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redazione
Giornata contro la tortura "Italia inadempiente"
Giornata internazionale contro la tortura: e per il ventitreesimo anno ci ritorviamo a denunciare come in Italia, paese che ha ratificato nell'88 la Convezione dell'Onu, sia inadempiente. Da allora, infatti, l'Italia non ha inserito - come avrebbe dovuto fare - questo reato nel codice penale. Non per caso, va da sé, ma per scelta. Una scelta che evidentemente non ha colore.
Eppure non è che il nostro paese sia esente dall'agenda di chi si occupa di tutelare i diritti umani. Nel 2010 il nostro paese è finito nel rapporto annuale di Amnesty International a causa delle "ripetute" denunce di maltrattamenti da parte delle forze dell'ordine - casi eclatanti quelli di Aldrovandi, Cucchi, Uva. Ma non si tratta solo di casi di cronaca. Poiché il problema del rispetto dei diritti umani, e della mancanza in Italia di un "paradigma" condiviso dall'intero arco parlamentare è all'ordine del giorno. Lo ricordavano, in occasione della Giornata Onu, in piazza Navona a Roma, i Radicali che hanno inscenato sotto una forca il dramma degli "ottocento morti in carcere dal 2002 a oggi, per denunciare le condizioni di tortura a cui sono quotidianamente sottoposte le migliaia di reclusi negli istituti di pena italiani". Il leader Radicale Marco Pannella ha nei giorni scorsi affrontato un nuovo "martirio personale" con un durissimo sciopero della fame e della sete - quest'ultimo interrotto solo dopo la lettera del presidente della Repubblica Napolitano - per cercare di smuovere le coscienze sull'ormai incancrenita situazione degli istituti di pena italiani. Come ha ricordato il presidente di Amnesty Internazional Italia, Riccardo Noury, la mancanza della previsione del reato di tortura nel nostro ordinamento si porta dietro anche la mancanza di un'autorità indipendente che possa monitorare i luoghi di detenzione: carceri, centri di espulsione, stazioni di polizia. Sotto questo aspetto qualcosa sembra muoversi, visto che entro la fine dell'anno dovrebbe essere varata una nuova Authority, quella dei diritti umani: Per Noury l'ideale sarebbe avere una «figura indipendente con una comprovata esperienza nel campo dei diritti umani che operi come tutti i comitati di controllo internazionali».
La tortura è una pratica odiosa, in alcuni paesi come il Maymar utilizzata addirittura come "programma di governo" (denuncia di Amnesty). E' praticata in forma diffusa ancora in 111 paesi, cioè la metà del mondo. E, di nuovo, è una cosa che ci riguarda da vicino. Poiché la "persistenza" della otrtura nel mondo è una delle molle fondamentali che spinge le persone a lasciare il proprio paese e a cercare rifugio altrove. Plasticamente questo legame inscindibile è rappresentato dalla quasi coincidenza dlele due giornate che celebrano altrettante convenzioni delle Nazioni unite: oggi sulla tortura e solo una settimana fa, il 20 giugno, la giornata mondiale del rifugiato. Proprio in quell'occasione l'Alto Commissario per i rifugiati ha ricordato che quest'anno è stata registrato il numero più alto di rifugiati nel mondo degli ultimi quindici anni.
Le associazioni più vicine alle questioni legate prorpio ai rifugiati non a caso hanno legato i due temi. Lunedì all'Ambra Jovinelli andrà in scena lo spettacolo "Sulle tracce delle conchiglie, in memoria di Ken Saro Wiwa", messo in scena da un gruppo di dodici rifugiati che partecipa a un laboratorio riabilitativo. Anche l'Arci ha scelto di legare le due questioni: a Bari, dove si trova uno dei più grossi centri di accoglienza per i richiedenti asilo (Cara) si è conclusa domenica sera la settimana "Chiamata alle arti" per il diritto di asilo: si è scelto di dare la parola all'espressione artistica, per trasmettere il significato del concetto "rifugio".
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Praticamente uno stato con sempre un piede nel fosso del regresso, della recessione che è quello che stà avvenendo con la scusa della crisi. 27-06-2011 19:26 - Gromyko