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Matteo Bartocci
C'è la crisi, il comune si vende asili e autobus
Ventisette milioni e seicentotrentasettemilanovecentoquarantacinque sì non sono bastati. Nonostante al referendum di giugno ci sia stato quasi un plebiscito, il governo non si rassegna e torna sul luogo del delitto, con l'intento di liberalizzare e/o di vendere per decreto tutti i servizi pubblici locali tranne l'acqua.
Il titolo degli articoli incriminati (il 4 e il 5) spiega che servirebbero ad adeguare il settore ai risultati referendari. Ma la realtà è ben diversa. Otto pagine minuziose e solenni, fitte di rimandi a leggi precedenti, non bastano a sciogliere quello che un fautore delle liberalizzazioni come Giulio Napolitano (professore in materia molto ascoltato nella Roma che conta, nonché figlio del capo dello stato) sul Sole 24 Ore di ieri continuava a chiamare il «rebus dei servizi pubblici locali».
Secondo Napolitano, dopo il referendum e le varie leggi incrostate nel tempo, «la ricomposizione del mosaico» è ormai «molto difficile se non impossibile». Eppure il governo, diligentemente, ci riprova.
Come si aggira il referendum
Sulla carta a parte acqua, luce, gas, ferrovie regionali e farmacie comunali, la concorrenza dovrebbe diventare la regola e ogni ente locale che non si adegua dovrà motivarlo dopo «un'indagine di mercato» (così impone il decreto) e deciderlo con una delibera pubblica. Sembra un diktat, ma in sostanza somiglia più a una pericolosa e sofisticata norma manifesto che umilia la maggioranza degli italiani che ha votato al referendum. Tenendo presente la realtà e le competenze amministrative degli enti locali, infatti, le decine di prescrizioni sofisticate e minuziose inserite nel decreto, lasciano a comuni, province e regioni il compito di decidere se, come e con chi gestire i propri servizi. In compenso, se liberalizzare è difficile e non è nelle corde del governo Berlusconi, privatizzare e svendere i beni comuni è nel suo Dna.
La svendita dei servizi
Non è un caso che il successivo articolo 5, ben più stringato, introduca un premio sostanzioso a comuni, province e regioni che entro la fine del 2012 vendono le «quote azionarie delle società esercenti servizi pubblici locali di rilevanza economica». In questo caso tutti tranne l'acqua. Che significa in concreto? Tra i più lucrosi ci sono i trasporti locali su gomma o rotaia e i rifiuti. Ma in linea di principio tutto è possibile: si possono vendere anche società pubbliche che gestiscono parcheggi e la sosta a pagamento, illuminazione e pulizia stradale, servizi cimiteriali, biblioteche, pubbliche mense scolastiche, asili nido e assistenza sociale o domiciliare. L'unico discrimine chiaro che descrive un servizio pubblico di rilevanza economica infatti è il pagamento corrispettivo di un canone o di una tariffa.
In appena 18 righe dal titolo «norme per le società municipalizzate», il decreto estivo stanzia un tesoretto di 250 milioni di euro nel 2013 e 250 milioni nel 2014 che il ministro delle Infrastrutture (Altero Matteoli) elargirà motu proprio agli enti locali che privatizzano. Mezzo miliardo non è poca cosa in tempo di tagli selvaggi ai comuni. Soprattutto perché si tratta di soldi freschi, cash, da prendere tra i 4 miliardi residui dei fondi Fas nazionali non ancora assegnati e immediatamente spendibili. Il decreto non specifica con che criterio il governo elargirà quei soldi. Si limita a dire che ogni comune riceverà dal governo la stessa quota ricavata dalle azioni che riuscirà a vendere sul mercato (se vendi azioni per 5 milioni, ne riceverai altrettanti). Insomma, se non riesci a liberalizzare, sbarazzatene.
E nessuno controlla
A differenza che per le liberalizzazioni, qui non ci sono controlli, vincoli, prescrizioni di congruità o trasparenza. Lo stato non controllerà né a chi vendi né a quanto. Lo stesso Giulio Napolitano - favorevole alla norma - denuncia «il pericolo di trasferire la rendita dal pubblico al privato e di vendere non alle migliori condizioni». Non contento, il governo impone anche dove l'ente locale dovrà spendere tanta «manna» dal cielo: solo in infrastrutture locali. Il sindaco deve rifare le strade? Venda l'asilo, la mensa, la discarica o il parcheggio della stazione e poi bandisca il progetto. Un do ut des tra beni pubblici e cemento di smaccata malizia. Poco importa che almeno finora non c'è stata la corsa ad accaparrarsi servizi come autobus o cassonetti. Secondo l'Osservatorio dei servizi pubblici del Cnel, nel 2006 su 507 gestori di servizi pubblici scrutinati a campione erano solo 297 le società private coinvolte a vario titolo nella gestione dei rifiuti o dell'igiene urbana (la maggior parte in Sicilia). Meno ancora nel trasporto locale: appena 12 su 158.
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E' però indispensabile indire in tempi brevi lo SCIOPERO GENERALE e GENERALIZZATO a tutte le realtà sociali del paese e soprattutto è indispensabile dare il via ad una MOBILITAZIONE FORTE E CONTINUATA NEL TEMPO che faccia finalmente comprendere che IL LAVORO NON E' SCHIAVITU' e che I CITTADINI NON SONO SUDDITI. 18-08-2011 22:18 - Unione sindacale di base
bottino in questa maxisvendita, un futuro governo di sinistra puo' espellere i
clandestini e rendere i diritti reali dei lavoratori, cittadini e consumatori (e i
doveri dei privati fornitori di servizi) cosi' avanzati che le iene al doversi
rimboccare le maniche e rendere davvero utili per il popolo preferiranno mollare
la presa e a loro volta svendere allo Stato. Dobbiamo solo volerlo. 18-08-2011 15:51 - bozo4
Purtroppo il peggio del peggio è che se anche alle prossime elezioni Berlusconi & C. perdono, non vi sarà alcuna possibilità di tornare indietro o di rimediare per il nuovo “eventuale” governo ………..
La Schifezza al potere sta perpetuando il proprio piano di demolizione dello stato sociale ed essendo a prova di bomba la cocciutaggine e l’intestardimento (in poche parole la durezza delle teste) di questa classe politica, mi sa che alla fine riusciranno nel proprio intento ………..
Il prossimo governo, ammesso possa essere diverso da quello attuale, si troverà con un pugno di mosche in mano e con i fatti compiuti ……..
Non ci sono santi, siamo nelle mani di un gruppo di disonesti trafficanti e profittatori …… 18-08-2011 12:56 - Venduti
Pezzenti che pur di restare al potere venderebbero il padre e la madre.
Miserabili come questi non l'ho letti nemmeno nella grande opera di quel grande scrittore francese.
Sono più pezzenti di ogni altro politico di merda che si è succeduto in 60 anni di "democrazia".
Alemanno pòi,pur di accontentare i suoi camerati farebbe carte false al comune di Roma.
Sembrano quei pezzenti, ex ricchi, che pur caduti in disgrazia continuano a mantenere un tenore di vita che non li consente.
Il sindaco di Roma sembra Paolo Stoppa nel famoso film (Miracolo a Milano).
Pezzenti che aspirano ad avere il cilindro come i loro padroni.Sempre pronti al tradimento e a fregare i suoi simili!
Ma io avevo avvertito i miei concittadini che era una carogna.
Se ben vi ricordate,dissi che Veltroni era cacca,ma quest'altro era ancora peggio!
Non possiamo contare su nessuno,persino il figlio del presidente sta studiando cosa svendere di nostro!
Ma loro,cosa farebbero per il paese?
Loro che in questo paese hanno fatto razza e come le zecche si sono attaccati a tutto il corpo sociale nutrendosi del sangue nostro;loro cosa intendono privarsi.Ci privatizzano lo Stato e loro cosa intendono privarsi?
Ve lo dico io,di nulla,anzi intendono sopravvivere bene e continuare a vivere come nababbi sulle nostre spalle.
Peggio di quel pappone che mandava la sorella e la madre a battere per continuare ad andare al bar a giocare a carte!
Schifosi.
Io le cose schifose cerco di toglierle dal mio ambiente.
Facciamo tutti così e vedrete che smetteranno di fare i prepotenti! 18-08-2011 12:29 - maurizio mariani
La domanda e' : queste idee di merda vengono a tutti i governanti d' EUropa ? O solo ai nostri? 18-08-2011 11:04 - bozo4