mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale martedì 17 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
25/06/2011
  •   |   Emma Mancini
    Baghdad accusa gli Usa, "Rubati i fondi per la ricostruzione"

     

    Diciassette miliardi di dollari scomparsi tra le pieghe corrotte delle istituzioni americane. Baghdad punta l’indice contro gli Stati Uniti, accusati di aver privato il popolo iracheno di fondi vitali per la ricostruzione.

    Una ricostruzione che pare andare troppo a rilento, se si tiene conto dei miliardi piovuti sul Paese dopo l’invasione americana del 2003, che ha portato alla caduta di Saddam Hussein: nonostante gli ingenti finanziamenti, l’Iraq soffre ancora della mancanza cronica di linee elettriche, ospedali e scuole.

    Dopo la guerra al terrore lanciata dall’allora presidente Usa George W. Bush, gli Stati Uniti si sono auto-investiti del compito di gestire il denaro per la ricostruzione dell’Iraq, attraverso il Development Fund for Iraq (DFI): all’epoca il fondo fu creato con i proventi del petrolio iracheno, con il denaro di Saddam (congelato nei caveau dalle banche straniere) e con i fondi rimasti dal programma delle Nazioni Unite “Oil for Food”. Il DFI è stato creato dietro richiesta della Coalition Provisional Authority (CPA), a capo della quale era posto lo statunitense Paul Bremer con il compito di governare il Paese dopo la cacciata di Saddam Hussein.

    Successivamente, il denaro del DFI è stato trasferito dall’Iraq agli Stati Uniti nell’idea di utilizzarlo per pagare salari e pensioni dei funzionari del regime iracheno e per finanziare i progetti di ricostruzione e sviluppo.

     

     

    E oggi arrivano le accuse: dove sono finiti 17 miliardi di dollari destinati alla popolazione irachena e gestiti dal DFI? A porre la scomoda domanda sarà lo speaker del parlamento iracheno in visita in questi giorni a Washington: Osama al-Nujaifi chiederà ufficialmente agli Stati Uniti come e dove si è volatilizzato un simile gruzzolo. Un buco su cui da anni le istituzioni irachene stanno indagando. Baha al-Araji, capo della commissione anti-corruzione del parlamento di Baghdad, ha annunciato di aver ufficialmente contattato le Nazioni Unite affinché intervengano, vista la riluttanza americana: “Nujaifi è negli Stati Uniti per trattare diverse questioni, tra cui quella dei fondi mancanti – ha detto al-Araji, citato dall’agenzia di informazione France Press – Abbiamo contatto più volte le forze di sicurezza americane di stanza in Iraq, senza ricevere alcuna risposta in merito”.

    Risposta negativa anche da parte dell’Onu: il portavoce dell’UNAMI (United Nations Assistance Mission in Iraq) ha detto di non aver ricevuto ancora alcun documento o report in merito. La lettera in questione, dicono da Baghdad, sarebbe stata inviata l’11 maggio e accuserebbe le istituzioni statunitensi legate alla Coalizione di aver sottratto il denaro per la ricostruzione. “Le forze di occupazione americane di stanza in Iraq – si legge nella lettera – hanno commesso un crimine finanziario, rubando il denaro del popolo iracheno stanziato per lo sviluppo del Paese. Si tratta di 17 miliardi di dollari”.

     

     

    Insomma, nessun giro di parole da parte di Baghdad, che non risparmia accuse dirette agli Stati Uniti. Per questa ragione, il portavoce del governo iracheno, Ali al-Dabbagh, ha fatto sapere che il Consiglio dei Ministri ha discusso i report preparati dal Consiglio di Controllo riguardo allo “scippo” subito da parte del DFI: “Il governo iracheno ha deciso di creare una commissione guidata dal vice primo ministro Roj Nouri Shawis per preparare un report completo e dettagliato sui fondi iracheni gestiti dalla CPA e dal suo inviato Paul Bremer”.

    Gli Stati Uniti non ci stanno e tentano di difendersi, annunciando e promettendo una piena cooperazione con l’Iraq al fine di rintracciare il denaro scomparso. “I due governi condividono una commissione di trasparenza con la quale analizzare la storia del Development Fund for Iraq” ha detto il portavoce dell’ambasciata Usa in Iraq, David Ranz, citato da France Press. Aggiungendo che i due governi stanno lavorando insieme all’Ispettore Speciale per la Ricostruzione in Iraq per capire come sono stati spesi i fondi gestiti dal DFI e diretti alla popolazione irachena.

     

     

    Ma se la miglior difesa è l’attacco, gli Stati Uniti non risparmiano critiche a Baghdad: secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa americana Associated Press, alcuni funzionari Usa hanno accusato il governo iracheno di non permettere loro l’accesso ai dati bancari necessari a determinare l’ammontare del buco di cui vengono ritenuti responsabili. Un buco che era già stato in parte stimato lo scorso anno dal governo americano, attraverso l’analisi dell’Ispettore per la Ricostruzione, ma che si fermava a 8,7 miliardi dollari.

    La risposta irachena arriva per bocca di un parlamentare iracheno, Jawad al-Shehaili, membro del gruppo radicale sciita guidato da Moqtada al-Sadr: “Il tema centrale non è il ritorno in Iraq del denaro sottratto – ha commentato al-Shehaili – La questione va spostata sul fatto che gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per l’Iraq. Elargivano con la mano destra e rubavano con la sinistra”.


I COMMENTI:
  • era tutto chiaro dal'inizio della guerra fasulla e ingiustificata,il colonello nero pawell con un flaccone di talco oppure sale si presento al senato americano ed accuso Saddam di fabbricare l'antrace per avvelenere le acque americane (dire che e' stata una grande minchiata è poco)addirittura alcuni senatori ribadirono che cosi facciamo ridere i polli nei pollai,tutto questo non ha cambiato l'opinione degli italiani e hanno approvato l'attacco all'Iraq !!(che vergogna)tutti erano contro saddam hossein come se fosse assasino dei loro padri,comunque dopo i bombardamenti ed arrivo dei benefattori americani spsrirono miliardi di valute estere dalle banche irakene chi ha fatto piazza pulita dei soldi ?non si sa ,solo che poi tanti colonelli,generali hanno gonfiato i loro conti nelle banche americane,ora si scopre che i finanziamenti fatti per ricostruire il paese (che l'hanno distrutto loro stessi con i loro bombardamenti infiniti)a costo di rubare e saccheggiare tutti beni dei poveri irakeni,,succede anche in afganestan la stessa cosa ,di ricostruzione non c'è nessun segno ,solo malattie ,droga,e le case di fango tutti distrutte dalle bombe che costano milioni di dollari,l'eoropa o dorme o è il compice di questi delitti contro umanita',ancora vergogna,pero si festeggia il diritto dei gey di sposarsi!!!!! 26-06-2011 20:21 - dario
  • Nello schema bellico brevettato ai tempi di Bush (che elevava a sistema il tradizionale intreccio pubblico-privato dei decenni precedenti) erano presto emerse (inchieste del General Accounting Office del Congresso) stratosferiche grassazioni di pubblico denaro a favore dei contractors.

    Se il complesso militare deruba così allegramente i contribuenti americani, cosa pensate possa fare con i soldi destinati, per tacitare le coscienze, a ricostruire un paese da questo distrutto ? Una nuova frontiera del 'keynesismo militare', fonte perenne di bustarelle e posti di lavoro 'a casa' e con l'ulteriore vantaggio di poter corrompere e controllare le elites locali.
    Se queste protestano è probabile che qualcosa è andato storto nella spartizione del bottino e/o vogliano indossare dei panni più 'nazionalistici' agli occhi degli iracheni, i cui standard di vita sono ancora al di sotto dei tempi dell'embargo. 26-06-2011 16:53 - almanzor
  • E i 5000 giovani americani morti per la libertà dell'Iraq, chi li ripaga? E i costi enormi della guerra? 17 miliardi di dollari scomparsi? Soltanto? 26-06-2011 13:53 - lectiones
  • In realtà le stime sul "buco" riportate nell'articolo sono prudenziali. Dal budget dell'Iraq mancano anche molti fondi resideui del programma "Oil for food", sempre gestito dagli americani con la supervisione delle Nazioni Unite. Molto di grave ma niente di strano. L'Iraq ha pagato un conto economico, oltre che umano, smisurato a una delle guerre che sarà ricordata dai libri di storia come uno dei più clamorosi insuccessi strategici degli Stati Uniti e dei suoi alleati, oltrechè uno dei più rilevanti crimini contro l'umanità del Terzo dopoguerra. 26-06-2011 10:42 - Valter Di Nunzio
  • LO STESSO CLISCE SI STA RIPETENDO IL LIBIA perché non si ribella nessuno ? Dove sono finiti i pacifisti? Cosa dobbiamo aspettare che la puzza dei cadaveri arrivi fino in Italia. Il terrore di perdere contratti petroloferi ci fa accettare simili orrori, cosa racconteremo ai nostri figli quando ci chiederanno il motivo della GUERRA ALLA LIBIA? 26-06-2011 07:35 - SalvoG57
  • anche ad haiti non si sta costruendo niente andato Clinton a far visita veloce e Bertolaso,e anche li prima o poi si inpossesseranno dell isola.

    lupi vestiti da agnelli 26-06-2011 06:25 - lele
  • E certo, si pigliano il petrolio,non sono mica un opera di carità. E per quello che hanno fatto la guerra,ingenui.. 25-06-2011 19:09 - loli
I COMMENTI:
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI