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Guido Ambrosino
Comunismi dopo il muro. Risposta ai lettori
Il muro di Berlino ci parla del naufragio del «socialismo irreale» - non «reale» come pretendeva Breznev - e sarebbe ora di trarne un paio di conseguenze anche per la «rifondazione» comunista, bloccata dall'aporia se rifare il Pci in sedicesimo o tentare qualcosa di nuovo. Del muro dicevo ("Berlino 1961, il muro a perdere") che la sua costruzione nel '61 fu l'ammissione di un fallimento politico. Con la sua caduta nell'89 si passò alla liquidazione di quel lascito. Ne parlavo come di un'occasione liberatoria, che non fu còlta anche perché la sinistra si era mostrata «incapace di fare fino in fondo i conti con lo stalinismo e con le sue innegabili radici già nel leninismo». Non ne fu un indizio il precipitoso cambio di nome del Pci, incomprensibile se quel partito non si fosse sentito figlio (complessato) della terza internazionale?
Quelle due mie righe hanno suscitato proteste: come si permette il manifesto di toccare Lenin? Di cianciare di democraticismo luxemburghiano, ignorando le dure necessità della dittatura del proletariato in un paese accerchiato? Di misconoscere all'Urss il merito di aver messo paura ai capitalisti, che si davano una regolata? Inutile scomunicarci reciprocamente. Di comunismi si può parlare solo al plurale. Il leninismo è stato la corrente dominante nel 20esimo secolo, ma non l'unica. Si tranquilizzi Stefano Stufera: non voglio «buttare all'aria tutta la storia quasi centenaria del socialismo»: quella storia è più antica, e non si riduce alla terza internazionale. Per guardare solo al versante marxista, comincia col Manifesto del 1848. Seguirono la prima internazionale (con una forte componente anarchica), la comune di Parigi, la seconda internazionale. Dopo il 1917 ci furono gli spartachisti, i comunisti dei consigli, gli anarchici in Spagna. La linea Lenin-Gorbaciov passò per insanabili rotture: anche a voler essere ortodossi, dove ritrovarla l'ortodossia? E la storia continua, pure in Germania. La Linke, un partito che si propone di socializzare le banche e i Konzern dell'energia, raccoglie il dieci per cento dei voti. Mentre nella vecchia Germania ovest la Dkp filosovietica doveva accontentarsi dello 0,2 per cento.
Sulle radici dello stalinismo nel leninismo: la magagna sta nella teoria del partito. Lenin era convinto che gli operai non sarebbero andati oltre una coscienza sindacale, «tradeunionistica». La coscienza di classe poteva arrivargli solo dall'illuminante frequentazione di un partito retto da rivoluzionari di professione.Di qui, caro Murmillus, l'imbroglio della dittatura del proletariato, che si rivelò dittatura del partito. Se ne accorsero i comunisti dei consigli che citavo. Per Lenin erano estremisti infantili, ma furono assai realisti nel valutare cosa stava succedendo, quando, per tacitare il soviet dei marinai di Kronstadt, dove i bolscevichi erano in minoranza, li si prese a cannonate.
Un'altra precisazione, sul disprezzo della democrazia formale. Non c'è diritto sociale e politico che tenga, se non è individualmente esigibile, garantito da una magistratura indipendente, in un contesto di divisione dei poteri. Conquiste borghesi, che i comunisti libertari non possono non far proprie, battendosi per farle valere anche per gli ultimi.
E veniamo, telegraficamente, al Che fare? Grazie alla rivoluzione informatica, la soluzione del primo nodo proposto da Acerbi - socializzazione e gestione democratica dell'economia - è più facile che ai tempi di Lenin. Il mercato mi va bene come strumento per sondare i bisogni, non lo rimpiazzerei con farraginosi ministeri. La cooperativa di soci-produttori mi sembra un buon modello per le piccole imprese. Per quelle più grandi penserei a forme di autogestione, condivisa tra produttori e utenti-consumatori. Per i servizi e per le banche non basta la proprietà pubblica (ai tempi della Dc, il 60% del Pil italiano era controllato dallo stato e non avevamo il socialismo): occorre coinvolgere la «cittadinanza attiva» nella gestione, come ci spiega Guido Viale. Sul secondo nodo, come difendersi dagli attacchi controrivoluzionari, non c'è miglior difesa del consenso, in un clima di libertà politica. E qui rimando di nuovo a Rosa Luxemburg, con i versi dello svizzero Kurt Marti, che mi sono stati mandati dalla nostra lettrice Marcella De Negri: «Una piccola donna zoppa/ scrisse negli annali/ di questo secolo:/ 'La libertà/ solo per i fautori del governo/ solo per i membri di un partito/ - per quanto numerosi -/ non è libertà./ La libertà è/ sempre solo/ la libertà/ di chi la pensa diversamente'./ La piccola donna zoppa/ è stata assassinata»./
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Capire come prendere il potere è il passo successivo, ma in questo momento mi sembra abbastanza prematuro. Purtroppo siamo tornati indietro di quasi duecento anni, e bisogna ricostituire una coscienza di classe che si è perduta, visto tra l'altro che sui siti dei quotidiani comunisti c'è gente che sostiene che siamo tutti borghesi e il proletariato non esiste più. 25-08-2011 12:42 - Alessandro comunista
...hm... ottima idea. Lo farei anch'io, se riuscissi a ritrovare quel commento in cui ti davo del "politicamente irrilevante".
Incidentalmente, ti faccio notare che un copia-incolla di una replica in cui si taccia l'interlocutore di non essere minimamente originale è, evidentemente, una deliziosa contraddizione in termini. Un'altra delle tue tante...
Comunque: vuoi la sintesi? Ti servo subito.
1. Come piazzista fai ridere. Se la "causa comunista" è in mano a "rappresentanti" come te, state freschi!
2. Per quanti sforzi tu faccia per attizzare le "flames" e sollevare così una densa cortina di fumo, resta il fatto, evidente, che il tuo "comunismo" è MANIERATO. È FINTO: e SA DI MUFFA, basato com'è su arcaiche frasi fatte tratte pari pari da "testi sacri" di oltre centocinquant'anni fa.
Ecco perché, tutto sommato, continuo a propendere per la mia prima interpretazione: e cioè a credere che tu stia recitando una parte. Perchè sei tanto finto da sembrare un esempio da manuale, costruito a tavolino ;)
"uno dei problemi dei tanti sfaccendati che scrivono su questo sito è che, a diiferenza di Marx e dei marxisti, si dilettano nell'ideare "ricette" (tipo il socialismo che usa le cose buone del capitalismo coltivando la democrazia) senza porsi il problema di come arrivare ad una condizione in cui sia possibile applicare queste ricette, in poche parole non si pongono il problema del potere."
A parte l'incipit (che sembra tratto pari pari dal più decrepito repertorio dei flame warriors di dieci-quindici anni fa: e - se me lo consenti - fa anche un po' ridere, scritto da uno che compare quattro volte in questa sola pagina, e che negli ultimi sei-sette giorni ha lasciato in giro non meno di un centinaio di commenti), per la prima volta in cinque-sei mesi vedo uscire dalla tua tastiera una cosa sensata.
Già: il "problema del potere".
Ora, però, la domanda che non posso evitare di farti è: e tu / voi ve lo siete posto, il problema del potere?
Lo sapete qual è e dove sta, oggi, il "Palazzo d'Inverno" che occorrerebbe prendere per avere il controllo della situazione? Avete capito chi ha DAVVERO in mano le "leve del Potere", o meglio: DOVE SI TROVANO, queste "leve"?
A giudicare da come sembrate credere che, per "abolire lo stato di cose presente", basti continuare a blaterare genericamente di "borghesia", di "servi dei padroni" e di tutto il resto del repertorio consolidato, mi permetto di avere dei GROOOOSSI DUBBI! ;)
"Piu' che a Marx io guarderei a Richard Dawkins!"
...eh... sarebbe già un buon inizio (per esempio, per le pagine culturali del giornale, con quell'odore insopportabile di Kultur): ma vai a farlo capire a certi pseudo-"scienziati della società" (e non parlo necessariamente dei presenti) che gli strumenti per cambiare il mondo ormai bisogna cercarli fuori dai vecchi bauli appestati dai tarli e puzzolenti di naftalina!
"Le soluzioni proposte dall'autore sono vecchie come la socialdemocrazia. Nulla di nuovo nell'obsoleto, solo la riscoperta dell'acqua tiepida che non ha mai liberato i diseredati ma solo aiutato i potenti a diseredare sempre piu'"
E tu hai il coraggio di dare dell'obsoleto ad Ambrosino, quando qui da sei mesi tocca sorbirsi le prediche di chi, incurante di centocinquant'anni di storia, pretenderebbe che la via d'uscita dalla crisi si (ri)chiami "dittatura del proletariato"?
"Aggiungo che l'autore non prende minimamente in considerazione il fatto che la BORGHESIA E' AL POTERE e non lo mollera' mai di sua spontanea volonta'. Adesso come domani come ieri"
...già: esattamente come nel 1867, al tempo della pubblicazione della prima edizione di "Das Kapital - Band 1".
Il che, se non altro, prova che un fondo di verità ci deve pur essere, nelle tesi di chi sostiene che i 70 anni di socialismo reale in Europa Orientale non sono serviti letteralmente a NULLA. Hanno lasciato tutto esattamente come stava: anzi, peggio, perché ora la borghesia è più agguerrita e dispone di strumenti di dominio assai più raffinati di quelli su cui poteva contare nel 1867. In compenso, voi sperate di ridurla al silenzio e buttarla fuori scena una volta per tutte con i vecchi arnesi arrugginiti del marx-leninismo.
Mi permetti di rotolarmi in terra dalle risate? ;D 23-08-2011 13:50 - Harken
grazie compagno
e'una ottima interpretazione anc he se io alludevo alle vincenti forme del capitalismo e ai prodotti delle sue liberta'. 23-08-2011 02:34 - mauro
La governance entra nella storia come l'attrito minimo dello stato sul privato,che ,quelli che amano la governance,definiscono come societa'.Come diceva la Thatcher
"a thing such society doesnt exist'.Cioe' 'una cosa tale la societa non esiste|'.Da qui la governance ha conquistato le menti del centrosinistra riformista e cialtroncello a cui l'autore dell'articolo fa da contrappeso a sinistra dai salotti radical scic che il manifesto ha aperto e che permettono a tanta gente che per la sinistra ha conservato un sentimento di acredine alla giuliano ferrara,di sedere su comodi sofa'alla bertinotti e di sparare cazzate.La governance ha significato la fine dello stato a favore di modelli economici 'globali' espressi da formule astratte che hanno ridotto il mondo alla cdimensione di bordello speculativo e massacro sociale che vediamom oggi.La teoria era che una buona supervisione dello stato sugli assets privatizzati e la presenza solida solo su gangli vitali ridotti alla difesa e all'ordine pubblico,sarebbe stato piu'che sufficiente per assicurare una buona regolamentazione dei procesi economici nell'economia
globale.I risultati sono sotto gli occhi di tutti,almeno cosi'parebbe,meno che degli autori di molti di questi postings. Quanto questa visione fosse puramente ideologica e sclerotizzata,ma piu'dei vecchi regimi comunisti,lo dimostra il saccheggio delle economie nazionali da parte delle grosse corporatione che e'andata di pari passo con la ristrutturazione finanziaria e il saccheggio delle risorse economiche dei cittadini come pensioni,risparmi etc.Governance,destrutturazione finanziaria antecedente al new deal e guerre.Ed ancora la dottrina della trickle economy che e'servita ad indorare la pillola attraverso i media ed intellettualoidi di turno.Cioe'se i ricchi guadagnano,qualcosa sgocciola anche in basso e crea redistribuzione di benessere.Questa 'un esempio dell'ideologia dogmatica che ha preso spazio dopo la caduta dell'ex USSR.\oggi nessuno parla piu'della trickle economy ,ma i mainstream media alla murduch and blair ancora strombettano i buoni modelli di governance e negano la crisi.In Italia da D'alema a Tremonti tutti sono d'accordo che bisogna lavorare insieme per superare il difficile momento.Ma nessuno dice da dove viene la crisi e come si potrebbe superare.La sclerosi ideologica continua.La crisi e'naturale come la carestia,il terremoto,la siccita',ma passera'e ne usciremo.Siamo tornati al medioevo:non c'e' niente da fare,la storia la scrivono le cronache dei condottieri e dei re,come e'sempre stato.Per non parlare delle guerre umanitarie,l'ultima quella che sta distruggendo la Libia di cui questo signore dal nome arabo(forse e'un bengasino britannico anche lui) e'un acceso sostenitore.Che importa ilpetrolio,l'uranio impoverito ,il massacro quitidiano di civilietc gheddafi e'un tiranno,questa e'una rivoluzione.Es. del senso di governance alla tonyblair.I media hanno lavorato bene.Dawakins ha scritto un saggio di biologia evoluzionistica intitolato 'The selfish gene'.Non capisco perche'lo tira in mezzo.Forse considera che l'interazione del patrimonio genetico con l'ambiente circostante sia sufficiente a garantire un evoluzione sociale appropriata e senza tante strutture pubbliche tra le palle.Una specie di neodarwnismo sociale,le basi biologiche della governance.Alla faccia delle strutture sclerosate dei vecchi regimi comunisti!Ambosino invece non ha mai avuto bisogno di essere comunista.lui la coscienza di classe l'ha conosciuta sui libri.Magari esistessero ancora comunisti,tutta questa ignoranza non potrebbe sopravvivere.Se fosse nato in Salvador,Guatemala,Uganda,forse sparerebbe meno cazzate sull'ammirazione che la passata generazione ha avuto per le lotte anticoloniali.In Bolivia od in Mozambico non si potevano permettere di porsi come obbiettivo il raggiungimento della indipendenza della magistratura o delle liberta'individuali.Esistono nella poverta',cioe'nel capitalismo le liberta'individuali?Sono sempre state chiamate caro Ambrosino i liberta'formali da chi aveva
ed ha ancora occhi comunisti libertari.E nel sottosviluppo
tali liberta'putroppo non potevano essere prese in considerazone visto che erano la bandiera dei paesi dal cui dominio ci si cercava di affrancare per uscire dal giogo economico militare.Non c'era posto per i salotti e le chiacchiere degli intelletualini mezze cartucce.Le lotte di liberazione sono morte e quello che rimane e'nelle mani di coloro che giustificano le nuove servitu'con gli slogan di quelle liberta'di cui parli tra un esperimento e l'altro di bombe sempre piu'sofisticate.Eh si,il comunismo oggi deve ancora pentirsi di quello che ha prodotto. 22-08-2011 02:56 - mauro
Infatti, tocca un punto fondamentale: tutte le proposte dei vari Viale, Ambrosino, ecc. sono nei fatti più che altro degli slogan abbastanza generici ed un concentrato di buone intenzioni, incapaci però in realtà d' incidere e modificare i rapporti di forza esistenti.
Anche quest' ansia sempre presente a sinistra per l' assemblearismo, per gli scioperi più o meno generali, per le manifestazioni di piazza con un numero esagerato di persone, con i soliti slogan, le immancabili parole d' ordine "ever-green", ecc. si traduce praticamente sempre in nulla di concreto.
Anche questa moda degli "indignados" più che altro mi ricorda una qualche forma di qualunquismo, magari declinato a sinistra e forse solo un po' meno becero di quello "classico" più destrorso...
Insomma, non è perchè una manifestazione è partecipata da XXX milioni di persone che si ottengano dei risultati immediati e concreti: al massimo, può indicare solo che la società civile ha la "febbre" e sta male, che c' è crisi (cosa ovvia!!!), ma da lì a trovare soluzioni pratiche ed a migliorare le cose ... 21-08-2011 11:19 - Fabio Vivian
La regressione civile e umana prodotta dal periodo eltsiniano, e ancora oggi, è inevitabile che faccia rimpiangere un passato che, accanto a pagine dolorose,conflittuali, registra pagine di grandezza assoluta quali l’industrializzazione,l’alfabetizzazione,l’emancipazione della donna e ovviamente la vittoria nella grande guerra patriottica. 21-08-2011 07:51 - erve73