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FUORIPAGINA
18/08/2011
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    Appello contro una manovra incostituzionale

    La lettura della manovra di ferragosto e del dibattito politico che ne ha accompagnato la presentazione produce una sensazione di profonda preoccupazione in chi ha a cuore la democrazia ed i beni comuni. Impressiona in particolare la disinvoltura con cui si maneggia una materia tanto delicata e fondativa di un ordine giuridico legittimo quanto quella della gerarchia delle fonti del diritto. La manovra mette in moto una sorta di processo costituente de facto che di per sé denuncia la natura profondamente incostituzionale, a diritto vigente, della filosofia ispiratrice dell’intero provvedimento. 
    Al primo articolo si legge infatti che il Decreto legge è emanato “In anticipazione della riforma volta ad introdurre nella Costituzione la regola del pareggio di bilancio”.  All’art. 3 si aggiunge che: “In attesa della revisione dell’art.41 della Costituzione, Comuni, Provincie, Regioni e Stato, entro un anno dalla data di entrata in vigore della Legge di conversione del presente Decreto, adeguano i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere ed è permesso tutto quello che non è espressamente vietato dalla legge”.


    L’art. 41 è uno dei perni della Costituzione economica italiana vigente. Esso sancisce che : “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
    In Italia il processo di revisione costituzionale può svolgersi soltanto ai sensi dell’art. 138 Cost. che prevede doppia votazione in ciascuna Camera ed eventuale referendum confermativo. Fino a che questa revisione costituzionale non è avvenuta, la vigente Costituzione economica italiana è quella mista, che prevede un sistema di libera iniziativa privata sottoposto tuttavia a controlli anche preventivi volti a salvaguardare l’interesse sociale e la dignità della persona e l’ambiente . Cancellare per decreto ogni potere di controllo politico sull’attività economica costituisce una violazione palese e profonda del nostro tessuto costituzionale vigente che lo sbilancia in modo ancora più evidente a favore dell’interesse privato (spesso multinazionale)  ai danni di quello delle persone comuni. 


    A ciò si aggiunga che la nostra Costituzione struttura uno stato sovrano cui non può essere precluso da poteri esterni  di qualsivoglia natura di investire sul lungo periodo, promuovendo la persona umana ed il suo sviluppo oltre a molteplici altri valori non economici (solidarietà, ambiente, paesaggio, ricerca scientifica, istruzione) anche nell’interesse delle generazioni future. Il Decreto viola inoltre la funzione costituzionale del risparmio, frutto dei sacrifici dei lavoratori, di cui all’art. 47 della Costituzione.  La preconizzata costituzionalizzazione del pareggio di bilancio rende impossibile l’investimento sociale ed impone una visione aziendalistica dello Stato che la nostra costituzione non contiene in alcun modo  ma che è soltanto una delle cifre di quel fallimentare modello neoliberista, ancora troppo potente anche in Europa, che non ammette di aver prodotto la profonda crisi attuale.
    E’  assolutamente necessario affermare con forza che il popolo sovrano, composto  nella stragrande maggioranza di quelle persone comuni ai cui danni la crisi si sta orchestrando, si è espresso appena due mesi fa nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione tramite i referendum in modo politicamente inequivocabile contro il modello di sviluppo neoliberista che il Decreto di ferragosto ripropone pervicacemente. In particolare, sul piano del diritto costituzionale vigente  non può essere riproposta la privatizzazione liberalizzazione  dei servizi pubblici locali. Il clima di emergenza internazionale va verificato nella sua reale portata politica prima di affrettare manovre di pareggio dei conti in contrasto con i valori di solidarietà sociale della nostra Costituzione. 


    È questa, non quella dei mercati finanziari, l’indicazione politica che occorre  seguire in Italia: un’indicazione inequivocabile che dopo vent’anni di neoliberismo ha affermato a maggioranza assoluta che, nel governo dei beni comuni, il privato non è sempre “la soluzione” ma molto spesso è esso stesso “il problema”. Il popolo ha fatto pervenire un’ indicazione politica chiara volta a riequilibrare il rapporto fra privato e pubblico a favore di quest’ultimo, dando immediata e piena attuazione agli artt. 41, 42 e 43 della Costituzione.
    Di fronte a questo scenario sconcertante, che fa emergere una vera e propria emergenza beni comuni, rivolgiamo un appello al movimento referendario tutto affinché esso dichiari conclusa la stagione referendaria specifica, investendo di qui in poi energia e risorse (incluse quelle del rimborso elettorale) per dare finalmente voce autorevole e rappresentanza politica seria alla necessità urgente di invertire la rotta rispetto alla privatizzazione ed al saccheggio dei beni comuni. 


    Alle forze politiche di opposizione ed al sindacato (in particolare la CGIL) chiediamo di consultare immediatamente le loro basi su questo cruciale spartiacque facendosi successivamente paladini di una ristrutturazione seria del settore pubblico informata alla piena tutela dei beni comuni, del patrimonio pubblico, della sovranità popolare e dei valori della nostra Costituzione. 
    Agli amministratori infine, chiediamo di rispettare rigorosamente la Costituzione vigente, disapplicando se del caso, in ottemperanza di un preciso obbligo costituzionale di tutti i pubblici ufficiali, quelle parti del Decreto di ferragosto che più brutalmente tradiscono la volontà popolare emersa dai referendum di giugno.
    Alla cittadinanza onesta e a quanti hanno accesso al sistema mediatico infine estendiamo un invito a sottoscrivere questo appello  su www.siacquapubblica.it, a sostenerlo promuovendone la conoscenza e la diffusione.


    I giuristi estensori dei quesiti referendari sull’ acqua bene comune: (Alberto Lucarelli, Ord. Univ Napoli,  Assessore ai Beni Comuni, Napoli, già componente Commissione Ministeriale  per riforma dei beni pubblici; Ugo Mattei, Ord. Univ. Torino, già vice-presidente Commisssione Ministeriale per la riforma dei beni pubblici; Luca Nivarra, Ord. Univ. Palermo,  già componente Commisione Ministeriale per la riforma dei beni pubblici).
    Primi firmatari:
    Livio Pepino, ex-magistrato, già componente CSM; Alex Zanotelli, missionario comboniano; Giorgio Airaudo, responsabile auto, segreteria nazionale FIOM; Gabriele Polo, direttore editoriale, Il manifesto

     


I COMMENTI:
  • Approvo e sottoscrivo volentieri.

    Cinzia Bottene Consigliera Comunale Lista Civica "Vicenza Libera - No Dal Molin" 05-09-2011 11:21 - Cinzia Bottene
  • Ho sottoscritto l'appello, che approvo in pieno. Aggiungerei soltanto un appello anche al Presidente Napolitano, perché non sottoscriva una "legge" come questa. 19-08-2011 20:29 - lucio
  • Ci voleva, ma, come sempre, attenzione al PD: Veltroni e poi Finocchiaro, Franceschini ecc. vogliono scambiare il sì alla modifica all'art.81 con il dimezzamento del numero dei parlamentari. Come cavalcare l'antipolitica per cancellare i diritti: se passa la modifica i diritti individuali e sociali avranno lo stesso "rango" del budget e saranno condizionati a quest'ultimo. 19-08-2011 18:11 - antonio esposito
  • ormai questo governo a livelli di diritti ci vuole portare a livello della cina. 19-08-2011 14:39 - tony
  • Pian pianino,si stanno staccando tutti i pannelli della casa comune.
    Lo stato italiano è rimasto in piedi con il parlamento e tutti i ladroni che lo compongono e la polizia che invece di arrestali li difende.
    Ecco perche dovremo pagare le nuove tasse.
    Non per una sanità che va verso i privati.
    Non per una scuola che diventa di preti e della CEPU.
    Non per un servizio che non è più fatto da dipendenti dello stato.
    Non più le strutture sociali dello stato,ma solo poliziotti,soldati e politici.
    Solo per questo siamo ancora uno stato!
    Napolitano è il capo di uno stato di politici e poliziotti.
    Ma quanto può durare uno stato senza più anima?
    Hanno buttato giù tutto e è rimasta solo la targhetta con scritto STATO ITALIANO!
    Oggi dovremmo essere contenti di pagare per loro!
    Dovremmo essere contenti di ricevere solo la nomina che ufficializza che siamo cittadini italiani,se non viviamo in Padania!
    Questo stato,non è il mio stato!
    Io sono andato a fare il militare per uno stato vero e non per questa scatola di cartone vuota!
    Non mi posso riconoscere su una cosa che non c'è!
    Se continua così chiederò a uno stato vero di prendermi e farmi diventare un uomo vero e non virtuale come questo stato! 19-08-2011 13:25 - maurizio mariani
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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