. Secondo i principi europei negli invasi non dovrebbe finire quasi nulla: prima si deve recuperare, poi riciclare, quindi separare, e - solo alla fine - portare in discarica quella parte infinitesimale che rimane, forse meno del 10%. Ma nel regno di Cerroni le cose funzionano diversamente.
    L'impianto di Albano produce un Cdr - il combustibile da rifiuti - che pare non voglia bruciare nessuno. La società di Cerroni qualche mese fa ha accusato il consorzio Gaia - che gestisce i due inceneritori di Colleferro - di non accettare tutto il Cdr che ricavava dai rifiuti. Un'accusa respinta al mittente, con tanto di minaccia di denuncia, ma riaffermata con forza poco prima di iniziare a far pressione sui comuni . Fatto sta che quel "combustibile" finisce in discarica, nelle sette buche di Manlio Cerroni, ovvero lo stesso imprenditore che lo aveva prodotto. Il bello è che questo Cdr - marchiato con il logo Q di qualità - negli invasi non potrebbe finirci, perché le norme europee e nazionali lo vietano. Ed è la stessa società che gestisce la discarica e gli impianti di tritovagliatura per la produzione del combustibile ad ammetterlo, con un certo candore. In una lettera del 7 dicembre 2010 la Pontina Ambiente - società del gruppo Cerroni - scriveva a Gaia di Colleferro: «Il Cdr ha occupato 152 mila metri cubi di volumetria della discarica».
    Il braccio di ferro di Cerroni con i comuni è in realtà tutto politico. In ballo c'è non solo la scelta del nuovo sito dove portare i rifiuti di Roma - e almeno due delle ipotesi riguardano terreni posseduti dal gruppo - ma la scelta del modello da seguire per la gestione dei rifiuti nel Lazio. Lo stesso governatore Polverini aveva dovuto ammettere davanti alla Commissione bicamerale sui rifiuti che il Lazio è in mano ad un vero e proprio monopolista. Rimane da stabilire chi realmente ha deciso il prezzo da pagare per mantenere accesa la bomba pronta ora a esplodere.


I COMMENTI:
  • Io non ho capito che ha fatto di male Cerroni. Mentre mi e' chiaro che l' Uomo e' un animale che sporca e che si riproduce a ritmi che hanno generato due conflitti mondiali ... due per ora. 25-06-2011 08:01 - bozo4
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