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Maurizio Matteuzzi
Zapatero abbandona Spagna al voto
Zapatero ha dovuto gettare la spugna. La pressione dei poteri forti spagnoli e dei «mercati» internazionali si è fatta irresistibile, continuare fino a marzo 2012, scadenza della legislatura, sarebbe stato impossibile. E un regalo ai popolari di Rajoy, che ora dovrà uscire allo scoperto con il suo piano anti-crisi. Così, ieri, il premier socialista ha annunciato il voto anticipato - il 20 novembre - per dare «certezza politica ed economica». Una notizia che non ha fermato la caduta della Borsa. Adesso tocca a Rubalcaba, il candidato socialista, fare il miracolo. I sondaggi hanno ridotto a 7.1 punti il vantaggio del Pp sul Psoe, per la prima volta sotto i 10 punti.
Alla fine il primo ministro socialista José Luis Rodríguez Zapatero ha dovuto arrendersi all'evidenza politica e alla pressione dei poteri forti spagnoli (di cui è stato un esempio chiarissimo un recente editoriale sulla prima pagina di El País) e dei «mercati» internazionali che da tempo hanno messo la Spagna sulla linea di tiro. Ieri ha annunciato l'anticipo delle elezioni politiche, anziché al marzo 2012, al 20 novembre prossimo.
Aveva sperato e ribadito più volte la ferma intenzione di portare a termine la sua seconda legislatura, anche dopo la tremenda debacle del Psoe nelle municipali-regionali del 22 maggio; aveva contato sul fatto che l'annuncio dei primi di aprile della sua intenzione di non correre per un terzo mandato e il lancio di fine maggio del fedele Alfredo Pérez Rubalcabam (unico del governo ad avere un rating positivo) quale candidato socialista alle prossime elezioni potessero bastare.
Non è stato così. La Spagna è a forte rischio e neanche la notizia delle elezioni anticipate ha dato respiro al governo: le maledette agenzie di rating non mollano l'osso (ieri è stata la Moody's a ribassare la qualifica del debito pubblico spagnolo) e l'Ibex 35, l'indice di Borsa, ha continuato a cadere.
Boatos a Madrid dicevano anche che Zapatero, prima di gettare la spugna, aspettasse un qualche miglioramento delle spaventose cifre della disoccupazione (21% che sale al 45% fra i giovani) e dei dati economici grazie alle misure adottate dal governo; che aspettasse perfino un nuovo comunicato dell'Eta basca in cui si annunciasse la sua dissoluzione. Poi ha dovuto rassegnarsi. Ha motivato l'anticipo del voto con la volontà di «proiettare certezza politica ed economica».
Non si ricandida, non finisce la legislatura e non sarà neanche deputato alle prossime Cortes, non si ritirerà «a scrivere le sue memorie» ma lascerà Madrid per tornare nella natia León. Peccato, un uscita di scena dignitosa ma triste per un leader che aveva fatto faville nel suo primo mandato (2004-2008) e che poi è stato travolto dalla crisi economica globale e dai suoi errori.
Le Cortes saranno sciolte il 26 settembre, la campagna elettorale comincerà ufficialmente il 4 novembre e il 20 si voterà. «Un giorno come un altro», ha detto Zapatero. Ma non è così. E' una data maliziosa, simbolica, un messaggio forse subliminale: è nel giorno in cui nel '75 morì il dittatore Francisco Franco che la Spagna dovrà di nuovo scegliere fra destra e «sinistra».
«Una buona notizia», quello «che attendeva la maggioranza degli spagnoli», è stata la prima reazione di Mariano Rajoy, l'eterno perdente, il candidato del Partido popular che adesso intravvede finalmente, dopo due pesantissime sconfitte nel 2004 e nel 2008, la possibilità concreta di arrivare alla Moncloa. La tattica di Rajoy, finora, è di lasciar bollire Zapatero nel suo brodo, opponendosi a ogni sua proposta per il maneggio della devastante crisi ma tenendosi sul vago quanto alle sue proposte concrete.
Il Pp, con alle spalle un fanatico come l'ex-premier Aznar, fa paura anche all'elettorato «moderato». Ieri Rajoy è stato di nuovo sfuggente: «Non ho intenzione di fare tagli sociali», «governerò dal centro». Anche se si sa per certo che ha pronto «un plan de choque» (tagli del bilancio dello stato e delle regioni, delle imposte e dell'Iva, partecipazione privata nei servizi pubblici...) che provocherà inevitabili proteste della piazza e non solo degli «indignados» (che faranno il 20 novembre?)
Adesso tocca a Rubalcaba fare il miracolo, con la sua campagna puntata su 4 assi - «lavoro, economia, eguaglianza, democrazia» -, per ora solo belle parole da riempire di contenuti. Una speranziella sull'«effetto Rubalcaba» i socialisti la covano. Due giorni fa l'ultimo sondaggio ha ridotto il vantaggio del Pp sul Psoe a 7.1 punti, 3.3 meno di tre mesi fa, e per la prima volta nell'anno i socialisti sono sotto i 10 punti di scarto.
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Zapatero rapidamente passa delle stelle alle stalle...
Quale tremenda lezione, ma utilissima!, potrebbe essere x la sinistra, se da quelle parti ci fosse gente disposta a ragionare, a guardare un faccia la realta' ed a imparare...
Invece, solo discorsi generici ed imbarazzati!
A sentire voi altri, costui doveva essere una specie di eroe da esportare in tutto il globo terracqueo...
Ed invece ... SIC TRANSIT GLORIA MUNDI... 31-07-2011 10:20 - Fabio Vivian
Ha pensato più alla patria che ai suoi interessi.
Proprio come Berlusconi!
Quando la gente è in piazza e protesta da mattino a sera,e le guardie,anche se scocciate dai manifestanti,sono anche loro arrabiati contro il loro governo,vuole dire che è arrivata l'ora di andarsene.
Berlusconi lo sa,ma non può ancora abbandonare la stanza dei bottoni,perche non si sa con chi sostituirlo.
Lo spagnolo,ha mille aspiranti al suo posto,mentre il nostro nano,non ha nessuno.
Quì in Italia,non ci sono persone capaci come il nostro capo!
pare che abbia 20 mani e trenta teste.
Una testina per ogni cosa da fare!
Sfasciare,ricucire,comprare,vendere!
Lui non può mollare,almeno a che non suona la campanella!
Siamo in ballo,bisogna ballare!
Processo corto,no processo lungo.
Quante testine da mettere d'accordo.
Chi se non il nostro nano è capace di far entrare un cammello nella cruna di un ago?
Eualà,ancora una "torta" per il popollo italiano! 30-07-2011 12:57 - maurizio mariani