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Domanda del giorno: unirsi contro la crisi o fare opposizione?
Un appello congiunto al governo perché cambi rotta: «Serve credibilità». A firmarlo imprese, banche e sindacati (Cisl e Cgil, senza la Uil che l’ha considerato troppo antigovernativo), che chiedono un patto per la crescita. Ad avallare l’«unità nazionale» il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (che ieri ha reso pubblica una lettera in cui considera «anticostituzionali» i ministeri al nord voluti dalla Lega). Sull’Italia aleggia lo spettro del ’92, l’anno di Tangentopoli, del debito record e della maxi manovra lacrime e sangue del governo Amato. E di un governo tecnico (da Tremonti a Monti?) per affrontare insieme la crisi economica. Le domande che si pongono sono svariate. Innanzitutto, è importante che tutte le forze sociali si uniscano in questo momento per evitare che la speculazione affossi l’Italia oppure è necessaria una forte opposizione sociale per un’uscita «da sinistra» dalla crisi? Ancora: si tratta di un patto per affrontare la crisi o per affossare Berlusconi? Insomma, cambiare tutto perché nulla cambi o far cadere un governo improponibile per risollevare il Paese?
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Questa presa di posizione è un atto di sfiducia al Governo Berlusconi o comunque una forte sollecitazione a cambiare strategia, ritenuta inadeguata.
Visti i sottoscrittori l'iniziativa mi sembra di rilievo, al di là degli sbocchi politici che potrà avere.
All’iniziativa delle forze sociali a livello nazionale mi auguro possano seguire analoghe prese di posizione a livello regionale, evitando ancora facili ed inutili ottimismi e puntando invece su un ampio confronto per favorire un aumento degli investimenti pubblici e privati, locali ed esterni. Ciò per cercare di contrastare una disoccupazione allarmante ed una povertà ormai diffusa, soprattutto al Sud. Vincenzo Gallo 30-07-2011 13:48 - vincenzo gallo
OPPOSIZIONE 30-07-2011 10:40 - fdrk
Chi saranno mai costoro? ci chiediamo con curiosità e speranza. Gente che ha nuove idee, soggetti nuovi che hanno deciso di mettersi in gioco per il bene comune?
Macchè, sono la vecchia triade, vecchia ma non per questo meno pericolosa, CGIL e CISL insieme a tutto il padronato e alle banche!
Ma non sono gli stessi che dal 1992 ad oggi hanno firmato patti sociali a rotta di collo, contratti a perdere, relazioni sindacali che avrebbero dovuto far uscire il paese dalla crisi ma che invece sono andati tutti a vantaggio del padronato?
Non sono le stesse banche che negano il credito ai comuni mortali e ai piccoli imprenditori, che ti tolgono casa se non hai i soldi per pagare il mutuo in tempo, mentre continuano a macinare enormi profitti anche in tempo di crisi? Non sono state loro a truffare milioni di piccoli risparmiatori con i titoli spazzatura?
E che dire della Confindustria? Quali investimenti produttivi, quali programmi di sviluppo dell’innovazione e della ricerca hanno realizzato con gli enormi profitti incassati in questi ultimi venti anni quando, con la complicità di CGIL CISL UIL, sono stati solo i lavoratori, pubblici e privati, i precari, i pensionati, le donne a pagare per salvare la competitività delle imprese e il sistema paese?
Solo questi hanno pagato salato il vecchio/ nuovo appello alla responsabilità con riduzioni di salario - visto che neppure l’inflazione si è recuperata- con il blocco dei contratti, con la distruzione dello stato sociale, con i licenziamenti e la disoccupazione, con il furto di presente e futuro per le generazioni più giovani.
I famelici prenditori, pronti a spolpare quel che resta dell’economia pubblica, non hanno alcuna vergogna a chiedere l’unità del paese perché “dobbiamo cambiare tutti o andremo giù tutti insieme” visto che la recente approvazione della pesantissima manovra di Tremonti non è bastata a calmare i mercati finanziari.
Ora ancora chiedono discontinuità al governo, ma per fare cosa?
Da alcuni giorni sul giornale di Confindustria compare un Manifesto in nove punti, che ha avuto il plauso immediato di Napolitano, il cui fulcro è rappresentato da queste proposte:
> Privatizzazioni delle aziende erogatrici di servizi ancora in mano pubblica, soprattutto di proprietà degli enti locali, visto che le altre sono state già tutte privatizzate negli anni scorsi. Per ENEL, ENI, e le altre poche aziende pubbliche operanti a livello internazionale, e che producono profitti, si ipotizza un’ulteriore cessione di quote del pacchetto azionario ai privati.
> Liberalizzazioni, delle professioni certo, ma anche di quei servizi pubblici ancora a gestione statale: poste, ferrovie, trasporti pubblici ecc
> Pensione a 70 anni: ogni commento è superfluo
> Aumento rette università, magari mitigate da aiuti ai più bravi, per un’ accesso ai saperi e alla conoscenza sempre più selettivo, di classe.
> Diminuzione del carico fiscale e contributivo sul lavoro.
> In ultimo, tanto per non sembrare proprio di parte, si richiedono tagli ai costi della politica.
Idee veramente nuove, non c’è che dire, non si parla di recuperare l’evasione fiscale, non si parla di tassare le transazioni finanziarie, né le operazioni speculative, né i grandi patrimoni, che continuano pagare il 12,5% sulle rendite, mentre la tassazione del lavoro dipendente come minimo è il doppio .
Le reazioni all’appello della triade non si sono fatte attendere, Sacconi si è detto subito pronto a mettere in campo tutte le necessarie riforme del lavoro, sulla strada evidentemente di un’ulteriore deregulation delle norme, come ben si evince dal suo personale manifesto: lo statuto dei lavori.
Fa la voce grossa pure Bonanni il segretario della CISL, che in questi anni non ha mai negato il suo sollecito sostegno alle politiche del governo Berlusconi.
Nel commentare l’accordo interconfederale firmato lo scorso 28 giugno, da Confindustria, CGIL CISL UIL e UGL sulle nuove regole su contrattazione e democrazia sindacale, avevamo previsto che il suo scopo fosse quello di riaffermare un nuovo patto sociale all’insegna degli interessi del padronato e che per questo fosse necessario eliminare ogni possibilità di esercizio della democrazia e del conflitto, fino ad arrivare ad impartire disposizioni per oscurare i risultati delle consultazioni tra i lavoratori non iscritti, come raccomanda la Camusso in una lettera alle organizzazioni della CGIL.
P.S. Tra i componenti la triade spiccano, oltre a CGIL CISL e Confindustria, UGL, ABI, Confcooperative, Legacoop , AGCI, Confcommercio, Confartigianato, CNA, Confesercenti, Confagricoltura, Confapi, Coldiretti, Cia. Si à dissociata la UIL ritenendo il testo ‘doroteo’ ! 29-07-2011 16:10 - Salvatore