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Riccardo Chiari
Parma, una Grecia all'emiliana
«Fuori i ladri dal Comune». Affisso sulle gradinate del palasport durante il recente match di pallavolo Italia-Cuba, lo striscione fa già capire qualcosa di quanto accade in città. Ma fotografa solo la punta dell'iceberg. Quella di una più che giustificata indignazione popolare. Sotto il pelo dell'acqua, nel suo piccolo, il "caso Parma" fa invece venire in mente la Grecia. Con governi di destra che, spendendo e spandendo in opere faraoniche, mandano in bancarotta le casse pubbliche. Arricchendo le consorterie private. Fatte le debite proporzioni, i circa 600 milioni di debiti denunciati dall'opposizione consiliare (Pd, ex Idv, Rifondazione), in un municipio che conta meno di 200mila abitanti, sono un'autentica voragine. Anche per la splendida Parma, ricca di storia e di bellezze artistiche quanto di quattrini.
I riflettori dei media, su una città che per sua natura ne farebbe volentieri a meno, si sono accesi il 24 giugno scorso. Quella mattina una storiaccia di mazzette conduce nelle patrie galere il comandante dei vigili urbani Giovanni Maria Jacobazzi, l'ex capo dello staff del sindaco Vignali, Carlo Iacovini, il dirigente comunale Manuele Moruzzi e una mezza dozzina di piccoli imprenditori. Secondo le ben documentate accuse dei finanzieri, gli arrestati attingevano soldi dalle casse comunali attraverso fatture gonfiate, o addirittura fittizie, per lavori di manutenzione del verde pubblico. Di qui il nome "Green Money" di una inchiesta che si allarga giorno dopo giorno, e che dovrebbe portare a breve a nuovi colpi di scena. Ma l'azione della magistratura parmense, non nuova a interventi del genere («Qui il fenomeno della corruzione è molto diffuso», parole del procuratore Gerardo La Guardia), più che una bomba è un detonatore che ha innescato una civile ribellione in corso ormai da mesi.
«Già a febbraio - racconta Enrico Arillo - di fronte all'ennesimo intervento urbanistico che cancellava un parco per costruirci sopra un megaparcheggio, hanno cominciato a nascere e farsi sentire i comitati di quartiere. C'era quello interessato dal nuovo parcheggio a silos, in una zona dove i parcheggi esistenti sono sempre semivuoti, che tagliava via un bel pezzo di verde pubblico. Ma in pochi giorni sono nati comitati anche negli altri quartieri. Perché fra i tanti progetti della giunta Vignali c'è pure quello di rinnovare le piazze e gli altri storici luoghi di incontro dell'intera città. Di fronte a questo attivismo sfrenato dell'amministrazione comunale, quasi sempre per opere considerate inutili e con cantieri che aprivano in ogni dove per poi congelarsi dopo pochi giorni, i cittadini hanno iniziato a discutere di quanto stava accadendo». Un'autentica novità per la borghese e pacata Parma cara a Stendhal. Dove, per tradizione, di certe cose è bene parlare prima a casa con i familiari e poi, nel caso, nei caffè con i concittadini.
Fra i pionieri della protesta civile, insieme ai comitati di quartiere ribattezzatisi non a caso "Niente Voragini", anche Liberacittadinanza, la cui presidente nazionale Maria Ricciardi gioca in casa visto che abita a Parma. Poi il Popolo viola, che in quei giorni preparava una manifestazione in difesa della Costituzione, e ancora i ragazzi e le ragazze di Insurgencity, realtà di base attenta e preparata nell'indagare dietro la miriade di piccole e grandi opere messe in cantiere dalla giunta Vignali. Risultato: «La prima volta in piazza eravamo non più di duecento - ricorda Arillo - richiamati anche da una denuncia di Libera che segnalava infiltrazioni della criminalità organizzata in alcuni "affari" in corso nella provincia. Dato che non eravamo tanti, le istituzioni e i media che vanno per la maggiore ci hanno snobbato». Intanto però in città si continuava a discutere. A informarsi. A riflettere. Così, dei primi sassolini scesi lungo il crinale di una amministrazione chiacchierata, si è arrivati al giorno di San Giovanni, e agli arresti che hanno riguardato uomini molti vicini al sindaco Vignali. Il suono del gong che ha svegliato definitivamente la città, e la nascita ufficiale degli "indignados" di Parma.
Le cronache delle ultime settimane raccontano che, in meno di un mese, in occasione dei consigli comunali dove pure la giunta Vignali (sostenuta da Pdl, lista civica del sindaco e un'amletica Udc) ha retto la prova dell'aula, a centinaia i parmensi si sono dati appuntamento sotto i Portici del Grano. In 500 il giorno degli arresti; 600 nel giorno del primo consiglio comunale post Green Money, 700 la settimana dopo, quasi 2mila la notte della "fiaccolata degli indignati" per le vie del centro. Negli ultimi giorni il sindaco, in scadenza e politicamente "bruciato", ha raccontato la sua verità prima su Libero e sul Corsera. Ma i numeri del crack della sua amministrazione sono ormai di pubblico dominio. A disposizione dei cittadini elettori che, la primavera prossima, dovranno decidere a chi toccherà tappare i buchi della piccola Grecia emiliana. Tutto era cominciato nell'agosto del 2008 con la foto che vedete qui sopra: una prostituta nigeriana fermata dal servizio controlli antiprostituzione istituito dai vigili di Parma e ritratta da un fotografo locale accasciata in una stanza del comando dei vigili. Durante una visita al comando, insieme all'assessore alla Sicurezza Costantino Monteverdi, il fotografo era stato attirato dai lamenti della ragazza, che superavano la porta blindata della guardiola. Così era riuscito a effettuare tre scatti in sequenza dallo spioncino della donna stesa a terra con le mani incrociate e il petto scosso dai singhiozzi. Le immagini avevano fatto il giro dell'Italia e denunciavano l'esistenza di una vera e propria cella blindata nella sede del comando dei vigili. Il sindaco Vignali aveva rassicurato sul comportamento dei vigili urbani e sul trattamento riservato alla ragazza, che era stata poi rilasciata. Ma il segnale d'allarme non fu raccolto da nessuno. Così passarono pochi mesi e altre foto scossero la città: quelle di un vigile urbano che si fa immortalare abbracciato a un giovane dalla pelle scura, gonfio di botte e con il capo chino. Come ad Abu Ghraib. Si tratta di un giovane studente di origini ghanesi, Emmanuel Bonsu, fermato durante un controllo, picchiato e fatto oggetto di epiteti razzisti. Su una busta gli scrivono «Emmanuel negro». Il giovane viene mostrato come trofeo poco dopo i pugni, i calci, le bottigliette d'acqua con cui gli agenti lo avrebbero colpito in testa, dopo averlo chiamato «scimmia» ed averlo obbligato ad effettuare dei piegamenti. L'immagine era rimasta sul pc di un agente: i vigili hanno tentato di cancellarla, ma la procura con la collaborazione dei periti informatici l'ha recuperata. Il ragazzo denuncia tutto, quattro agenti vengono arrestati, dieci sospesi dal servizio. Il capo dei vigili viene sostituito. Ma gli scandali nella tranquilla Parma continuano.
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Ora anche i giocatori della nazionale cubana,che stavano per chiedere asilo politico ,quando hanno visto,in che condizioni si trova il nostro paese,sono subito risaliti sui mezzi che li hanno riportati a Cuba!
Che miseria,vedere una città come Parma,piena di baffrichette e con un popolo attivo,sbandierare il loro dissenso au un manipolo di ladri,appena insediati!
Ci siamo sbagliati,abbiamo eletto una banda di ladri!
Via i ladroni dal nostro paese.
Questa voce fra giorni si estenderà per tutta la nazione.Quando non varrà più la pena alzarsi per andare a lavorare.Quando i trasporti e la benzina supereranno i miserabili stipendi che hanno creato per noi operai.
Solo i politici andranno a lavorare,anche perche loro,oltre che avere 13mila euro al mese,hanno il rimborso spese,sui trasporti.
Ma come abbiamo potuto permettere tutto questo? 18-07-2011 07:43 - maurizio mariani