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FUORIPAGINA
21/07/2011
  •   |   Francesco Piccioni
    Una piazza per Carlo
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    Il luogo del delitto, dieci anni dopo, è una piazza molto più piccola di quella che s'immagina guardando le foto. Invaso di ragazzi di molte età, impenitenti anche a costo di passare per ripetitivi. Ci sono luoghi del delitto che diventano addirittura punti di interesse turistico. Piazza Alimonda no, anche se qualche tentazione si nota. Semmai un posto dove riconnettere movimento passato e vagiti di quello futuro, rivolte in corso e altre nell'incubatrice.
    L'appuntamento clou della giornata è ovviamente qui, nel giorno del decimo anniversario della morte di Carlo Giuliani. Una folla composta soprattutto di amici, sindacalisti, personaggi noti del movimento, non una folla oceanica. Ma è solo adesso che sembra arrivare a conclusione un tormentone che si è trascinato negli anni. A ogni anniversario amici e compagni cercavano di collocare un cippo commemorativo, grosso modo corrispondente alla modifica della targa della piazza («Carlo Giuliani, ragazzo. 20 luglio 2001», scritto con il pennarello blu). Ogni volta dal comune di Genova arrivata un cortese «niet» giustificato con la consuetudine di dedicare vie soltanto a personaggi deceduti da almeno 10 anni.

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    Galleria fotografica 1 - Genova 2001

     

    Galleria fotografica 2 - Genova dieci anni dopo

     

    Galleria fotografica 3 - La fiaccolata del 21 luglio

     

    Guarda le copertine del manifesto del 2001

     

    Assemblea nazionale delle associazioni migranti e antirazziste cdel19 luglio a Genova.

    Guarda il video di Arcitorino

     

    La manifestazione del 20 luglio

    Guarda il video di Arcitorino

     

    Genova 2001- 2011.   20 luglio  “L’onda lunga della democrazia insorgente”. Incontro promosso da Democrazia km zero.

    Guarda il video di Arcitorino

     

    Genova 2001 - 2011.  21 luglio – “Genova g8: per non dimenticare”. Interviste a Giuliano Giuliani e Vittorio Agnoletto

    Guarda il video di Arcitorino

     

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    Ieri, infine, anche grazie ai «carrarini» che hanno messo a disposizione la loro competenza nel marmo, un cippo con quella scritta è stato messo nell'aiuola al centro della piazza. Stavolta, però, anche con l'intervento degli operai del Comune, che hanno installato la base su cui montarlo. Insomma, stavolta dovrebbe essere definitivo. Il primo fiore vi è stato deposto per mano della madre di Renato Biagetti, ucciso a 26 anni a Focene, sul litorale romano, da assassini rimasti sconosciuti; probabilmente fascisti, secondo le testimonianze di altri due ragazzi che erano con lui, rimasti feriti. È stata un'iniziativa delle «Reti invisibili», associazione dei familiari di ragazzi uccisi negli scontri di piazza, oppure per mano della polizia, senza che i colpevoli siano mai stati identificati.
    In vista del corteo di sabato, intanto, si moltiplicano le iniziative di «pacificazione». Lo ha detto anche il prefetto, anche se sul capoluogo genovese è stata fatta calare una quantità di truppe decisamente eccessiva: il Viminale avrebbe disposto l'invio di circa 120 unità al giorno da oggi fino al 23 luglio; quel giorno in città arriveranno comunque altre 400 unità tra polizia, carabinieri e guardia di finanza. Non proprio un segnale di «distensione».
    La sindaco di Genova, Marta Vincenzi, ha conferito la cittadinanza onoraria a Mark Covell, giornalista inglese picchiato dalle forze dell'ordine che intervennero alla scuola Diaz fino ad essere mandato in coma. All'invito della Vincenzi di tornare spesso a Genova Covell ha risposto positivamente, proponendo a sua volta un incontro in Comune con le vittime del G8 di Genova 2001. Al termine di questa cerimonia, Armando Cestaro - l'uomo che era all'ingresso della Diaz al momento dell'irruzione della polizia e che subì la frattura di un braccio e di una gamba, ha dato sfogo alla sua indignazione gridando «dieci anni sono occorsi per cambiare un po' d'aria in questo paese». Ottimista, comunque.
    La giornata è poi proseguita in piazza e in altre decine di iniziative. Per don Luigi Ciotti, intervenuto in piazza Alimonda, stato e istituzioni «devono fare la loro parte fino in fondo. Esclusione, povertà, disagio sono sotto gli occhi di tutti e sono aumentati. Come ieri, le parole di quel G8 fatte di tante promesse che non sono state realizzate».
    Ma l'uomo più rispettato della piazza è stato ancora una volta don Andrea Gallo, storico fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto. «Ci vuole una rivoluzione culturale, una svolta epocale». Naturalmente tramite «la scelta della non violenza, però attiva». «Questa è la nostra forza, la sinergia tra i movimenti. Questo è un cammino di liberazione e la bussola per i cristiani è il Vangelo e per tutti la Costituzione repubblicana». Chissà perché, quando è lui a pronunciare frasi spesso logorate dall'uso e dall'ipocrisia, suonano sincere...
    Naturalmente protagonisti assoluti dell'affetto di tutti sono stati i genitori di Carlo. Per Giuliano, padrone del palco, la sinistra «deve uscire dal letargo» e «raccogliere le istanze dei giovani». Più riservata Heidi, che ha dovuto comunque stringere migliaia di mani e ricevere migliaia di baci.


I COMMENTI:
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  • Su Giuliani solo luoghi comuni, a destra come a sinistra. I luoghi comuni non sono mai rivoluzionari: la verità lo è, ma per perseguirla ci vuole uno spirito rivoluzionario, cosa molto diversa dal conformismo di "sinistra". 22-07-2011 08:56 - Bruno 2
  • Il comportamento di Carlo e non solo,e' stato frutto di un'esasperazione dovutta al cattivo comportamento di forze che avrebbero dovuto vigilare per una buona riuscita dell'evento.(Quei G8 avevano torto marcio,ne stiamo vedendo i frutti)Non so chi dovevano difendere!!!!!!!! 21-07-2011 20:41 - Giuseppe
  • Dieci anni fa a Genova ci fu il finimondo.
    Migliaia di manifestanti,contro un raduno di capi di governi, che sancirono le miserie future nostre.
    Se oggi il grano ha raggiunto costi altissimi e ha costretto milioni di bambini a morire di fame,fu proprio per quell'incontri dei "grandi".
    Un ragazzino con il cappuccetto,per non morire intossicato dai lacrimogeni,sparati ad altezza d'uomo si è ribellato.
    Come il giovane italiano di De Amicis o come un balilla,si è difeso da chi lo voleva precario e senza più futuro!
    Come un giovane palestinese che ferma i carri armati con la stella di Davide o come quel cinese che si è parato d'avanti alla colonna di cingolati.
    Giuliani è un nostro eroe!
    Uno che ha dato la sua vita per indicarci la stada da seguire!
    Non si è messo paura quando un carabiniere gli ha puntato la pistola contro.
    Non ha avuto mai paura e quindi è morto da eroe!
    Lo potete criticare,potete dire che era un teppista,che faceva solo danno alla causa,ma non potete dire che era un vigliacco!
    Lui ci ha creduto e ha dato la sua giovane vita,perche potessimo glorificarla ogni giorno a venire!
    Eroi come lui meritano più di una piazza.
    Verrà il giorno che di questo giovane,ne parleranno i libri di storia.Si signori,un giorno la storia la scriveremo nel suo vero verso.
    Possono uccidere un giovane come Carlo.
    Ne possono uccidere altri cento,ma ne nasceranno altri mille+mille,perche il loro sangue,alimenta i germogli di nuove semine.
    Carlo è quì e voi non lo potrete uccidere mai!
    Avete ucciso il suo corpo,ma la sua idea è in tanti giovani che lo seguiranno.
    Grazie Carlo! 21-07-2011 15:26 - mauriziomariani
  • Carlo Giuliani nella foto che lo ritrae mentre lanciava un estintore (che sembrava una bombola di gas) contro il poliziotto solo nella camionetta non pare proprio un fulgido eroe. Una vittima si di questa società. Fare di lui un mito è fuori luogo. Che dire allora dei 1400 giovani siriani che sono stati uccisi nel corso delle manifestazioni nella stragrande maggioranza assolutamente pacifiche, inermi? La Diaz, le repressioni su ragazzi rei solo di protestare pacificamente questi sono crimini vontari e dolosi. 21-07-2011 15:13 - carlo carlucci
  • Ma nessuno si ricorda dell'estintore che il "bravo ragazzo" stava tirando in testa ad un'altro ragazzo della sua stessa età che stava facendo onestamente il suo dovere (oltre alle aste di legno e ogni altro oggetto che veniva lanciato allo stesso)? La reazione può essere stata eccessiva ma pensate a trovarvi però nella stessa situazione, aggrediti da gente che cerca di farti fuori.
    Alla fine chi aggredisce, il violento é la vittima e chi si difende é il carnefice.
    Ma dal vostro punto di vista ideologico la verità assume sembre altre sembianze. Non c'é speranza.

    Bruno 21-07-2011 14:39 - Bruno
  • Ok va bene che si parli di Giuliani. Ma mi sembra molto più intelligente un'iniziativa come la cittadinanza onoraria al giornalista inglese massacrato alla Diaz. Se si parlasse meno di Carlo Giuliani e più delle macelleria organizzata alla Diaz e dell'annullamento della dignità umana avvenuto nella caserma di Bolzaneto sarebbe molto molto meglio. Purtroppo l'opinione pubblica e i mass media preferiscono un'eroe morto piuttosto che cento storie di ingiustizia viva ed impunita come quella di Covell. 21-07-2011 13:59 - dialektische materialismus
  • stringi anche la mia Heidi 21-07-2011 08:59 - wolfang
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