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Di Pietro e Vendola, che ci azzeccano?
Hanno innescato una serrata discussione politica le interviste realizzate dal manifesto ad Antonio Di Pietro e Nichi Vendola nei giorni scorsi. Da tre giorni i due leader politici del centrosinistra battibeccano a mezzo stampa. Il leader dell’Italia dei valori, ringalluzzito dalla vittoria referendaria, nel giro di 72 ore ha lanciato l’idea di un’Idv2, ha fatto una strizzata d’occhio a Berlusconi inneggiando al dialogo e meritandosi le ire dei militanti più ferocemente antiberlusconiani del suo partito, e invita a non anteporre le primarie ai programmi come farebbe invece Vendola. Il presidente della Puglia risponde accusandolo di essere tornato «il moderato delle origini» e di voler riproporre «gli incontri fra leader nelle stanze chiuse». E rilancia: «Il programma scriviamolo in piazza», attingendo alle competenze maturate dai movimenti della scuola, dei precari, della cultura, etc. Poi parla anche alla Federazione della sinistra, con la quale è gelo dai tempi della scissione da Rifondazione comunista: «Mi piacerebbe tornare a discutere con loro», «lotterò perché non ci siano esclusioni a sinistra», ma attenti all’autoesclusione di chi «considera il governo come una sorta di perdizione e quello dell’opposizione una salvazione». Di Pietro a sua volta risponde: «L’Idv è un partito che ha l'obiettivo di diventare un movimento di massa, e come tale non può parlare solo ad alcuni e non può parlare solo agli amici di Pancho Pardi», cioè alla sinistra anche del suo partito. Le domande che si pongono sono varie: è una conversione al moderatismo in vista di un futuro governo di centrosinistra, quella di Di Pietro, o si tratta del solito leader opportunista che non è mai stato di sinistra ma ne ha cavalcato le istanze fin quando lo ha ritenuto utile? E dunque, cosa ne sarà della sinistra dell’Idv, a cominciare da De Magistris fino a Pancho Pardi, appunto? E ancora: viene prima il programma o le primarie, oppure le due cose vanno a braccetto? Il programma in piazza di Vendola è un’idea «azzeccata», come direbbe Di Pietro, o una trovata populista?
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Ma chissenefrega di chi mi governerà, l'importante è cosa farà.
Per me il capo del governo potrebbe essere pure un comodino se abolirà la Biagi, ritirerà le truppe di guerra, farà politiche in favore di operai, precari, pensionati... 26-06-2011 11:51 - Mirko P.
Vendola si accorge che esiste la Sinistra dopo anni di scissioni e colpevole omertà.
Evidentemente o l'orecchino sx faceva interferenza e non riusciva a sentire i continui appelli fatti dalla Federazione della Sinistra, aiutato dalla sordina messa dai mass media, compreso il Manifesto, oppure ha capito che senza il riconoscimento dell'esistenza dei comunisti questi non lo voteranno mai nelle ipotetiche primarie (n.i.p.).
Di Pietro, pensando di aver scampato il pericolo di essere divorato da de Magistris a livello nazionale e scavalcato a Sinistra, torna al centro sapendo che i comunisti non lo voteranno mai n.i.p., e trova Vendola che già stava banchettando e quindi scattano le mazzate.
Agitare le acque è bene, parlare di Programmi è meglio. 26-06-2011 10:17 - Pasquale
all'insegna del s'è fatto quello che s'è potuto.
Saluti 26-06-2011 09:32 - t.o.
Sinceramente credo che la cattiva politica si combatta con la buona politica. Gli insuccessi, si combattono con i fatti e non con gli slogan vuoti di cui spesso l'Idv si riempie i cartelloni elettorali.
Detto questo, e aggiungendo che viceversa vedo in Vendola l'unico che possa farci riemergere dalla situazione in cui ci troviamo (potremmo discutere se abbia senso parlare di un "salvatore della patria". Io credo di si!), non mi sorprenderebbe in una svolta dell'Idv convergente ad un polo centro-destrista (che poi sarebbe la naturale collocazione di Di Pietro se ci pensate bene!) fatta di Fini, Bocchino, Rutelli (va be!), Casini e compagnia bella.
Vi pare cosi assurda come ipotesi? 26-06-2011 09:08 - Tommaso
Il leader Idv ha ragione quando parla delle primarie "alla Vendola"; perché è chiaro che l'ossessione vendoliana sulle primarie nasconde il sogno di diventare leader di un grande partito come il Pd.
Però è evidente che le esternazioni di Di Pietro, più che a puntare all'unità dell'opposizione, mirano anch'esse ad un'investitura alla leadership (in questo caso ancora più perversa di quella comprensibilissima di Vendola, perché Di Pietro al potere assomiglierebbe a Berlusconi).
Il vero problema non è Vendola o Di Pietro, ma eliminare questo assurdo sistema del bipolarismo che ha rovinato il paese.
Il bipolarismo avrebbe dovuto evitare quelle divisioni all'interno dei partiti che avevano impedito la stabilità politica negli anni passati e dobbiamo certificare il fallimento di questo sistema, con maggioranza ed opposizione divisi più che mai al loro interno, ed il bipolarismo è parte integrante del "culto del capo" alla Berlusconi.
Non voglio ripetere le parole di Casini, il ragionamento si può fare benissimo a partire da sinistra: perché è col bipolarismo che i gerarchi del Pd hanno voluto tagliare fuori tutte le componenti ex Pci. Salvo adesso farle rientrare dalla porta di servizio con Sel perché senza di loro non si vince.
Sia Di Pietro che Vendola sono all'interno di questa logica che ha fatto del male al paese e, soprattutto, alla sinistra.
E, per quanto riguarda le primarie, non è stato forse quel "campione" di Veltroni ad introdurle? I sogni "alla Obama" di Veltroni in Italia non funzionano. 26-06-2011 08:37 - dialektische materialismus
Non potete scrivere:HA FATTO UNA STRIZZATA D'OCCHIO A BERLUSCONI INNEGGIANDO AL DIALOGO.
In questi momenti così delicati per la sinistra e per gli Italiani tutti, sia per quelli che hanno coscienza di quello che sta accadendo sia per quelli ignari che non c'è l'hanno. 26-06-2011 08:14 - SalvoG57