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Mario Correnti
Raid israeliano al Freedom Theatre
La scorsa notte truppe speciali israeliane hanno effettuato un’irruzione nel Freedom Theatre di Jenin, l’importante struttura culturale legata al nome dell'attore e regista ebreo-palestinese Juliano Mer-Khamis, assassinato lo scorso aprile da sconosciuti. I soldati hanno danneggiato finestre, scrivanie e in parte anche i camerini secondo il resoconto fatto da fonti locali. Soprattutto hanno arrestato il direttore Adnan Naghnaghiye, che di fatto viveva all’interno del teatro, e un membro del consiglio di amministrazione Bilal Saadi. E’ stato fermato e poi rilasciato anche Ahmed Nasser Matahen, guardia notturna e studente del teatro. Quest’ultimo è stato obbligato dai soldati a spogliarsi con una pistola puntata addosso.
La giornalista israeliana Amira Hass scrive oggi sul sito del suo quotidiano, Haaretz, che non sono noti i motivi dietro gli arresti - non ancora confermati dalle autorità militari – e se siano in qualche modo legati alle indagini sull’assassinio di Juliano Mer Khamis. Fonti palestinesi dubitano però che siano in qualche modo collegati al quell’omicidio e parlano di «raid intimidatorio» contro un laboratorio del libero pensiero nei Territori occupati.
Sono ormai passati quasi quattro mesi dall’omicidio di Juliano Mer Khamis, freddato dai killer all’ingresso del campo profughi di Jenin dove alcuni anni fa aveva deciso di ridare vita al teatro per i bambini palestinesi creato prima della seconda Intifada (2000) da sua madre Arna (un’iniziativa ben raccontata nel film “Arna’s children”) . La morte di Juliano è ancora avvolta nel mistero, gli assassini non sono stati identificati e gli attori non si sentono sicuri. Ma vogliono portare avanti il progetto.
«Il progetto teatrale sopravviverà alla morte di Mer-Khamis e seguirà il sentiero da lui tracciato» ha dichiarato all’Alternative Information Center Iyad Hurani, un giovane di Ramallah che ha trascorso gli ultimi tre anni al Freedom Theatre. Anche gli altri attori dell’ultimo spettacolo portato in scena, una rivisitazione di “Alice nel paese delle meraviglie”, appaiono determinati ad andare avanti. La continuità del teatro rappresenta una sfida e di questo ne sono consapevoli tutti all’interno del Freedom Theatre: una sfida contro l’occupazione israeliana che opprime ogni giorno la vita di milioni di palestinesi ma anche contro quella parte di società palestinese conservatrice e reazionaria che ha sempre avversato il progetto realizzato da Juliano Mer-Khamis.
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Abbiamo ebrei buoni che lottano e vengono assassinati da ebrei cattivi.
proprio come in qualsiasi paese della catena imperialista!
Vi ricordate le incursioni al Leoncavallo e ai tanti centri sociali,dove si faceva teatro,cinema,attività culturali contro l'imperialismo e contro le razie della NATO?
Come quà è anche la!
Chi è più assassino,chi ammazza o chi il crimine lo commissiona?
Gli ebrei stanno in Israele perche quello stato è un fortino dell'impero!
Gli italiani cattivi,i tedeschi cattivi,gli amerikani cattivi,danno soldi e coperture agli ebrei cattivi,per istaurare,nelle terre dei mussulmani,la "civiltà cristiana"
PER FORTUNA CHE I MUSSULMANI SANNO CHE I CRISTIANI VERI NON SONO CATTIVI COME I CRISTIANI CATTIVI CHE STANNO AL POTERE.
NOI CRISTIANI BUONI,SAPPIAMO BENISSIMO CHE GLI EBREI BUONI,CHE VIVONO IN GRAZIA DI DIO,NON HANNO NULLA A CHE VEDERE CON GLI EBREI CATTIVI CHE AMMAZZANO GLI EBREI BUONI!
Perciò,oggi come ieri,rimaniamo buoni!
Anzi, UMANI! 27-07-2011 17:40 - maurizio mariani