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Loris Campetti
"Al primo posto la democrazia"
E' richiesta almeno la versione 9.0.0 del flash player. http://www.adobe.com/shockwave/download/Due venti soffiano in direzione opposta e si scontrano provocando un mulinello. Da un lato una domanda di democrazia e partecipazione, dall'altro una resistenza autoritaria a ogni cambiamento che domina economia e politica, concentrando i poteri in mano a caste sempre più separate dalla società e a rappresentanze che si appropriano di ogni decisione. Nel mulinello c'è la Fiom, che con le sue lotte è un punto di riferimento di ogni mobilitazione sociale ma, al tempo stesso, è vissuta dalla politica, dal padronato e ormai dall'establishment sindacale come un corpo estraneo, un intralcio di cui liberarsi con ogni mezzo. L'accordo su contratti e rappresentanza sottoscritto dalla Cgil non aiuta la pratica Fiom. Di questo, della manovra e della Fiat parliamo con il segretario Maurizio Landini.
I dati della trimestrale diffusi da Marchionne, dietro numeri apparentemente positivi, nascondono il buco nero in Europa e la crisi della produzione in Italia. Marchionne minaccia voi e persino l'Italia, che pure stende tappeti di velluto per farlo camminare sul morbido.
Le dichiarazioni del Cda Fiat confermano l'arroganza del modello Marchionne: o si fa come voglio io o non ci sono le condizioni per produrre in Italia. Non sopporta che da noi ci siano leggi, e su tutte lo Statuto dei lavoratori, che non consentono comportamenti antisindacali, come ha ulteriormente confermato il giudice di Torino condannando la Fiat per antisindacalità, in relazione al contratto di Pomigliano. Mi colpisce il silenzio e l'accondiscendenza del governo, nonostante sia chiaro come la testa e le gambe della Fiat stiano volando fuori dall'Italia. Qui cresce solo la cassa integrazione. Dei 20 miliardi promessi, escluso l'investimento a Pomigliano, s'è persa ogni traccia. La Fiat in Italia produce più licenziamenti che auto: sono già saltate o rischiano di saltare tre fabbriche, la Cnh di Imola, la Irisbus di Avellino sotto minaccia e Termini Imerese che vorrebbero mandare in pensione il 31 dicembre. Stiamo parlando di 4.500 posti di lavoro. Sappia Marchionne che per la Fiom è inaccettabile la chiusura della fabbrica siciliana in assenza di un'alternativa industriale concreta, a tutt'oggi inesistente. Il ministro Sacconi si dice disponibile a tutto, meglio che ad asfaltare la strada antisindacale della Fiat siano le parti sociali, altrimenti non sarà lui a negare una legge ad hoc. Dal canto suo Confindustria è pronta a lanciare il contratto speciale dell'auto per tener dentro la Fiat servendole i desiderata su un piatto d'argento. Governo, Confindustria e Fiat hanno una strategia tesa a cancellare diritti e libera contrattazione.
L'accordo siglato dalla Cgil sarà votato solo dagli iscritti, ai lavoratori sarà presentata solo la posizione della segretaria Camusso che l'ha firmato e quei reprobi della Fiom che dicono no e intendono far votare anche i non iscritti sono interdetti dal diffondere i risultati della consultazione, tranne quelli dei tesserati. Si riapre lo scontro interno alla Cgil che sembra puntare a isolare e sconfiggere la Fiom. Avete tutti contro?
Abbiamo già avviato la consultazione nel rispetto della decisione del Direttivo confederale (il voto degli iscritti) e nel rispetto del Comitato centrale della Fiom che ha confermato quel che sta scritto nel nostro statuto: qualunque ipotesi d'accordo dev'essere sottoposta al giudizio determinante degli interessati. Nello statuto c'è anche scritto che l'unico caso in cui può essere impedito il referendum è quando vengono sottoposti al voto diritti inalienabili. Questa è la ragione per cui riteniamo illegittimo il referendum imposto dalla Fiat a Pomigliano, Mirafiori e alla Bertone. Noi siamo contrari a quell'ipotesi di accordo perché toglie ai lavoratori il diritto di voto, prevede deroghe e addirittura impedisce l'esercizio dello sciopero. La Cgil sapeva che queste sono le nostre posizioni, non aver cercato una approdo condiviso è una precisa responsabilità di chi ha diretto la trattativa. È sbagliato pensare che per uscire dalla crisi si debba ridurre il ruolo del contratto nazionale e il diritto di negoziazione. Chi lavora ha due possibilità per far pesare il suo punto di vista: 1) la pratica della democrazia, costruendo le piattaforme e votando gli accordi; 2) scioperare, agendo collettivamente il conflitto per far valere le proprie ragioni. Se vengono meno queste possibilità passa un'idea autoritaria nella gestione delle imprese e dei processi sociali e politici.
In fabbrica non siete soli, ma non c'è solo la fabbrica...
È una rappresentazione sbagliata, politicista quella che ci vorrebbe in un angolo. Abbiamo avviato la consultazione sull'accordo in diverse regioni e la nostra opposizione è condivisa dalla maggioranza dei lavoratori. Inoltre, la democrazia ha un valore generale che riguarda tanto i luoghi di lavoro quanto le scelte di politica economica per uscire dalla crisi. Noi ci battiamo per un diverso modello di sviluppo che deve affrontare il nodo, oltre che del come, del cosa produrre e della sua compatibilità ambientale. Non possono essere poche multinazionali a decidere per tutti, deve tornare in campo un'autonoma politica economica. C'è una forte domanda di democrazia e partecipazione che i partiti non sono in grado di cogliere e dunque non hanno risposte. Non vedo un isolamento della Fiom che invece incrocia questa domanda di giustizia sociale.
La manovra del governo passata quasi in silenzio produrrà danni sociali. Che ne pensa la Fiom?
Una manovra varata in tre giorni dal Parlamento. Sarà devastante per i lavoratori, i pensionati e soprattutto per i giovani, perciò sarebbe necessario che tutto il movimento sindacale reagisse. Invece, a oggi Cgil, Cisl e Uil non hanno detto una parola unitaria contro la manovra. Il limite dell'accordo unitario sui contratti è che non è sostenuto da una strategia unitaria e non risolve nulla sul fronte degli accordi separati, con il risultato che quando le idee sono diverse a decidere sono le imprese. È un accordo che limita i diritti e prevede la possibilità che i delegati non siano eletti dai lavoratori ma nominati dalle organizzazioni. Ora, se non vuol perdere il rapporto con chi rappresenta la Cgil dovrà pur fare i conti con la manovra mettendo in campo una grande mobilitazione, fino allo sciopero generale.
Poi c'è il rinnovo del contratto nazionale dei meccanici, quello disdetto da Fim e Uilm con un contratto separato.
Il 22 e 23 settembre riuniremo l'assemblea nazionale dei delegati per preparare la piattaforma che sottoporremo al voto di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Vedo 4 o 5 aspetti prioritari: a) la democrazia, con la validazione garantita dal referendum; b) il superamento della precarietà, con il principio che a parità di prestazione debba corrispondere una parità di retribuzione e diritti; c) un nuovo rapporto tra orari, articolazione, flessibilità e occupazione; d) la reale difesa e l'incremento del valore reale dei salari; e) la non derogabilità del contratto. Vogliamo porre le basi per un diverso modo di produrre, con il diritto preventivo di conoscere progetti industriali e investimenti. Insomma, il contratto come occasione per costruire forme nuove e condivise di democrazia economica.Il video è dello spettacolo degli E Zezi gruppo operaio NUN TE FA PECORA CA 'A FIAT... del 17 03 2011
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CHI NON VEDE LA REALTA' SEI PROPRIO TU, non il buon Mariani, i comunisti ci sono e sono molti + di quello che pensi.I movimenti di lotta sia territoriali (NOTAV, NOPONTE, NO acqua latina, ecc.) che non (cfr. referendum Beni Comuni,precari, studenti, immigrati,ecc.) ci dicono che questo sistema è ROTTO, e che UN MONDO DIVERSO E' POSSIBILE, NECESSARIO, anzi IMPROCRASTINABILE, pena la decadenza del genere umano e del pianeta Terra.
Chi è che ha la testa rivolta indietro, come i dannati del girone dei maghi dell'inferni di Dante?!?
cordialmente, quando ti svegli ti offro la colazione! 29-07-2011 13:48 - aldo rotolo
Mai dire mai!
Dicevano che i comunisti erano finiti dopo aver preso quella sonora batosta nel 1905 in Russia e solo dopo 13 anni Lenin era sui treni a conquistare la Santa Madre!
Non sono le idee che abbiamo in testa che cambiano la storia.Cosi non sono i tuoi iphone o la tua SKY che fanno la storia.
Che pòi ho un serio dubbio che oggi gli operai abbiano tutte queste cose.
Guarda che una busta paga di un operaio si agira sulle 1200 euro al mese.
Altro che sky,oggi con tutte le madonne che ha chi lavora....Gerò,ma chi è il sognatore,tra noi due? 29-07-2011 07:20 - maurizio mariani
Per me non deve esistere un sindacato fatto di funzionari, lontani dai lavoratori quando non addirittura estranei
E' il concetto che il sindacalista sia un mestiere come gli altri che rende estraneo il sindacato ai lavoratori ed e' per questo che hanno licenziato i tre operai a Melfi o hanno imposto l'accordo di Pomigliano: non vogliono la malapianta del lavoratore-sindacalista all'interno della fabbrica o degli uffici lo vogliono fuori nel suo mondo sindacalese..
Ora seppure la Fiom non sia neppure da paragonare agli altri sindacati anch'essa partecipa di questi vizi che minano la sua capacita' conflittuale...ma d'altronde i vari sindacati di base non e' che siano meglio... 28-07-2011 22:49 - pietro
Questo produrrebbe uno shock positivo nella paludosa situazione sindacale italiana. Ma è difficile trovare il coraggio per una simile proposta. In assenza di un miglioramento sostanziale del salario tutte le altre questioni diventano meno significative. 28-07-2011 17:03 - pietro ancona
se fossi io il segretario della FIOM,organizzerei in tutta la FIAT scioperi e agitazioni.
La FIAT per me ha già fatto troppi danni in Italia.
Marchionne ha distrutto l'intero settore industriale della metalmeccanica e anche la Confindustria se ne sta finalmente accorgendo.
Hanno portato la lotta di classe nelle fabbriche.In questi venti anni i dirigenti progressisti che lavoravano appaiati con il sindacato,hanno fatto tanto per far uscire le BR dalle fabbriche e questo cretino le ha fatte tornare.
Ora anche la CGIL è guardata con sospetto dai lavoratori.
Sempre più si riuniscono a piccoli gruppi e proggettano una nuova stagione di lotte.
Marchionne ha fatto rientrare l'odio di classe tra i lavoratori.Sempre meno plaudono i loro dirigenti.
Alle assemblee i più politicizzati,non parlano più e confabulano tra loro.
Vedrete che a Ottobre,quando qualche dirigente avrà la macchina bruciata o qualche capo reparto sarà impiumato,come si renderanno conto anche la Famiglia Agnelli! 28-07-2011 14:07 - marizio mariani
planetaria delle tenebre e della sovrappopolazione costituita da famiglie
egoiste che fanno 7 figli, fanatici religiosi di tutti i colori, nostalgici del
fascismo e del maoismo, mercanti di schiavi travestiti da onlus dell'
Accoglienza, usurai cosmopoliti con base a Wall Street, incazzati generici che
hanno solo voglia di sfasciare tutto con una invasione migratoria, imprenditori
che creando posti di lavoro inutili tengono lontana la loro depressione ai danni
della collettività, leccaculo rampanti contaballe che in tutto questo casino si
muovono molto bene ... 28-07-2011 10:57 - bozo4