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Antonio Sciotto
Il salasso verrà dopo le elezioni
La maxi-manovra è pronta e ieri il ministro dell'Economia Giulio Tremonti l'ha presentata al premier Silvio Berlusconi e agli altri ministri, nel corso di un vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli: il varo è previsto per giovedì. L'importo della stangata sarebbe salito da 43 a 47 miliardi di euro, con 1,8 di impatto su quest'anno, 5,5 l'anno prossimo, e ben 40 miliardi distribuiti tra il 2013 e il 2014. Da notare la distribuzione sugli anni: praticamente il «grosso» verrà a partire dal 2013, ovvero subito dopo le nuove elezioni (a meno che non si vada al voto prima).
Altro elemento «triste»: i «risparmi» e maggiori introiti vengono da una serie di provvedimenti fatti pagare a lavoratori e pensionati: le donne, ad esempio, da qui ai prossimi anni vedranno aumentare la propria età pensionabile, arrivando a 65 anni (l'anno prossimo già a 61, poi ogni biennio si salirà di un anno); male se la vedono anche i dipendenti pubblici, che dovranno subire un ulteriore congelamento dei propri stipendi (anche nel 2014 e non più solo fino al 2013), e i precari, dato che il blocco del turn over - confermato e prolungato anch'esso di un anno - impedirà le assunzioni. E così pagheranno tanti anziani, vittime primarie dell'aumento dei ticket e dell'abbassamento del tetto di spesa per i farmaci stabilito per le regioni.
Dell'attesa riforma fiscale, però, non c'è traccia: Tremonti ha tenuto duro e ha deciso di conservare l'annunciata linea del «rigore»; al massimo, ha spiegato il ministro degli Esteri Franco Frattini, ci sarà una «rimodulazione» delle tasse, «ma non una riduzione». La stessa Corte dei Conti, ieri, aveva ammonito il governo: la Corte ha definito «improrogabile» una riforma che alleggerisca il peso su salari e pensioni, chiedendo di puntare sulla lotta all'evasione, e affermando di condividere il progetto di «disboscamento» delle detrazioni: «Oggi si pone all'attenzione generale l'improrogabile necessità di un intervento in materia fiscale che riduca in misura significativa le aliquote sui redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati», dice significativamente la Corte. E ricordando che per questi soggetti «la ritenuta fiscale e contributiva è operata alla fonte», i magistrati contabili evidenziano che «l'incremento del tasso di inflazione da prevedersi nei prossimi anni potrebbe comportare ulteriori erosioni del potere d'acquisto con conseguente diminuzione del reddito reale delle famiglie e ulteriore contrazione del mercato interno». Ma nel contempo la Corte ha invitato Tremonti a proseguire sulla strada del «rigore», che però non vuol dire «tagli lineari», ma «procedere a tagli selettivi di tipologie di spese ritenute meno utili».
Il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2014 - obiettivo della manovra - è per la Corte dei Conti «al limite della sostenibilità»: i magistrati invitano alla «ricerca di una crescita più sostenuta», e a maggiori investimenti, dato che quelli previsti nel 2012 «toccherebbero il valore più basso degli ultimi anni». Insomma, le critiche al governo di imprese, sindacati e opposizione sull'assenza di una qualsiasi politica di crescita e investimenti sarebbero confermate dall'analisi dell'ultima manovra elaborata da Tremonti.
Tornando al fisco, pare che sia confermato l'aumento di 1 punto dell'Iva (all'11 e 21%), come ha spiegato il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano, mentre si ventila la possibilità che venga innalzata la tassazione sulle rendite finanziarie: misura rispetto a cui Borsa Italiana ha espresso «preoccupazione», chiedendo che non si attui. Settecento milioni di euro, invece, arrivano immediatamente: sono stanziati per prorogare le missioni italiane all'estero fino a fine 2011. Altra novità: dal 2012 la Croce rossa verrà privatizzata; con conseguenze pesanti per il personale: chi è a tempo indeterminato (a eccezione dei militari) verrà posto in mobilità, mentre non verranno rinnovati i contratti a termine.
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Varrebbe la pena di riflettere su cosa realmente sia questa Europa tanto cara alla nostra sedicente "sinistra" riformista, le cui magnifiche sorti e progressive ebbero in Romano Prodi l'alato cantore.
Ci spiegarono che un consistente mercato europeo regolato da una moneta unica era necessario per evitarci, in futuro, di restare piccoli e divisi, schiacciati dalle economie dell'area nordamericana e asiatica.
Ci spiegarono anche che la moneta unica avrebbe avuto, quale principale vantaggio, una drastica riduzione degli interessi sul debito, odiosa tassa occulta che sottrae risorse ai cittadini, perché gli interessi corrisposti dai Paesi dell'area Euro sarebbero stati livellati su quelli dell'economia più forte, quella della Germania del Marco.
Invece ci ritroviamo dopo un decennio con un paio di generazioni cui è stato rubato il futuro (ah, il mito della "flessibilità" e delle "opportunità" di cui dobbiamo ringraziare governi di centrosinistra!), con sempre minori diritti, esposti alla concorrenza (basso costo della manodopera, assenza di tutele) della Cina e di altri Paesi emergenti anche dell'est europeo, con in tasca poche monetine e banconote che, strada facendo, hanno via via perso il loro potere d'acquisto (e da tempo ciò non è più dovuto alla non-gestione della transizione Lira-Euro che il governo Berlusconi decise per vellicare una parte della sua base elettorale).
In compenso lo spread fra gli interessi pagati sui titoli di Stato dalla Germania e quelli dei Paesi economicamente più deboli dell'area Euro va aumentando vertiginosamente.
A dispetto di ciò che ci raccontarono, facendoci pagare con entusiasmo un'eurotassa straordinaria, abbiamo solamente devoluto gran parte della nostra sovranità nazionale a organismi decisionali composti da burocrati non democraticamente eletti (tra cui la BCE è il più impattante), col paravento retorico di un Parlamento avente funzione pressoché decorativa. E quando si sarà sarà davvero afferrato cosa compora il Trattato di Lisbona sempre troppo tardi.
Ora comunque viviamo nello spauracchio del "rischio Grecia".
In un recente articolo ( http://tinyurl.com/66a64hg ) Giorgio Cremaschi scriveva: "Perché i lavoratori, i cittadini, il popolo greco dovrebbero impiccarsi alla corda degli strozzini di tutta Europa? Perché la Grecia dovrebbe rinunciare a stato sociale, diritti, regole, sicurezza; vendere all’incanto i propri beni comuni, a partire proprio dall’acqua, per far quadrare i conti delle grandi banche europee e americane? [...] Si dice che i debiti devono essere sempre pagati, e così quello pubblico della Grecia. Tuttavia quando due anni e mezzo fa le principali banche occidentali rischiavano il fallimento, i governi stanziarono da 3.000 a 5.000 miliardi di euro, secondo le diverse stime, per salvare le banche private ed i loro profitti. Oggi si nega alla Grecia da un trentesimo a un cinquantesimo di quella cifra, se non vende tutto".
Vi prego di riflettere sugli ordini di grandezza. Agli speculatori che hanno generato la crisi sistemica che noi stiamo soffrendo vanno "iniezioni di liquidità" in misura trenta-cinquanta volte maggiore rispetto a quanto basterebbe per non infliggere a un intero Paese misure socialmente e economicamete letali, pur di forzare una privatizzazione generalizzata. E la Grecia non è altro che il laboratorio su cui la finanza internazionale (che detiene le redini della politica) sta sperimentando il nostro futuro, il cui destino dovrebbe essere segnato per inevitabile reazione a catena.
E allora di cosa dovremmo preoccuparci maggiormente? Dei meschini traccheggiamenti del governo del politicamente agonizzante Berlusconi, che resiste aggrappato agli scilipoti, oppure della sua autoproclamata alternativa, il centrosinistra imperniato sul PD più il Terzo Polo?
Perché non prendere atto che l'Islanda, con decisioni del tutto diverse, sta uscendo da un default (anch'esso cagionato dall'avere seguito alla lettera i dettami liberisti del FMI) molto meglio della Grecia dell'Euro, che si sta ammazzando per riuscire ad evitarlo?
Se è vero che Nichi Vendola ha avuto la brillante intuizione di insistere sull'importanza del "lessico" e delle "narrazioni" ma non ha il coraggio di volare alto e di dare conseguenza fattuale alla sua sterile poetica, noi possiamo comunque ragionare sugli slogan che gli autoproclamati alternativi al debosciato di Arcore stanno provando a inculcarci (loro sì, con lo scopo di costruire una narrazione accettata e condivisa, ma funzionale al capitalismo confindustrale, alla finanza nazionale e alla grande finanza internazionale, non certo al bene comune).
Perché definire sempre "coraggiose" le "scelte impopolari" e "dolorose"? E poi "coraggiose" per chi? Che "coraggio" c'è ad assumere, da una posizione di assoluto privilegio, decisioni "dolorose" per gli altri, i comuni cittadini? Il furbetto Ricucci aveva un modo rozzo ma efficace per esprimere il concetto: "fare i froci col culo degli altri". Ma non dovrebbe invece essere il perseguimento del bene comune lo scopo ultimo e più alto della Politica? Se il mito del PIL non si coniuga con il diritto alla dignità dei cittadini ma uccide le loro speranze, il loro presente e il loro futuro, il problema non può essere delle persone ma del mito, dell'ideologia che lo ha prodotto e che, sia chiaro, non risponde a una legge naturale (come invece la vita o la morte) ma è frutto dell'"ingegno" umano. Ingegno alquanto perverso in questo caso.
Credo che il nostro futuro si giocherà molto su come riusciranno ad esprimersi nel breve le sensibilità diffuse degli indignados o di quelli che hanno determinato la vittoria referendaria. I vecchi arnesi della politica al servizio della finanza cercheranno in ogni modo di screditare e reprimere questa sensibilità emergente, ma per reprimere un fenomeno occorre anche essere in grado di comprenderlo. Per ora ne sono ben lungi. Per quanto ancora?
In Europa qualcosa inizia a muoversi e, grazie al cielo, in Italia sono (appena) finiti gli splendenti anni '80 della tv commerciale e dei lustrini di Cologno Monzese.
Ci stiamo giocando il futuro. E visto che stiamo già alla canna del gas abbiamo il dovere di provare a dare una dimostrazione di cosa sia davvero un cambio radicale di sensibilità dal basso per una Democrazia vera e non solo di nome com'è quella della casta politica e dei burocrati asserviti alla finanza o come il capitalismo imperialista esportato dall'Occidente con le "ingerenze umanitarie" care al ministro fascista della guerra La Russa e, ancor più, PD e al presidente Napolitano.
E sia chiaro che la nostra dovrà necessariamente essere un'espressione profondamente diversa dalle rivoluzioni "democratiche" del nordafrica (dove pure non tutto è da buttare, ma da qui non è facile distinguere il poco grano dal loglio) esaltate dal mainstream mediatico, specie quando sono "combattute" da agenti occidentali su Twitter e Facebook e avallate come il Verbo dalla Reuters; e niente "rivoluzioni colorate" (quelle ispirate a "From Dictatorship to Democracy" di Gene Sharp) guidate dalla CIA, con tanto di martiri virtuali (ma molto carine) tipo "Neda".
Non sarà facile, non avremo dalla nostra parte il PD né il messìa de' noantri Saviano, né il Tg3 di Bianca Berlinguer (quello con gli epici servizi di Lucia Goracci che narrano l'epopea dei "ribelli di Bengasi" che avanzano http://tinyurl.com/6gtby9p ).
Personalmente non sono affatto ottimista sulle possibilità di una riappropriazione di spazio vitale da parte della riemergente cultura del bene comune. Tuttavia mi pare ovvio che attivarsi sia sempre meglio che rassegnarsi al peggio. 30-06-2011 13:13 - Alessandro B.
Stipendio 2011 :1300
Dal prossimo mese -120 euro
monoreddito, figlia a carico, invalida al 30%.
NO COMMENT. 30-06-2011 09:09 - tiziana