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Astrit Dakli
Nasce il partito anti-Putin
La sfida, non dichiarata ma evidente, tra il presidente russo Dmitrij Medvedev e il premier Vladimir Putin in vista delle elezioni presidenziali del marzo prossimo si arricchisce di un elemento nuovo: il varo ufficiale di un partito nato due anni fa ed esistito finora solo sulla carta, "Giusta Causa", che si proclama liberale in politica e liberista in economia, sotto la guida di un ricchissimo oligarca, il 46enne Mikhail Prokhorov, proclamato oggi presidente della nuova formazione politica durante il congresso di fondazione.
Che c'entra questo con il duello Medvedev-Putin? L'operazione è abbastanza trasparente: Giusta Causa ha già detto nelle scorse settimane di essere pronta ad appoggiare la candidatura di Medvedev alla elezioni del 2012, mentre il partito "Russia Unita", che ha una schiacciante maggioranza assoluta in parlamento e che è guidato da Putin ha detto (per bocca di diversi esponenti di primo piano) di voler sostenere la candidatura del proprio leader.
Dunque il nuovo partito si propone di diventare un'organizzazione politica nazionale ramificata e ben connessa al centro di potere del Cremlino, di presentarsi alle elezioni politiche del dicembre prossimo, di conquistare una significativa fetta di seggi e di diventare così la base per riportare (mantenere) Medvedev al vertice della Russia. Il presidente infatti, per quello che ha finora fatto capire del suo progetto politico-economico, appare perfettamente omogeneo rispetto a Giusta Causa, molto meno rispetto a Russia Unita.
Senza un chiaro avallo di Medvedev, d'altra parte, difficilmente Prokhorov si sarebbe arrischiato a compiere un passo che è costato carissimo otto anni fa al suo "collega" miliardario Mikhail Khodorkovskij - accusato di furto, truffa ed evasione fiscale dopo aver manifestato l'intenzione di scendere nell'arena politica, quindi condannato e ricondannato a un totale di 14 anni di carcere duro in processi che non hanno brillato per trasparenza e oggettività. Come Khodorkovskij, anche Prokhorov non è certo arrivato all'attuale ricchezza solo con azioni di specchiata onestà: soprattutto all'inizio della carriera, negli anni '90, tutti gli attuali super-ricchi, chi più chi meno, sono passati da una fase di arraffamenti molto discutibili di beni statali e da legami con gruppi mafiosi. Dunque, nel momento in cui si espone e crea un problema politico, rischia a sua volta di essere chiamato a rispondere di qualche azione del suo passato, finora passata sotto silenzio in cambio dell'ossequenza politica.
Oggi Prokhorov è "valutato" dalla rivista specializzata Forbes il terzo uomo più ricco della Russia, con un patrimonio personale di 18 miliardi di dollari: il cuore del suo impero economico è la società finanziaria Onexim, che detiene un'importante quota nel gigante mondiale dell'alluminio RusAl e una ancora maggiore nella PolyusGold, monopolista delle miniere d'oro della Siberia orientale. E' editore del più importante quotidiano economico-politico, Kommersant. In occidente è noto per essere il patron dei Nets, la squadra di basket di New Jersey. A un altro livello, è noto per i suoi eccessi mondani e tempo fa (2007) fu anche arrestato dalla polizia francese per aver organizzato festini a base di prostitute in un albergo di lusso a Courchevel, sulle Alpi.
Che la "discesa in campo" di Prokhorov sia destinata a muovere seriamente il panorama lo si è capito immediatamente: da un lato i giovani di Molodaya Gvardija (giovane guardia), il braccio juniores di Russia Unita, hanno picchettato all'esterno la sede del congresso, con striscioni e slogan che contestavano il diritto del tycoon di trasformarsi in un leader politico; dall'altro la tv di stato ha trasmesso in diretta il suo discorso inaugurale, durante il quale il miliardario ha apertamente criticato il sistema di potere quasi monopartitico imposto da Putin con Russia Unita, ha manifestato l'intenzione di far diventare Giusta Causa il secondo se non il primo partito del paese e, molto significativamente, ha detto che Khodorkovskij non dovrebbe stare in carcere ma in libertà condizionale.
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invece in Russia se un altro elemento del genere si presenta alle elezioni, e l'autorità giudiziaria, lo incrimina, condanna e alla fine lo sbatte in prigione, secondo quasi tutti i giornali ed anche molti partiti italiani(comprese molte istituzioni occidentali)questa NON è democrazia ma bensì dittatura?
ma fatemi il piacere;
magari avessimo anche noi un personaggio del calibro di Vladimir Putin!
alexfaro 30-06-2011 18:14 - alexfaro
Gli americani mirano a conquistare l'immensa Russia di cui sono invidiosi e lo faranno o creando la contraddizione interna o abbattendola dall'esterno.
Il mondo da quando è scomparsa la URSS è fritto nelle mani della delinquenza USA 25-06-2011 21:02 - pietro ancona