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Domanda del giorno: la Cgil si prepara al governo di "sinistra"?
La Cgil cambia rotta e la segretaria Camusso firma l’intesa con Cisl, Uil e Confindustria che cambia le relazioni sindacali nel nostro paese. I contratti nazionali saranno derogabili e il diritto di sciopero sospeso. È l’adeguamento al «dopo Cristo» dell’era Marchionne. Emma Marcegaglia, in un’intervista al Corriere della sera, esulta a nome della Confindustria. Nella Cgil è bufera, ma Camusso difende l’intesa, non considerandola una resa. È scontro a tutto campo con la Fiom, il cui segretario Maurizio Landini parla di «arretramento dei diritti» e chiede che ora l’accordo venga sottoposto al voto dei lavoratori. Però Marchionne non si accontenta e fa capire che aspetta passi ulteriori altrimenti la Fiat lascerà l’Italia come preannunciato più volte. Le domande che si pongono sono svariate. Innanzitutto, Camusso ha fatto bene a firmare, in nome della realpolitik e viste le condizioni del Paese oppure ha ceduto su tutta la linea alla Confindustria? È un segnale che il vento sta cambiando e la Cgil si prepara a un nuovo governo di centrosinistra oppure è la Fiom che sta forzando verso l’opposizione sociale? La spaccatura nel sindacato più rappresentativo d’Italia indebolisce la sua forza o non cambia nulla perché la Fiom è sempre stata autonoma?
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Ho letto l'accordo, non mi sembra pessimo. Ci sono tante cose che non vanno, ma nella sostanza mi sembra un buon compromesso per affrontare gli anni che verranno. Del resto, mi sembra che lo stesso Landini non sia per votare no, ma per chiedere che siano conslutati i lavoratori. Cosa che avverrà. Indubbiamente il percorso poteva essere più aperto e trasparente, ma nella sostanza si tratta di un testo con alcuni importanti principi. Di certo non è una resa a Marchione. 01-07-2011 17:49 - Fernando
Da uno sguardo veloce al gruppo dei firmatari dell’accordo del 28 giugno 2011 tra CGIL-CISL-UIL e Confindustria si nota che a firmare sono state due donne, Marcegaglia e Camusso, e due uomini, Angeletti e Bonanni. Direi che la parità tra i sessi è raggiunta. Nel segno del peggio del peggio.
Marchionne ha aperto un’autostrada alla contrattazione aziendale, con i finti rimproveri della Marcegaglia (che tutto aveva da guadagnare dai referendum proposti dall’Amministratore Delegato Fiat), che viene prontamente sfruttata da Confindustria con la compiacenza di tutte le maggiori organizzazioni sindacali, le quali, invece di aprire gli occhi ai propri iscritti in merito al programma di ridimensionamento dei diritti e delle retribuzioni dei lavoratori iniziato con l’entrata del nostro paese nell’area dell’euro, niente di meglio sanno fare che accettare il testo di un accordo la cui stesura è stata chiaramente scritta dalla sola controparte.
E così, mentre in Italia si riempiono le piazze di donne che chiedono la parità dei diritti con l’altro sesso (e non dimentichiamo che la Camusso era proprio in prima fila a rivendicare tutto ciò), non siamo neanche in grado di accorgerci che solo la meritocrazia all’interno di un paese civile e anticapitalista può veramente portare ad una parità tra i sessi. Non a caso in vari paesi nordici (che anticapitalisti non sono, ma che sicuramente sono più civili di noi per senso dello Stato), dove la percentuale di presenza femminile nelle amministrazioni pubbliche non viene stabilita per decreto, le donne sono presenti anche in numero superiore agli uomini.
Certo, la meritocrazia in un sistema capitalistico porta i migliori nelle mani del potere economico-finanziario, e questo significa che non molto può cambiare, ma già sarebbe un passo in avanti verso la valorizzazione di coloro che per merito, e non per sottomissione al potere di cui sopra (o, meglio ancora, all’accettazione delle sue non-regole), devono accedere a posti di maggiore responsabilità.
Non è però questo il tema che oggi vorrei sviluppare, bensì porre all’attenzione di chi legge come, invece di tornare indietro su valori di produzione procapite inferiori al fine di incrementare l’occupazione, qui si torna indietro di parecchie decine di anni per quanto riguarda i diritti dei lavoratori, i quali, se si rivolgono ad un sindacato non è certo perchè questo accetti tutto ciò che vuole la controparte (questo lo possono fare anche da soli), ma per far valere i propri diritti. E se i lavoratori scelgono sindacati che abbiano valenza a livello nazionale, è solo al fine di aver maggior peso contrattuale. Quando perciò ci troviamo di fronte ad accordi come quello del 28 giugno scorso, in cui il peso della contrattazione aziendale ridimensiona notevolmente quello della contrattazione collettiva nazionale fino al punto di non fare alcun riferimento al terzo dei seggi riservato alle RSU che proprio il CCNL hanno firmato, viene veramente la voglia di risparmiare i soldi della tessera sindacale. Questa, come tutte le scelte fatte a caldo, non credo sia l’opportunità migliore perché spianerebbe ancor più la strada alle prepotenze confindustriali senza penalizzare i vertici sindacali che, come c’è da attendersi, possono solo essere premiati dal potere economico per come hanno condotto i lavoratori verso la loro fine. Un vero taglio dei vertici sindacali compiacenti a Confindustria lo possono fare solo i lavoratori assumendo quelle responsabilità che solo loro si possono assumere, definendo la fine del concetto di rappresentatività che, come non funziona in campo politico, è altrettanto inesistente in campo sindacale. Un esercizio di democrazia diretta, esercitato con il necessario senso di responsabilità (che significa cercare sempre la verità, abbandonando scelte di fedeltà a chicchessia) e partecipazione (bisogna essere presenti in ogni manifestazione di difesa dei diritti umani e non solo quando ci mettono le mani in tasca), è l’unica via praticabile. 01-07-2011 15:07 - gianni terzani
Sempre a parlare di governo, di tattiche, sempre a vedere ogni posizione politica come strumentale e opportunistica. Ma vi rendete conto che di fronte alle decisioni sulla riforma fiscale e agli accordi sulle relazioni sindacali in italia i referendum sono una fesseria? vi rendete conto che queste sono decisioni politiche di portata storica e voi state a pensare alla convenienza di bottega? 01-07-2011 14:22 - pietro spina
Il sindacato come cinghia di trasmissione delle decisioni di un governo che temo farà pagare i costi di questa crisi inventata sempre alle fasce popolari.
La fiom a mio avviso dovrebbe uscire dalla Cgil. 01-07-2011 13:34 - eraldo
...eeeehhh... come corri! E per caso sai dire anche come saremmo messi fra altri centocinquant'anni? ¬¬
Per giunta, ammesso e non concesso che davvero l'opzione "prossimo governo = CSX" dovesse verificarsi, in cinque anni potrebbero accadere tante di quelle cose che non ne abbiamo nemmeno l'idea.
Allora secondo me il punto è: dato che qui (nel senso di: TANTO FRA I LETTORI, CHE DI SOPRA, NELLA REDAZIONE / DIREZIONE DEL GIORNALE) le "sfere di cristallo" cominciano a mostrare di che cristallo sono fatte, cristallo opaco e affumicato che non ci si vede attraverso nemmeno a bestemmiare in turco, perché non la piantiamo una buona volta di cercare di prevedere il futuro, e non proviamo ad imparare come si fa a vivere nel presente?
Che è poi quel che una sinistra degna di questo nome dovrebbe fare, per definizione ;) 01-07-2011 13:16 - Harken
adesso ad essere isolato e tagliato fuori dal tavolo è Marchionne,
nonostante li sforzi di Sacconi.
Non mi pare un passo avanti da poco 01-07-2011 13:09 - Zizek