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FUORIPAGINA
29/06/2011
  •   |   Rocco Di Michele
    «È il suicidio del sindacato»

    «Lunare e imbarazzante». Per Gianni Rinaldini, 8 anni da segretario generale della Fiom, ora coordinatore dell'area «La Cgil che vogliamo» e membro del Direttivo nazionale di Corso Italia, la discussione che va avanti tra Confindustria e i sindacati è fotografata da questi due aggettivi. Che valgono però anche per il dibattito interno alla Cgil.
    Sembra abbiano firmato l'accordo...
    È la conferma delle voci che dicevano che il testo c'era già. Non è credibile che, in una trattativa così complicata, abbiano fatto tutto nel giro di poche ore.
    Si apre un problema nella Cgil?
    Non è stato presentato nessun testo scritto. Al tavolo non c'era neppure una «delegazione trattante». Han fatto tutto in due o tre della segreteria. Una roba inaccettabile nella vita interna della Cgil. Non c'è stato nemmeno un «ufficio» ad affiancare, come si fa di solito, con i segretari di categoria. Nei miei ricordi, trattative così delicate e importanti vedevano la Direzione della Cgil (ora non c'è più) convocata in seduta permanente e in continuo contatto con la delegazione al tavolo. Viene siglato o firmato un accordo assolutamente misterioso per i segretari generali di categoria e il coordinatore di un'area nazionale della Cgil. Di fatto il Direttivo sarà messo nelle condizioni di votare una sorta di «fiducia» alla segretaria. Sì, esiste ormai un problema di democrazia nella vita interna della Cgil.
    Non si è discusso abbastanza?
    Con il meccanismo sviluppatosi purtroppo negli ultimi anni, ogni votazione del comitato direttivo si configura alla fine come un voto di fiducia sul segretario generale. Pensando in questo modo di annullare l'articolazione del dibattito esistente. Stavolta non mi sorprenderei che qualcuno, rientrato recentemente in Cgil come coordinatore della segreteria del segretario generale, dopo aver svolto a lungo ruoli amministrativi (Gaetano Sateriale, ndr), abbia in questi giorni lavorato alla definizione del testo.
    Cosa sai sul merito dell'accordo?
    E' riassumibile in un aspetto centrale decisivo, da cui discende tutto il resto: lavoratori e lavoratrici non sono chiamati a votare le piattaforme e gli accordi che li riguardano. Il meccanismo individuato prevede che attraverso la «certificazione» (un mix tra iscritti e voti alle rsu) le organizzazioni che superano il «50%+1» possono fare accordi che diventano immediatamente esecutivi. Questo è devastante. Perché nega la democrazia, che assieme al conflitto è l'unico strumento a disposizione dei lavoratori per intervenire sulla propria condizione. E inquina fortemente gli stessi tavoli di trattativa, perché quando ci si parla tra soggetti sociali espressione di interessi diversi, non si è in un club di amici. È prevedibile che si darà vita a un mercato del tesseramento, teso a favorire le organizzazioni più disponibili a certi accordi. Non mi sorprenderebbe che arrivassero pacchi di iscritti a questa o quell'organizzazione. Sta nelle cose.
    Qual'è il punto di principio?
    Non sottoporsi al voto e al giudizio dei lavoratori vuol dire affermare il concetto che i contratti sono proprietà delle organizzazioni sindacali, e non fanno capo all'espressione della volontà dei soggetti interessati. Non era mai avvenuto che la Cgil istituzionalizzasse in un accordo che questi sono validi senza il pronunciamento dei lavoratori. Tutt'al più, in questi anni, si è discusso sulle forme della consultazione. Faccio presente che gli accordi separati dei metalmeccanici, nel 2001 e 2003, avvennero proprio sul referendum tra i lavoratori a fronte di posizioni diverse. In ambedue i casi, Fiom e Cgil decisero congiuntamente.
    Che fine fanno le rsu?
    A livello aziendale, lì dove ci sono le rsu, queste decidono senza il voto dei lavoratori; dove ci sono le rsa, i lavoratori possono votare il loro contratto. Inoltre, sulle deroghe, c'è una questione che non ho capito o che è inaccettabile: invece di «deroghe» di parla di «adattabilità» a livello aziendale. È anche peggio delle «deroghe definite».
    E sul diritto di sciopero?
    Anche qui. o non ho capito bene oppure è inaccettabile: si parla genericamente di possibilità di una «tregua», che in termini sindacali non può che voler dire tregua sugli scioperi. La clausola della Fiat, insomma. Ma la Cgil non ha mai firmato limiti all'esercizio del diritto di sciopero. E mi domando: se si accettano questi criteri in una trattativa con le aziende private, non credo si possano affermare cose diverse nel corso di una trattativa interconfederale col governo. Penso che questa operazione sia il suicidio della Cgil.
    Ma perché la Cgil si va a suicidare?
    Non vorrei che fosse per le cosiddette «ragioni politiche»... Una divisione sindacale può creare problemi a partiti che in tutti questi anni si sono limitati a dire «fate l'unità», per evitare di pronunciarsi sul merito. Poi c'è l'idea folle per cui, in questo modo, si creerebbe un rapporto «dinamico» nei confronti del governo «tra le forze sociali», con Confindustria. E questo alla vigilia di una manovra economica in cui il contributo di Confindustria è chiedere sia ancora più pesante nei confronti di lavoratori e pensionati...
    In queste condizioni, com'è possibile fare opposizione al la manovra?
    La Cgil non potrà che decidere le necessarie iniziative di lotta contro la manovra. Sarà difficile spiegare che un accordo che annulla la democrazia dei lavoratori sia un elemento che rafforza le iniziative contro il governo.
    Se la democrazia sta così, anche in Cgil, come si cambiano le cose?
    Siamo di fronte a una questione enorme. Abbiamo già convocato l'assemblea dell'area congressuale per il 13 luglio (dopo il Direttivo dell'11- 12), lì decideremo le iniziative conseguenti. È incredibile, con quello che è successo in altri paesi europei e in Italia - il voto di amministrative e referendum, il crescere di forti movimenti fondati sulla richiesta di partecipazione e democrazia - la Cgil non trovi di meglio che negare a chi lavora un diritto democratico fondamentale. Con l'evidente rischio di complicare tutti i rapporti con tutti i movimenti che ci sono nel paese, a partire da studenti, precari, diverse forme di autorganizzazione e inziative. Ed è ora di dire che il «patto di stabilità» europeo va assolutamente cambiato.
    In quale direzione?
    Questo è un patto tutto finalizzato alla stabilità monetaria, senza alcuna politica: sociale, sull'ambiente, sull'armonizzazione fiscale. Niente. Alla fine l'Europa si presenta solo con la faccia dei vincoli monetari.


I COMMENTI:
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  • Fabio Vivian, percui tu dai sempre via il culo? 03-07-2011 20:22 - lulu
  • Caro Franz . Forse hai Un pò di confusione sulla parola "Trattativa" e sulla parola "Politica".
    Trattare non significa dire Si.
    Tratti fin tanto che ci sono i presupposti che rispettino almeno gli obbiettivi minimi e le categorie coinvolte nella trattativa ,Si dice No ai contenuti non ai ricatti ... per la paura di rimanere fuori da trattative ritenute stategiche.

    La cgil e le sue categorie non fanno politica perchè non legifera ma danno indirizzi di carattere politico al governo Poichè se le leggi hanno effetto sul mondo del lavoro e di conseguenza il sindacato deve vigilare in modo che esse non inficino su di noi lavoratori.
    Mi sembra che troppo spesso si confonde questo passaggio a mio avviso fondamentale tra fare politica e indirizzare la politica. 30-06-2011 16:27 - claus73
  • Conviene ricordare che, se non ci fosse stato accordo unitario, non solo si sarebbe rischiato un altro accordo separato, con regole altrettanto vincolanti, ma per di più il governo avrebbe provveduto con decreto legge sul riassestamento del rapporto tra contratti nazionali e contratti aziendali. 30-06-2011 10:38 - Fed Jr.
  • Purtroppo le conquiste politiche e sociali degli anni settanta ed ottanta, poi diventate diritti acquisiti irrinunciabili, oggi sono considerate privilegi inaccettabili da distruggere non solo dalle destra ma anche da molti esponenti del PD. Questo per colpa innanzitutto del governo Craxi che nel 1983 tolse ai lavoratori la Scala Mobile, e poi per la responsabilità di dirigenti come Bruno Trentin e Sergio Cofferati che con i famigerati accordi del 1992 e 1993 firmati secondo loro per salvare l’unità sindacale collocarono di fatto la CGIL in posizione subalterna rispetto al padronato. La perdita della posizione di leadership della CGIL provocò il suo indebolimento nei confronti di CISL e UIL, creando le premesse per la rottura dell’unità sindacale, cosa a mio giudizio ampiamente prevedibile. Ma le mie grida di avvertimento non furono ascoltate. Mi sono dimesso dalla CGIL alla fine del 2007, dopo 37 anni di lotte interne, prima tra i ferrovieri e poi tra i pensionati. Non potevo rimanere nella stessa organizzazione che aveva firmato il famigerato accordo del 23 luglio 2007. La storia dei gruppi contestatori interni alla CGIL come “Alternativa sindacale” ed “ Essere sindacato” che si opponevano alla sciagurata politica della concertazione, è la dimostrazione di quanto sia vana la scelta di rimanere all’interno di un’organizzazione per cercare di correggerne la linea politica, perchè chi è al potere gioca sempre sporco, sia nelle forze politiche che in quelle sindacali.. I contestatori sono stati sbeffeggiati, schiacciati e costretti a dimettersi dagli incarichi. Solo i metalmeccanici hanno resisto, anche perché dopo il disastroso risultato elettorale del 2008, CISL e UIL hanno rotto la precaria unità sindacale e si sono venduti al governo Berlusconi.. Ma tutto nasce dal famigerato accordo del 23 luglio 2007 che è stato una vera sciagura per tutti gli operai, i pensionati ed i precari. Tra l’altro le irregolarità nelle operazioni di voto del referendum sindacale sull' accordo del 23 luglio 2007 tra Governo ( “amico”), sindacati e confindustria, sono state veramente insopportabili. Lunedì 8 ottobre 2007 sono andato a votare nella sede della Lega SPI del rione di S. Giacomo a Trieste in via Frausin. E' stata un'esperienza molto interessante. Ho trovato un vero convegno di vari dirigenti sindacali e politici, tutti diessini, che controllavano i votanti. Tutti impegnatissimi a convincere quelli che volevano partecipare al referendum a a votare " SI ". Quando io ha messo decisamente il mio segno sulla casella con sopra scritto " SONO CONTRARIO ", mi sono saltati tutti addosso. Hanno detto che ero stato il primo a votare " NO " in tutta la mattinata ( erano circa le 11.45 ), che con il mio voto avrei provocato danni spaventosi alla classe operaia ed a tutti i pensionati. Ho avuto il sospetto che fossero un pochino alticci, perchè ho notato che avevano già stappato un paio di bottiglie per festeggiare in anticipo la vittoria. Me ne sono andato senza replicare a queste provocazioni, ma sono rimasto parecchio amareggiato. Questo è il clima che si respirava nelle leghe SPI di Trieste nel 2007, e non mi risulta che oggi sia cambiato. Anzi con la Susanna Camusso temo che le cose andranno peggio, molto peggio. 30-06-2011 06:49 - gianni

    la redazione: la ripubblichiamo, ma l'avevamo gia' pubblicata gianni
  • Mi spiace Fabio, non è questione di opinioni ma quello che scrivi dimostra che non sai di cosa stai parlando. Hai messo insieme in tre periodi tutta una serie di inesattezze e sciocchezze. La storia della contrattazione in Italia negli ultimi anni non è quella che racconti tu, così come la storia della Fiom e della CGIL. Ripassa e poi ne parliamo 30-06-2011 00:14 - Roberto
  • la fiom dal 1994 ha intrapreso un percorso di valori e coerenza ridando coscienza di classe ai lavoratori,cosa che non è riuscita alla sinistra politica e a buona parte della cgil,riportando centinaia di migliaia di lavoratori e simpatizzanti nelle piazze di tuuta italia,questo al"sistema"non va bene perciò l'obiettivo é fare tacere la fiom...w la fiom! 29-06-2011 22:51 - fabrizio melega
  • Ha fatto bene la Camusso : il mestiere del sindacato è fare trattative e non fare politica (per quello ci sono i partiti e i movimenti). La CGIL (e la Camusso) ha capito che per rappresentare prima di tutto bisogna trattare e non semplicemente dire di no. Guradate compagni che al nord (come rilevava proprio una inchiesta del Manifesto) ci sono operai Fiom che votano Lega : motivazione "CGIL sono i piu bravi a fare la trattativa e ci interessa solo quello"...se cominciamo e non fare piu trattive solo perchè i sindacalisti vogliono fare i politici non si va da nessuna parte. 29-06-2011 22:06 - Franz
  • forse, prima di parlare di sindacato, uno dovrebbe stare in fabbrica 8 ore al giorno tutti i giorni, poi può giudicare qale sindacato non fa il propprio dovere durante le trattative o perchè i risultati non vengono. conquiste senza lotte io ancora non ne ho viste 29-06-2011 22:05 - willy
  • Il sindacato nella sua espressione prevalente è morto da tempo. Per esserci, si adatta ad esserci comunque, ma mentre CISL e UIL hanno ideologie e perseguono interessi compatibili, la CGIL si acconcia al compromesso possibile.Lo dimostra il fatto che ha avuto due segretari generali socialisti, minoritari nell'insieme, quanto la FIOM. Non si intravedono rive raggiungibili e identificate in questa navigazione senza timone. 29-06-2011 21:54 - Riccardo Geri
  • Da quello che mi consta la sig.ra Camusso era una craxiana di ferro. cosa altro aggiungere? 29-06-2011 21:52 - francesco
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