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redazione
Sei racconti di autori latinoamericani. Domani: Mario Bellatin
Con "Il cane con un occhio solo" di Mario Bellatin, prende avvio oggi un ciclo di sei racconti latinoamericani che il manifesto proporrà ogni giorno, fino a domenica 24, nelle pagine della Cultura. Autori in alcuni casi – lo stesso Bellatin, Hector Abad Faciolince, Cristina Rivera Garza, David Toscana – già noti al pubblico italiano e in altri casi – Patricio Pron, Guadelupe Nettel –tradotti qui per la prima volta. Tutti, comunque, protagonisti della eccezionale vitalità che oggi caratterizza la scena letteraria latinoamericana e della quale l’editoria internazionale si è accorta da tempo: forse sulla scia del vero e proprio innamoramento collettivo degli Stati Uniti per Roberto Bolaño, da alcuni anni le case editrici d’oltreoceano hanno cominciato a tradurre questi “nuovi” scrittori, i cui libri, insieme avvincenti e innovativi, riportano la letteratura dell’America latina al centro dell’attenzione. Anche l’editoria italiana se ne sta accorgendo: oltre a case editrici come La Nuova Frontiera, che da quasi un decennio esplora questi territori troppo a lungo trascurati, altre sigle che intendono dedicarsi solo alla letteratura latinoamericana sono appena nate o stanno nascendo in questi mesi: è il caso di Semilla, costola della fiorentina Barbès, o di Sur, che fa capo a minimum fax.
Il ciclo che proponiamo e che è stato realizzato con il contributo di Francesca Lazzarato, storica firma del manifesto, rappresenta quindi un invito a andare oltre, a conoscere meglio questi e altri autori.
Considerato uno degli scrittori più interessanti e innovativi dell’America Latina contemporanea, Mario Bellatin è nato a Ciudad de México nel 1960, da genitori peruviani, ed è cresciuto in Perù, dove per due anni ha studiato teologia per poi laurearsi in Scienza delle Comunicazioni all’Università di Lima. Ha anche frequentato, nella seconda metà degli anni ’80, la Scuola internazionale di Cinema e Televisione di San Antonio de los Banos, a Cuba. Nel 1995 si è trasferito di nuovo in Messico, dove , nel 2001, ha creato la Escuela Dinámica de Escritores, una singolare scuola di scrittura che nel 2010 è diventata anche casa editrice. Nel 1986 ha pubblicato a Lima il suo primo libro, “Mujeres de sal”, cui sono seguiti, negli anni, numerosi titoli caratterizzati, oltre che dalla brevità, da una scrittura via via più frammentaria e disadorna, la cui semplicità iperrealista chiede al lettori di decifrare e interpretare anche ciò che l’autore sceglie di tacere. Tra le venticinque opere di Bellatin pubblicate fino a oggi, ricordiamo “Efecto Invernadero” (1992), “Canon perpetuo” (1993), “Salon de belleza” (1994, inserito nel 2007 tra i “Cento migliori romanzi in spagnolo degli ultimi 25 anni”), “Damas Chinas” (2006), “El jardin de la señora Murakami” (2000) , “Flores” (2000, Premio Xavier Villaurrutia), Perros héroes (2003), “Lecciones para una liebre muerta” (2005), “El gran vidrio” (2007, Premio Mazatlán de literatura), “Disecado” (2011), “La clase muerta” (2011). Nel 2005 Alfaguara ha pubblicato una raccolta dei suoi testi nel volume “Obra reunida”.
Le opere di Bellatin sono pubblicate in una decina di paesi, tra cui la Francia (dove nel 2000 è stato finalista al Premio Medicis per il miglior romanzo straniero pubblicato in francese), gli Stati Uniti (dove il New York Times gli ha dedicato una recensione entusiasta), in Germania e in Italia, dove sono usciti “Dama cinese” (Bookever 2007,) e “Salone di Bellezza” (La Nuova Frontiera 2011).
Il racconto che pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, è inedito.
Buona lettura!
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in italia ciò non succede nonostante 'sta dittatura ormai ventennale! eppure abbiamo un sud che soffre anche noi. un malato terminale reso tale a forza di mazzate e bocconi amari.
siamo lobectomizzati. 19-07-2011 14:21 - angela
(Bella iniziativa, che cade nella settimana conclusiva della Copa América di calcio: vamos arriba la Celeste!)
brausen 18-07-2011 23:12 - brausen
la redazione: Sul giornale in edicola
la redazione: Se il lettore preferisce i romanzi di Federico Moccia non ha che da recarsi alla più vicina libreria, certamente non transennata.