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Alessandro Braga
Il buco del San Raffaele, si spara il vice di Verzè
Ha lasciato un biglietto, in cui chiede perdono per il gesto che si stava apprestando a compiere, e due lettere. Una alla moglie, «disperata» dice chi l'ha sentita ieri pomeriggio, e una alla segretaria, in cui la ringrazia per quanto fatto in tanti anni per lui, lavorando gomito a gomito. Poi Mario Cal ha preso la sua Smith & Wesson, la pistola a tamburo da cui non si separava mai per paura di aggressioni, se l'è puntata alla testa e si è sparato. Proprio in quello che per decenni, fino a venerdì scorso quando di fatto è stato esautorato dai suoi compiti, era stato il suo ufficio all'interno dell'ospedale San Raffaele di Milano. Erano da poco passate le dieci del mattino, e Cal era arrivato per svuotare la stanza dai suoi oggetti personali, come si fa quando si lascia un posto di lavoro. La segretaria dice che era entrato da pochi minuti quando ha sentito l'esplosione. Precipitatasi nella stanza, non ha potuto fare altro che chiamare i soccorsi ma il trasporto nella sala di terapia intensiva dell'ospedale non è servito a nulla.
Settantuno anni, originario di Belluno, Mario Cal inizia la sua carriera milanese nello sport come manager della Bianchi Colnago, squadra di ciclismo professionista. La svolta avviene qualche anno dopo, quando conosce don Luigi Verzè, il fondatore e padre-padrone dell'ospedale San Raffaele, uno dei più potenti gruppi della sanità in Lombardia. Da quel momento le loro storie si legano indissolubilmente, tanto che qualcuno li definisce «gemelli siamesi». Travolto dagli scandali di tangentopoli, nel 1994 Cal passa anche un giorno e una notte in prigione, ma quella vicenda sparisce rapidamente dai media, sovrastata dall'avviso di garanzia che poche settimane dopo l'allora pm milanese Antonio Di Pietro spicca nei confronti del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
Legatissimo a Comunione e Liberazione, e di conseguenza aiutato nel suo operato dai vertici regionali in mano da ormai vent'anni a Roberto Formigoni, il San Raffaele nel 2009 ha avuto in cura oltre 50mila pazienti e il numero di visite ambulatoriali supera gli otto milioni. Un business oliato dalla potenza politica economica di Cl, che permette al nosocomio ambrosiano di gestire soldi a palate. La riforma sanitaria voluta nel 1997, guarda caso dal Pirellone di Roberto Formigoni, ha permesso ai conti dell'ospedale - già allora in rosso - di respirare grazie all'incremento dei pazienti rimborsati dal servizio pubblico, e all'intero gruppo di espandersi con l'apertura di nuovi poliambulatori. Tutto questo mentre gli ambulatori pubblici chiudevano e i manager pubblici che provavano a ricostruire la rete venivano rimandati nelle Asl di provincia, ad opera dei dirigenti ciellini della sanità regionale.
Solo per quanto riguarda il 2009, e solo per quanto riguarda i rimborsi che arrivano al gruppo dalla Regione Lombardia, il San Raffaele ha incassato quasi mezzo miliardo di euro. Tra degenze convenzionate, prestazioni ambulatoriali e rimborsi per farmaci si parla di 430 milioni di euro. Uno sproposito, che non ha impedito al gruppo di attraversare, nell'ultimo periodo, una delle più gravi crisi della sua storia.
Schiacciato da un debito di quasi un miliardo di euro (circa novecento milioni) il gruppo ospedaliero ha iniziato a predisporre nelle ultime settimane un nuovo piano industriale, una ristrutturazione finanziaria e una contemporanea riorganizzazione aziendale con una probabile apertura a nuovi soci, in particolare il Vaticano, che si è detto disponibile a ripianare i debiti. Certo non senza una cospicua contropartita, concretizzatasi lo scorso 7 luglio con l'ingresso nel consiglio d'amministrazione della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor del presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, del docente dell'università milanese Bocconi Maurizio Pini, del preside della facoltà di medicina dell'università Vita-Salute San Raffaele Massimo Clementi, del giurista ed ex ministro del governo Prodi Giovanni Maria Flick, dell'imprenditore Vittorio Malacalza e soprattutto del presidente dell'ospedale Bambin Gesù di Roma Giuseppe Profiti, che nei giorni scorsi ha preso proprio il posto di Cal come vicepresidente «con pieni poteri» della Fondazione.«Mario Cal Era preoccupato per quanto stava succedendo, non tanto per l'inchiesta della procura quanto per la situazione finanziaria del gruppo», ha commentato a caldo il suo avvocato, Rosario Minniti. Cal nei giorni scorsi era stato sentito come persona informata dei fatti nell'ambito di un'inchiesta amministrativa che riguarda proprio il San Raffaele. Il timore di Cal, secondo l'avvocato, era che non si riuscissero a trovare i soldi per pagare i fornitori, una situazione che rischia di portare il gruppo al fallimento. Da qui la «fine del sogno», quello di costruire ospedali, dato come motivazione del suo gesto. Anche se qualche punto oscuro c'è.
Perché la pistola di Cal è stata spostata e messa in un sacchetto da un personaggio non ancora identificato (forse un agente della sicurezza) prima dell'arrivo della polizia? E come spiegare l'assoluto silenzio del Vaticano, che ieri tramite i suoi media ha in pratica messo il silenziatore alla notizia, senza dire una parola sul suicidio del diritgene? Inutile attendere una dichiarazione dal mega-arcangelo Gabriele posto sulla cupola del nuovo edificio dell'ospedale, inaugurato in pompa magna due anni fa, un gigante in vetroresina e acciaio inox alto più di otto metri che nelle ore del tramonto sembra Batman che incombe su Gotham City. Invece è la periferia di Milano, e siccome il San Raffaele - come dicono i suoi dirigenti - «non è stato affatto un caso di malagestione», l'arcangelo è costato due milioni e mezzo di euro.
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Complimenti: un buon esempio di umorismo involontario (o no?)!
Da ricordare a coloro (cfr. domanda del giorno su Obama) che confondono lo 'stato sociale' col socialismo: Verzé, Angelucci e tanti altri sono parte del nostro Sistema sanitario nazionale. 19-07-2011 18:24 - almanzor
Con tutto quello che esce da popolo eclesiastico,ci sarebbe da riempire una collana di gialli.
Dal "suicidio"di Calvi,sotto un ponte e con dei sassi in tasca.
Dopo la morte di Sindona,che stava in isolamento in un carcere speciale,con tutte donne,un prete e le guardie carcerarie.
Dopo i misteri dei morti in Vaticano.Guardie,preti e funzionari.Dopo la sparizione di una ragazzina,figlia di uno che lavorava e viveva in Vaticano(Orlandi),oggi ci fanno sapere che un faccendiere,braccio destro del prete che comanda il più grande ospedale,albergo,supermercato e negoziame vario,si è ammazzato con una pistola che non era vicino a lui,quando lo hanno trovato!
Misteri misteriosi,coperti dalla solita sottana nera!
Per fortuna che DIO è ben altra cosa! 19-07-2011 11:56 - maurizio mariani