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Francesco Epico
Basterebbe poco
Carrozza 7 e posto 62, lato corridoio. Ogni pendolare sviluppa nel tempo una serie di accorgimenti che in qualche modo potrebbero agevolargli il viaggio. Non so se ciò sia vero, ma aiuta a vivere. E’ come se un reparto del cervello diventasse autonomo e girasse con moto proprio indipendentemente da tutte le altre stanze, correndo su binari immaginari, notte e giorno. Solo chi vive sui treni, sui treni italici, può sapere che lo stridìo di ferraglia ti accompagna fino a quando vai a dormire, che quel rumore sincopato ti da la buonanotte e ti promette che sarà lì ad aspettarti appena riaprirai gli occhi l’indomani mattina. Ho saputo che a qualche pendolare particolarmente esaurito, la puzza dei freni racconta anche le fiabe prima di dormire. E’ una sensazione bellissima e non ci si sente mai soli.
Io cerco di prendere sempre il posto lato corridoio in modo da poter stendere le gambe, alzarmi per andare al bagno senza scalciare la gente che dorme, gestire l’apertura e la chiusura della porta dello scompartimento e le luci, e avere la sensazione di stare al margine, un po’ più defilato dal cuore del problema.
Prendo il giornale dalla borsa ed inforco gli occhiali. Ma quanto leggono i pendolari! Il convoglio finalmente parte e scatta puntuale l’annuncio del capotreno che ripete la formuletta canonica col fare stanco del notaio che legge l’atto o del prete col Vangelo. Ci annuncia che è lieto di averci a bordo (bugiardo!), ci augura buon viaggio (ottimista!), ci rende edotti dei minuti di ritardo (ripetitivo!), elenca le fermate che il treno effettuerà e prega di spegnere i telefoni cellulari per non disturbare gli altri viaggiatori ( ahahaha!). Poi ripete il tutto in una lingua che assomiglia un po’ all’inglese e riattacca.
Accanto al finestrino, una di fronte all’altra, sono sedute una mamma dai lineamenti dolci e una bambina col viso incorniciato da boccoli d’oro. Sono letteralmente attratto da quel cantico, da quella sorta di visione mistica, sembrano la Madonna col Bambino del Botticelli. Che ci faranno mai due icone sacre sull’Intercity 590? Mi perdo in questo pensiero dolce e stupido e un velo di malinconia si avviluppa intorno ai miei neuroni che, improvvisamente, hanno voglia di piangere. Distolgo lo sguardo e vedo di fronte a me un uomo che non avevo notato, forse perché prima si era mescolato e nascosto, diventando materia nel marasma della partenza. Come per miracolo era apparso a mezzo metro da me un povero Cristo che già era sprofondato in un sonno intimo. Aveva la barba trascurata di un paio di giorni e i capelli arruffati di chi si è alzato dal letto e non si è nemmeno pettinato. Stringeva sulle ginocchia una borsa nera nella quale, probabilmente, c’era il pranzo di quella giornata. Era un pendolare che si recava a Roma per lavoro e di questo ero certo poiché lo avevo notato già molte altre volte.
Stiracchiai le gambe stando attento a non svegliarlo e cercai di concentrarmi sulla lettura. Ma il mio cervello quella mattina non ce la faceva proprio ad andare in folle: aveva voglia delle marce basse, quelle che ringhiano e ti grattano le pareti della coscienza. Pensai che l’essere umano non sceglierebbe mai di fare il pendolare ed ho buoni motivi per credere che non si tratti nemmeno di una condizione ereditaria. Si diventa pendolari per caso, da un giorno all’altro, senza che nemmeno te ne rendi conto. Si diventa pendolari perché spesso non si può scegliere il lavoro, ma si è scelti da esso, quando c’è. Il pendolarismo unisce le persone nella sofferenza e nel sacrificio e le rende tutte perfettamente uguali nello stile di vita, sia che esse viaggino in giacca, cravatta e valigetta ventiquattrore, sia che indossino i panni modesti dell’operaio, ordinati dell’impiegato o casuali dello studente. In prossimità delle stazioni di arrivo li vedi ammassarsi alle porte perché hanno sempre una coincidenza da prendere in corsa, o un autobus, o una metropolitana che non ha voglia di aspettarli. I viaggiatori abituali hanno sempre i minuti contati, i soldi contati e, continuando ad andare avanti accumulando ogni tipo di stress, gli anni contati.
Eppure non ci vorrebbe tanto a rendere la vita di questa gente solo un po’ più tollerabile. Il pendolare non pretende mica il bagno con la doccia idromassaggio, basterebbe rendere agibili e dignitosi quelli che ci sono. Mica chiede la puntualità svizzera, ma che il ritardo si verificasse almeno una volta si e una volta no. Ai pendolari dei treni italiani basterebbe che d’estate funzionasse l’aria condizionata e d’inverno il riscaldamento, perché fare il contrario è da sadici. I pendolari avrebbero piacere che, ogni tanto, si usassero quei prodotti contro zecche e batteri che non costano molto e sono abbastanza efficaci. I pendolari vorrebbero che Trenitalia si ricordasse che essi, con i loro abbonamenti super salati, costituiscono lo zoccolo duro, la base di introiti fissi tanto cara alle aziende. Con questo non è che si aspettino il pacco natalizio e il biglietto d’auguri, ma almeno che la piantassero con quegli annunci in cui si chiede continuamente scusa per il disagio. E’ urticante!
Basta, basta. Voglio leggere adesso!
Mamma e figlia parlavano dolcemente e si rimbalzavano il loro amore.
Il pendolare russava e sperai che, almeno nel sogno in cui era immerso, il povero Cristo avesse varcato per un po’ la soglia della felicità.
(Giovedì 18 agosto la prossima puntata. Per le puntate precedenti, clicca QUI)
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Maria grazia Maitilasso 16-08-2011 08:40 - Maria Grazia Maitilasso
Aggiungerei che da qualche mese, almeno per quanto riguarda la Stazione di Rovato - ma credo anche in tutte le altre - Trenitalia obbliga all'ascolto della sua radio ufficiale, diffusa con gli altoparlanti. I poveri pendolari sono così costretti ad aspettare il treno - in ritardo - senza poter passare il tempo leggendo o pensando liberamente, perché la loro mente è vessata da un alternarsi di suoni, pessime canzono commerciali ed annunci in stile orwelliano! 15-08-2011 19:12 - AndroiDario
Continuare a parlare di fascismo è perdente, perché non si vede che il nemico attuale è la democrazia borghese non il fascismo! 15-08-2011 11:05 - Alessandro comunista
Un paese che apre una forbice sociale come l'Italia è da considerarsi alla pari di quei paesi dell'Amerika latina dove i fascisti come Peron,Videla,Pinochet e quant'altri hanno governato.
L'Italia è governata da fascisti.
Pòi fai tu con i giochetti di parole,io non sono in grado di capire le parole difficili.
Pensa che non sò ancora che voleva dire Moro, con le convergenze parallele!
Io parlo come un bambino di 5 anni! 14-08-2011 19:59 - maurizio mariani
Quando si smetterà di utilizzare a sproposito il termine "fascismo" non sarà mai troppo tardi! 14-08-2011 10:39 - Alessandro comunista
Tanto lo sanno tutti che in Italia è tornato il fascismo!
Poveri partigiani,morti inutilmente! 14-08-2011 10:18 - maurizio mariani