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Gianluca Pittavino
Con i fiori per «fermare le truppe» Tav
«Qui la paura non è di casa!» dice un fortunato slogan No Tav. Un'affermazione fiera e pacata, come il popolo di questa valle che da vent'anni resiste contro la grande opera del treno ad alta velocità, inutile, costosa e dannosa. Una pacatezza «determinata», come amano dire i valligiani, tanto più necessaria oggi che i gufi della politica istituzionale e le cassandre del giornalismo mainstream gridavano al pericolo d'improbabili internazionali black bloc. E ieri erano in tanti, dalla valle e dal resto d'Italia, dalla Francia, Svizzera e Germania. Ma tutti, anche i più arrabbiati, hanno accettato le regole stabilite nelle assemblee degli ultimi giorni.
«Non saranno necessari le maschere antigas né i caschi», assicurava Francesco Richetto, del comitato di lotta popolare di Bussoleno dal camioncino d'apertura della marcia. «Siamo noi ad aver deciso così, il senso della giornata è un altro. Domani (oggi per chi legge, ndr) finisce il campeggio e comincia un presidio permanente della valle che proseguirà fino a settembre-ottobre, quando apriranno il cantiere vero e proprio di Clarea, e noi saremo là».
Ieri i No Tav c'erano ed erano tanti. Le prime stime parlano di 10-15 mila persone, con una presenza fitta e generosa della componente allargata del movimento: pensionati, bambini, intere famiglie, l'immancabile banda musicale No Tav e la «samba band», i viticoltori che faticano a coltivare le loro vigne nel terreno recintato e le valligiane che non mancano un appuntamento, per nulla stanche di contribuire all'organizzazione di un campeggio che per il ministro Maroni altro non sarebbe che un pericoloso ricettacolo di terroristi. Le sue minacce non hanno tardato a tradursi in realtà e già nei giorni scorsi sono giunte le prime denunce e i fogli di via, forieri di future manovre repressive.
Ma ai No Tav le minacce sembrano non fare paura, né accettano di essere rinchiusi in una classificazione troppo semplificata. E mantengono anche il senso dell'umorismo. Scherza una signora dalle prime file della marcia, dietro lo striscione d'apertura («Fuori le truppe»): «Siamo qui perché, a quanto pare, da queste parti l'idea è quella che quando dici No è Sì, perché siamo bastian contrari». Poco più in là, qualcuno venuto da molto lontano comprende perfettamente la posta in gioca di questa battaglia, così profondamente territoriale ma così poco nimby. È un'aquilana, venuta «qui per i valsusini, per portare solidarietà. Ma anche per noi. Perché la Val di Susa, in questo momento è la frontiera della democrazia in Italia». Del resto, «anche l'informazione ha vissuto qui il suo definitivo massacro». Qualche metro più indietro c'è un alpino di mezz'età: «Non tutti gli alpini sono aldilà di quelle rete, anzi ce ne son pochissimi di là, sono quelli che vengono pagati. Noi l'abbiamo fatto come servizio di leva mentre oggi lo fanno per soldi».
La battaglia, ancora una volta, si è giocata sui due piani paralleli e comunicanti del territorio reale e dell'infosfera virtuale, con migliaia di messaggini sui social network, dirette radio e video caricati in rete in tempo reale che hanno battuto le alte prestazioni dell'informazione mainstream. I siti di movimento (notav.info, notav.eu, infoaut.org) e Radio Blackout hanno seguito, passo dopo passo, ogni metro del corteo, raccontando e restituendo la parola ai suoi protagonisti reali, così lontani dai riduzionismi della comunicazione ufficiale, capace solo di raccontare di violentissimi black bloc o pacifici montanari.
I numeri e la gioia che ieri hanno ripercorso i sentieri che da Giaglione portano a Chiomonte, di fianco a quel recinto teatro di ripetuti scontri, la dicono lunga sulla tenuta di un movimento letteralmente inclassificabile, capace di comporre insieme alpini e centri sociali, cattolici, ex-leghisti riconvertiti e gli orfani di una sinistra che non c'è più.
Un movimento molto cresciuto negli ultimi quindici anni, pronto per un nuovo autunno di lotta che potrebbe presto rivederlo attraversare le strade della vicina-lontana Torino per parlare ai metropolitani di crisi e debito. Le premesse ci sono già tutte ma ieri, più importante, era tener fede alla parola d'ordine sorta tra «la Libera Repubblica» e il campeggio resistente: «Si parte tutti insieme , si torna tutti insieme». I No Tav l'avevano promesso e così è stato.
E questa gente dovrebbe rappresentare le speranze di cambiamento della società? 31-07-2011 23:24 - Alessandro comunista
La chiamarono la rivoluzione del garofano.
Dopo un lungo periodo di fascismo e di morti ammazzati,quando l'impero portoghese scappava da tutto il mondo,inseguito dai popoli in Machete,all'interno del paese i compagni fecero una rivoluzione morbida che servì a ricomporre il fascismo colonialista in una democrazia borghese di tipo capitalista!
Così invece di un paese socialista,ci siamo ritrovati i fascisti in doppio petto!
Non vorrei che con la rivolta della STELLA ALPINA i popoli delle valli si ritrovino con un pugno di binari! 31-07-2011 20:51 - maurizio mariani
Non ho capito cosa c entrano i Portoghesi? 31-07-2011 16:45 - muriel
Allo scoppiare di Tangentopoli, Bossi e la Lega Nord si dimostrarono tra i più convinti supporter dei giudici di Milano, titolari dell’inchiesta sulla corruzione.
Salvo poi essere pescati con le mani nella marmellata durante il periodo della maxi-tangente Enimont, la Madre di tutte le Tangenti. Il 5 Gennaio 1994, Confessando la Propria Colpa ovvero quella di Aver Intascato da Montedison ben Duecento Milioni di lire,
Umberto Bossi venne Condannato in via Definitiva a 8 mesi di Reclusione
Ricordiamo alcune frasi famose di Bossi prima del matrimonio con Berlusca.
" Il vero potere Gelli diceva che lo deteneva chi ha i mezzi di informazione e Berlusconi era la Tessera 1816 della P2 di cui Gelli era a Capo."
ed ancora .......
" Berlusca, Dovrai scappare dal Nord di notte con tua moglie e i tuoi figli e le valigie.
Hanno Capito che TU sei Mafioso. "
http://www.youtube.com/watch?v=2dbgCOZ_ssw
http://www.everydayshow.eu/tag/umberto-bossi/
http://it.wikipedia.org/wiki/Libert%C3%A0_di_manifestazione_del_pensiero. 31-07-2011 16:24 - maurizia
Ma almeno erano crisantemi?
Non voglio fare il melagramo,ma se fate queste stronzate mi sa che di buchi alle vostre montagne ne faranno due!
Continuamo a farci del male...!
Quando le vostre valli saranno traforate e riempite di cemento,chi verrà più a fare turismo.
Le vostre mucche saranno come quelle napoletane e mangeranno cemento e leccheranno sui binari il piscio e le merde che gli spareranno i ricchi a trecento kilometri l'ora.Pare che spuzzino come dei vaporizzatori,merda e piscio accompagnato da varecchine grassi industriali.
Conservateli i fiori,serviranno per le vostre bare,quando vi morirete di fame!
Ma cosa devono sentire le mie orecchie a 60 anni...
Certo che la mia generazione,ne ha fatte di cazzate,ma questa......
Una cosa così l'ho vista solo con i portoghesi.
Ma quella era tutt'altra cosa! 31-07-2011 12:52 - maurizio mariani