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FUORIPAGINA
15/08/2011
  •   |   Ugo Mattei
    Il referendum cancellato

    Non volevo credere ai miei occhi quando ho visto, già depresso per una manovra che si commenta da sé, che il ministro Fitto avrebbe messo a punto una norma che che prevede la messa a gara dei servizi pubblici locali (ad eccezione dell'acqua). La norma prevede che le gestioni in house, salvo quelle con valore economico inferiore a 900.000 euro, debbano cessare entro il 31 marzo del 2012. 

    Un vero déjà vu. Fitto era già cofirmatario del decreto Ronchi, quello che (la maggior parte dei media sembrano averlo già dimenticato), la maggioranza assoluta del popolo italiano ha abrogato due mesi fa rispondendo sì al primo quesito referendario. La struttura del nuovo provvedimento, che non porta più la firma di Ronchi soltanto perché quest'ultimo, grazie al cielo, non è più al governo, è identica a quella della legge abrogata dal popolo sovrano. Un obbligo di messa a gara a data certa, ossia proprio quella struttura che tutti in Italia hanno capito avere un impatto devastante sul valore di quanto si vuole vendere. Non più l'acqua ma cespiti importanti del patrimonio pubblico come i trasporti locali, l'organizzazione della raccolta rifiuti e tutti i restanti servizi locali di rilevanza economica che verrebbero svenduti con un impatto drammatico sul valore del nostro patrimonio pubblico. Con l'eccezione dell'acqua, il contenuto del nuovo provvedimento è a sua volta identico a quello del Ronchi che, come ben noto, non riguardava soltanto l'acqua ma (stava scritto sull'intestazione della scheda n. 1 cui hanno risposto sì circa 27 milioni di elettori) le «Modalità di affidamento e gestione servizi pubblici locali a rilevanza economica. Abrogazione».


    Insomma sta succedendo esattamente quanto temevo. L'esito referendario è stato svuotato (complici le opposizioni) del suo valore costituente e ridotto ad una mera questione tecnica legata alla sola gestione dell'acqua. La vera inversione di rotta relativa alle privatizzazioni (e liberalizzazioni camuffate) richiesta dal popolo non è stata interpretata politicamente da nessuno (ad eccezione del solo De Magistris a Napoli) L'esito di questo imperdonabile vuoto nell'interpretare il cambiamento di sensibilità politica nazionale è che impunemente il governo Berlusconi (al posto di andarsene a seguito del voto sul legittimo impedimento) impone (pare sotto dettatura dei poteri forti europei) una manovra che, con scelta politica deliberata, fa strame del patrimonio pubblico e dei beni comuni, sacrificandoli sull'altare della crescita. Ma il popolo aveva detto che i trasporti pubblici ed i rifiuti, non meno dell'acqua, devono essere governati in modo ecologico, sociale e sostenibile, nell'interesse comune e non in quello dei soliti poteri finanziari.


    Il governo si fa beffe, in modo palesemente incostituzionale, della volontà sovrana chiara, espressa solo due mesi fa rispetto al primo (e più votato) quesito referendario che era contro il decreto Ronchi-Fitto. Che il referendum non fosse limitato all'acqua lo aveva abbondantemente detto anche il fronte del no in campagna elettorale!. Personalmente ho contribuito a redigerne il quesito e ho partecipato alla sua difesa di fronte alla Corte Costituzionale il 12 gennaio. La Corte era stata chiarissima nel ribadire che ogni quesito costituiva un referendum separato rispetto agli altri. La Corte aveva inoltre acclarato che Il primo quesito aveva come intento politico quello di riequilibrare il rapporto fra pubblico e privato nella gestione dei servizi pubblici locali che, ad avviso dei promotori, il decreto Ronchi-Fitto aveva stravolto tramite l'obbligo di messa a gara.


    Quanto sta succedendo è di una gravità politica giuridica e costituzionale inaudita. A soli due mesi da un voto popolare espresso si ripropone il provvedimento abrogato negli identici termini di forma e di sostanza. Sul piano giuridico, se il governo avesse deciso ieri di privatizzare l'acqua non ci sarebbe stata alcuna differenza. L'Europa non può imporre ad un paese membro provvedimenti incostituzionali. Questo si sarebbe dovuto rispondere a Trichet e Draghi.
    Il Presidente Napolitano ha adesso un dovere costituzionale di intervenire su questo punto. Il fronte di difesa dei beni comuni non può fare lo sconto a nessuno.


I COMMENTI:
  • L'unica cosa che emerge secondo me è che noi non contiamo un benemerito cavolo. 16-08-2011 11:48 - Chiara
  • Il programma di B è riuscito: affossare l DEMOCRAZIA, FARLA DIMENTICARE. Da ultimo cancellare le feste civili trasferendole nel dimenticatoio della domenica. E' consapevole Napolitano? E' davvero così ingenuo per non immaginarlo? occorre fermare questo furbo tentativo dei fascisti e reazionari. 16-08-2011 11:32 - almagemme
  • Italia in vendita? il sogno della grande finanza, si sta attuando, con la scaltrezza classica del capitalismo. 15-08-2011 18:24 - Murmillus
  • Facile dirlo ora, ma era inevitabile. I segnali c'erano: La prima risposta data dopo il voto al movimento per i beni comuni da pdl lega pd e compagnia cantante (sel compresa) è stata la vicenda TAV. Il liberismo ha permeato le loro teste e li ha resi come tossici bisognosi di eroina: non hanno altre ricette, vsiioni o scopi. Dobbiamo mandarli a casa al più presto. Mobilitazione generale contro la finanizaria. Sarà un caldo autunno. 15-08-2011 15:40 - G3RT
  • Chiaramente è necessario ribattere colpo su colpo le iniziative di questo governo e pertanto la priorità del tema delle privatizzazioni e dell’esito dei referendum è fuori discussione ……..
    Altrettanto mi sento di dire del modo di agire dei politici al governo, il quale risulta evidente agli occhi di tutti coloro che possiedono la facoltà del ragionamento logico come sia di tipo unico, cioè delinquenziale ……….
    Ma, come ho già avuto modo di scrivere, un popolo di ladri ovviamente può eleggere esclusivamente un governo “ladro” e per capire ciò, non è necessario possedere molta capacità discriminatoria ……..
    La sola cosa che posso dire è che, nato in Italia e vissuto per buona parte della mia vita in questo paese, non mi riconosco in alcun modo con il popolo italiano ……………
    Fino a quando sarò costretto a rimanere nel “brutto Paese”, comunque continuerò a scagliare le mie frecce spuntate contro il governo e i cittadini italiani, sperando e aspettando di poter lasciare al più presto questi lidi natii …. 15-08-2011 14:40 - GB
  • Condivido pienamente, sono stupito del comportamento dei sindacati che probabilmente sono collusi a quelli di alcuni gruppi industriali avvezzi a sfruttare lo stato. Ma mi mancano dati, e pur essendo laureato in giurispudenza non ho avuto tempo e forse mi manca lo spessore. Cosa possiamo fare? 15-08-2011 13:49 - aldo tirelli
  • Non permetteremo a nessuno di ripristinare ciò che il popolo ha abrogato se non con ultro referendun che dica il contrario di quanto abrogato. 15-08-2011 11:45 - iti
  • E' preoccupante che questo articolo non porti ancora alcun commento.
    Bisogna però considerare che in questa deriva reazionaria c'è anche la colpa delle sinistre (escludo il centro sinistra che è il partito per eccellenza del sistema capitalistico) che si dividono tra riformisti e rivoluzionari, ma ancora di più si dividono per il solito egocentrismo di alcuni leaders, che tra un po' saranno leaders di niente.
    Un programma di lotta unitario già esiste e dovrebbe essere preso in esame:
    http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2313 15-08-2011 11:44 - gianni terzani
  • Quante stupidaggini dice Mattei! Mettendosi nella sua ottica "democratica", verrebbe da dire "se l'opinione del popolo è veramente quella che ha descritto Mattei, alle prossime elezioni tutti i problemi si risolveranno da sé!"
    Fortunatamente io non sono democratico! 15-08-2011 11:11 - Alessaandro comunista
  • ormai si sa che l'italia viene governata da anziani,dico al presidente berlusconi con i suoi onorati 73 anni, presidente napolitano con i suoi onorati 86 anni.di lasciare perdere la politica e ruoli così importanti, per me non sono più competenti! spazio ai giovani volenterosi' 15-08-2011 10:52 - tony.
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