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Orsola Casagrande
Tensione ad Ankara dopo il no dei generali
Turchia in subbuglio dopo le dimissioni dei quattro più alti comandanti militari. Il comandante delle forze armate, generale Isik Kosaner, ha lasciato il suo posto annunciando le dimissioni assieme ai comandanti della marina, dell'aviazione e delle forze di terra. Una decisione shock anche per il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che non ha un grande rapporto con i militari. Le dimissioni in massa sono l'ultimo atto di un braccio di ferro tra il governo civile e il vertice militare - e sembrano segnare che l'esercito al momento ha perso.
Erdogan sta cercando di limitare i danni, trattando le dimissioni dei quattro generali più importanti come routine - e ha già rimpiazzato il comandante generale delle forze armate, e in un discorso alla nazione già programmato, ieri ha parlato della prossima nuova costituzione «democratica e liberale» senza nominare le dimissioni.
L'esercito in Turchia è considerato (e si considera e agisce) come il garante della laicità dello stato. Fino all'avvento del governo di Erdogan (nel 2003) con il suo partito islamico, i generali erano i veri governanti del paese: nulla si muoveva se l'esercito non dava il suo placet. Con la vittoria storica del partito islamico (favorita anche dalla corruzione dei partiti tradizionali repubblicani), l'esercito ha cominciato lentamente a perdere potere - anche perché il primo ministro non ha esitato a cambiare le regole del gioco. Tanto da spingere l'esercito a quello che è passato alla storia come «e-coup», il colpo di stato via mail quando nel 2007 è stato eletto presidente della repubblica Abdullah Gul. Infatti, un islamico presidente della laica repubblica fondata da Kemal Ataturk era inaccettabile per i militari; così, dopo settimane in cui il paese ha visto migliaia di persone in piazza, l'esercito pubblicato sul suo sito web un duro intervento contro la candidatura di Gul, mentre dietro le quinte i militari preparavano piani di golpe per destituire Erdogan. Non ci sono riusciti. E infatti in questi ultimi tre anni sono stati arrestati centinaia di militari, in servizio e non, accusati di aver dato vita alla cosiddetta Gladio turca, l'organizzazione Ergenekon.
Le dimissioni di venerdì segnalano una situazione ormai incandescente. Non c'è dubbio che il potere dei militari sia diminuito in questi anni anche a seguito degli arresti nell'ambito del processo Ergenekon. Sembra che a provocare le dimissioni di massa sia stato l'annuncio del primo ministro sulle nomine di nuovi generali, attese al consiglio militare supremo dei prossimi giorni. I vertici dell'esercito avevano fatto intendere al governo di aspettarsi la nomina di alcuni militari in carcere per l'inchiesta Ergenekon. Richiesta respinta dal governo con il conseguente acuirsi della crisi.
Tutto questo mentre l'esercito è impegnato in operazioni quotidiane contro i guerriglieri kurdi del Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), senza però i risultati sperati (che per l'esercito sono l'eliminazione del Pkk). Il 14 luglio tredici militari sono morti a seguito di scontri in una zona vicino a Diyarbakir, nel Kurdistan turco: secondo l'esercito sono stati uccisi da granate dei guerriglieri che hanno appiccato il fuoco bruciando vivi i soldati. Ma le testimonianze dicono che i militari sarebbero stati vittime di fuoco amico, e l'incendio sarebbe scoppiato dopo i bombardamenti sulla zona. Da un paio di settimane poi l'esercito turco è impegnato a dare man forte alle truppe iraniane, di fatto entrate nel Kurdistan iracheno per colpire il Pjak (Partito della vita libera in Kurdistan), i guerriglieri kurdi iraniani.
Per Selahattin Demirtas, presidente del gruppo parlamentare del Bdp (partito della pace e democrazia, filo kurdo, che attualmente boicotta il parlamento con i suoi 36 deputati perché 6 di questi rimangono in carcere nonostante siano stati eletti), «le dimissioni non significano che al potere militare si sta finalmente sostituendo in questo paese la democrazia civile. L'Akp di Erdogan non esiterebbe a sostituire l'attuale status quo con il suo status quo. E il risultato non sarebbe una Turchia democratica».
Ieri il presidente della repubblica, Gul, ha intanto nominato il comandante Necdet Ozel, unico degli ufficiali di alto rango rimasti in carica, nuovo capo delle forze di terra. Nei prossimi giorni Ozel potrebbe anche diventare il nuovo comandante generale delle forze armate.
Vittorioso (per la terza volta) nelle elezioni politiche del 12 giugno scorso, Erdogan ha dovuto affrontare anche il boicottaggio del parlamento da parte dei partiti d'opposizione kemalista Chp (partito della repubblica del popolo) e del filokurdo Bdp.
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Ci basti guardare come ha deciso di reagire alla presidenza di turno dell'UE che per i prossimi 6 mesi verrà condotta da Cipro.
Nel corso della visita effettuata la settimana scorsa per il 37mo anniversario dall’invasione turca della parte settentrionale della Repubblica di Cipro - con la conseguente divisione dell’isola - Erdogan ha definito assolutamente impossibile la collaborazione con la futura presidenza della UE durante la presidenza cipriota. .
Durante quel periodo la Turchia sospenderà ogni collaborazione con l’Unione E.
Il premier turco ha poi dichiarato che la UE ha sbagliato ad accettare Nicosia. “Per noi esistono due Stati distinti che devono coesistere in una confederazione “light”, senza perdere la loro identità ed indipendenza”.
La cosa curiosa è che si osserva ultimamente una crescente contestazione nei confronti di Ankara da parte degli stessi turco-ciprioti. Divenuti minoranza nella parte Nord dell’isola, a causa della massiccia immigrazione di turchi dell’Anatolia e ridotti ad essere appena 1/3 della popolazione della parte settentrionale dell’isola, essi accusano Ankara di scarsa sensibilità civile e di distruzione della loro eredità culturale e civile, con la trasformazione dell’isola in un grande casinò per la finanza verde, quella cosiddetta islamica.
Ecco una delle tante facce di Erdogan e del suo AKP, che vengono poco reclamizzate in Italia.
Se poi qualcuno volesse notare il parallelismo con i Territori contesi dai Palestinesi agli Israeliani.... 31-07-2011 17:16 - carlo
Eppure a detto Tremonti che le carte stanno a posto!
Ha HaHa,ma non vedete il fuggi fuggi?
HaHaHa se avessi qualche soldo me lo sarei subito ritirato da quelle banche di truffatori che hanno spemuto il mondo come dei limoncini!
I cinesi hanno detto a Obama di non scherzare con i valore del dollaro,perche altrimenti vengono con cento navi e gli scaricano tutti i dollari che hanno nei forzieri.persino Cuba vanta crediti sull'Amerika di Obama.Persino il grande Fidel ha minacciato di far uscire dalle sue banche di stato i miliardi di dollari che vi giacciono.
I capitalisti ricchi,si ritrovano con dei stati miserabbili che non hanno nemmeno i soldi per pagare i loro soldati imperiali,per il mondo.
Gheddafi con i suoi milioni di dollari sta bombardando da mesi la borsa mondiale,ma nessun giornale lo dice.
Milioni di dollari stanno entrando sulle piazze e fanno aumentare vertiginosamente le materie prime.
Tutto e un caos!
Siamo alla vigilia di un nuovo ordine mondiale.
Ma non sarà come lo vuole Obama.No! quest'ordine lo fa il mercato,proprio come diceva il vecchio Carletto.
Ha Ha Ha.
Stiamo assistendo alla fine di un sistema.
I "studiosi" e le persone intelliggenti,ora sono senza parole.
mille lauree e mille onoreficenze,che si sono dati a vicenda,non bastano a capire il mondo che loro stessi hanno messo in piedi!
Bastava vedere le cose senza veli e subito avrebbero capito che la nostra società si fonda sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
E se si fonda tutto sulle braccia di chi lavora è inutile far lievitare i prezzi,perche tutto il benessere del mondo esce dalle braccia di chi lavora.
Ora questo lo abbiamo capito tutti e non vogliamo più la vostra cartaccia!
Un ora di lavoro uguale a .....
Salario,prezzo e profitto! 31-07-2011 12:40 - maurizio mariani
Mi piacerebbe leggere sul manifesto un approfondimento sulla situazione turca degli ultimi anni e soprattutto su Erdokan 31-07-2011 10:51 - Riccardo Gatani