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Emma Mancini
Baghdad accusa gli Usa, "Rubati i fondi per la ricostruzione"
Diciassette miliardi di dollari scomparsi tra le pieghe corrotte delle istituzioni americane. Baghdad punta l’indice contro gli Stati Uniti, accusati di aver privato il popolo iracheno di fondi vitali per la ricostruzione.
Una ricostruzione che pare andare troppo a rilento, se si tiene conto dei miliardi piovuti sul Paese dopo l’invasione americana del 2003, che ha portato alla caduta di Saddam Hussein: nonostante gli ingenti finanziamenti, l’Iraq soffre ancora della mancanza cronica di linee elettriche, ospedali e scuole.
Dopo la guerra al terrore lanciata dall’allora presidente Usa George W. Bush, gli Stati Uniti si sono auto-investiti del compito di gestire il denaro per la ricostruzione dell’Iraq, attraverso il Development Fund for Iraq (DFI): all’epoca il fondo fu creato con i proventi del petrolio iracheno, con il denaro di Saddam (congelato nei caveau dalle banche straniere) e con i fondi rimasti dal programma delle Nazioni Unite “Oil for Food”. Il DFI è stato creato dietro richiesta della Coalition Provisional Authority (CPA), a capo della quale era posto lo statunitense Paul Bremer con il compito di governare il Paese dopo la cacciata di Saddam Hussein.
Successivamente, il denaro del DFI è stato trasferito dall’Iraq agli Stati Uniti nell’idea di utilizzarlo per pagare salari e pensioni dei funzionari del regime iracheno e per finanziare i progetti di ricostruzione e sviluppo.
E oggi arrivano le accuse: dove sono finiti 17 miliardi di dollari destinati alla popolazione irachena e gestiti dal DFI? A porre la scomoda domanda sarà lo speaker del parlamento iracheno in visita in questi giorni a Washington: Osama al-Nujaifi chiederà ufficialmente agli Stati Uniti come e dove si è volatilizzato un simile gruzzolo. Un buco su cui da anni le istituzioni irachene stanno indagando. Baha al-Araji, capo della commissione anti-corruzione del parlamento di Baghdad, ha annunciato di aver ufficialmente contattato le Nazioni Unite affinché intervengano, vista la riluttanza americana: “Nujaifi è negli Stati Uniti per trattare diverse questioni, tra cui quella dei fondi mancanti – ha detto al-Araji, citato dall’agenzia di informazione France Press – Abbiamo contatto più volte le forze di sicurezza americane di stanza in Iraq, senza ricevere alcuna risposta in merito”.
Risposta negativa anche da parte dell’Onu: il portavoce dell’UNAMI (United Nations Assistance Mission in Iraq) ha detto di non aver ricevuto ancora alcun documento o report in merito. La lettera in questione, dicono da Baghdad, sarebbe stata inviata l’11 maggio e accuserebbe le istituzioni statunitensi legate alla Coalizione di aver sottratto il denaro per la ricostruzione. “Le forze di occupazione americane di stanza in Iraq – si legge nella lettera – hanno commesso un crimine finanziario, rubando il denaro del popolo iracheno stanziato per lo sviluppo del Paese. Si tratta di 17 miliardi di dollari”.
Insomma, nessun giro di parole da parte di Baghdad, che non risparmia accuse dirette agli Stati Uniti. Per questa ragione, il portavoce del governo iracheno, Ali al-Dabbagh, ha fatto sapere che il Consiglio dei Ministri ha discusso i report preparati dal Consiglio di Controllo riguardo allo “scippo” subito da parte del DFI: “Il governo iracheno ha deciso di creare una commissione guidata dal vice primo ministro Roj Nouri Shawis per preparare un report completo e dettagliato sui fondi iracheni gestiti dalla CPA e dal suo inviato Paul Bremer”.
Gli Stati Uniti non ci stanno e tentano di difendersi, annunciando e promettendo una piena cooperazione con l’Iraq al fine di rintracciare il denaro scomparso. “I due governi condividono una commissione di trasparenza con la quale analizzare la storia del Development Fund for Iraq” ha detto il portavoce dell’ambasciata Usa in Iraq, David Ranz, citato da France Press. Aggiungendo che i due governi stanno lavorando insieme all’Ispettore Speciale per la Ricostruzione in Iraq per capire come sono stati spesi i fondi gestiti dal DFI e diretti alla popolazione irachena.
Ma se la miglior difesa è l’attacco, gli Stati Uniti non risparmiano critiche a Baghdad: secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa americana Associated Press, alcuni funzionari Usa hanno accusato il governo iracheno di non permettere loro l’accesso ai dati bancari necessari a determinare l’ammontare del buco di cui vengono ritenuti responsabili. Un buco che era già stato in parte stimato lo scorso anno dal governo americano, attraverso l’analisi dell’Ispettore per la Ricostruzione, ma che si fermava a 8,7 miliardi dollari.
La risposta irachena arriva per bocca di un parlamentare iracheno, Jawad al-Shehaili, membro del gruppo radicale sciita guidato da Moqtada al-Sadr: “Il tema centrale non è il ritorno in Iraq del denaro sottratto – ha commentato al-Shehaili – La questione va spostata sul fatto che gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per l’Iraq. Elargivano con la mano destra e rubavano con la sinistra”.
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Se il complesso militare deruba così allegramente i contribuenti americani, cosa pensate possa fare con i soldi destinati, per tacitare le coscienze, a ricostruire un paese da questo distrutto ? Una nuova frontiera del 'keynesismo militare', fonte perenne di bustarelle e posti di lavoro 'a casa' e con l'ulteriore vantaggio di poter corrompere e controllare le elites locali.
Se queste protestano è probabile che qualcosa è andato storto nella spartizione del bottino e/o vogliano indossare dei panni più 'nazionalistici' agli occhi degli iracheni, i cui standard di vita sono ancora al di sotto dei tempi dell'embargo. 26-06-2011 16:53 - almanzor
lupi vestiti da agnelli 26-06-2011 06:25 - lele