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Micaela Bongi
Via libera a «Report» Ma il Pdl insiste sul bavaglio
La questione dev'essere davvero seria, se decidono di scendere in campo Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, addirittura. I capigruppo del Pdl alla camera e al senato scrivono una nota congiunta per denunciare a gran voce: «Nella commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai siamo in presenza di una situazione tecnicamente e politicamente insostenibile. L'atto di indirizzo sulle garanzie del pluralismo, che è all'attenzione della commissione dalla metà di dicembre dello scorso anno, va approvato rapidamente». Si parla, ancora, della «bozza Butti», quella pensata per imbrigliare i programmi sgraditi a palazzo Grazioli e diventata famosa soprattutto per l'idea - che ha ispirato anche gli autori di satira - delle conduzioni «a targhe alterne». Una settimana (poi diventato un mese, poi chissà) conduce un programma in prima serata un conduttore; ma sulla stessa rete e nella stessa fascia oraria deve essere dato spazio anche a un conduttore (con un suo programma) alternativo.
Forse a allarmare Cicchitto e Gasparri è stata l'approvazione, finalmente, da parte del consiglio d'amministrazione Rai su proposta della direttrice generale Lorenza Lei e nonostante il parere contrario della maggioranza (non al completo), della copertura legale per Report di Milena Gabanelli. Proprio mentre in commissione i berlusconiani non riescono a fare centro. L'altro giorno Alessio Butti aveva ipotizzato di rivolgersi ai presidenti delle camere per segnalare «quello che sta accadendo in vigilanza», dove l'opposizione fa muro all'approvazione del testo. Per ora il pidiellino si accontenta dei suoi capigruppo che, dopo nove mesi di «tecniche dilatorie», chiedono che si voti altrimenti «il centrodestra è pronto a denunciare e a contrastare questo blocco ingiustificato e antidemocratico dell'attività parlamentare». Come, non è chiaro. E' chiaro invece cosa intendano i berlusconiani per democrazia: in parlamento si vota quello che dice la maggioranza e l'opposizione non si oppone.
Il capogruppo del Pd in vigilanza, Fabrizio Morri, prova appunto a spiegare che «il centrosinistra sta solo usando le prerogative previste dal regolamento per opporsi a un documento sbagliato, poiché non corrisponde a verità che siano state accolte le osservazioni avanzate dal presidente Zavoli o i suggerimenti dell'opposizione», come invece sostengono Gasparri e Cicchitto. «Se si vuole davvero approvare questo documento con le dovute correzioni, noi siamo pronti a chiedere al presidente Zavoli di non interrompere le sedute della commissione nel mese di agosto», propone l'udc Enzo Carra.
E' stato proprio Sergio Zavoli, in commissione, a dare la notizia che il cda Rai aveva concesso la copertura legale a Report. L'ok è passato con con quattro voti a favore (i tre consiglieri dell'opposizione e il presidente Paolo Garimberti, il cui voto in caso di parità vale doppio) e quattro contrari (la maggioranza meno Alessio Gorla, assente).In realtà la questione non è chiusa: si tratta di una soluzione temporanea con la quale la tutela legale a Report viene concessa «in deroga alla disciplina generale che deve essere ancora definita». Se non c'è la disciplina generale non si capisce bene in deroga a cosa di preciso, ma tant'è. A questo punto manca però la definizione del contratto di Milena Gabanelli, che commenta così il sì alla copertura legale: «Se vuoi fare un programma del genere non c'è altra strada, anche se di questi tempi una ovvietà sembra un gesto rivoluzionario. Del resto pure noi siamo considerati sovversivi, nonostante facciamo solo il nostro mestiere».
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Personalmente sono molto dispiaciuto che giornalisti come Barnard o come Denis Robert (il quale, malgrado l’aiuto di pochi amici, si è fondamentalmente trovato da solo a combattere contro un colosso come Clearstream) siano stati stritolati tramite procedure legali per avere messo sotto la luce dei riflettori l’operato non troppo cristallino di uomini di potere e che questi stessi giornalisti siano addirittura arrivati al punto di non scrivere più neanche sui loro blog.
Sarebbe opportuno che Il Manifesto desse evidenza a quanto accaduto in passato tra Gabanelli e Barnard, non certo per riaccendere il dibattito tra i due, ma per chiarire una volta per tutte per quale motivo lui non abbia potuto godere di quella tutela legale che oggi, se pur per merito della fortunata coincidenza dell’assenza di un esponente del centro destra all’interno della commissione di vigilanza, viene garantita ai giornalisti che collaborano con Report. Questo significherebbe ricompattare una unità dell’informazione su un’asse più a sinistra di quella attuale, solo per il fatto di aver esercitato quella solidarietà che proprio della sinistra è sempre stata espressione. 29-07-2011 11:36 - gianni terzani