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FUORIPAGINA
20/08/2011
  •   |   Guido Ambrosino
    Comunismi dopo il muro. Risposta ai lettori

    Il muro di Berlino ci parla del naufragio del «socialismo irreale» - non «reale» come pretendeva Breznev - e sarebbe ora di trarne un paio di conseguenze anche per la «rifondazione» comunista, bloccata dall'aporia se rifare il Pci in sedicesimo o tentare qualcosa di nuovo. Del muro dicevo ("Berlino 1961, il muro a perdere") che la sua costruzione nel '61 fu l'ammissione di un fallimento politico. Con la sua caduta nell'89 si passò alla liquidazione di quel lascito. Ne parlavo come di un'occasione liberatoria, che non fu còlta anche perché la sinistra si era mostrata «incapace di fare fino in fondo i conti con lo stalinismo e con le sue innegabili radici già nel leninismo». Non ne fu un indizio il precipitoso cambio di nome del Pci, incomprensibile se quel partito non si fosse sentito figlio (complessato) della terza internazionale?


    Quelle due mie righe hanno suscitato proteste: come si permette il manifesto di toccare Lenin? Di cianciare di democraticismo luxemburghiano, ignorando le dure necessità della dittatura del proletariato in un paese accerchiato? Di misconoscere all'Urss il merito di aver messo paura ai capitalisti, che si davano una regolata? Inutile scomunicarci reciprocamente. Di comunismi si può parlare solo al plurale. Il leninismo è stato la corrente dominante nel 20esimo secolo, ma non l'unica. Si tranquilizzi Stefano Stufera: non voglio «buttare all'aria tutta la storia quasi centenaria del socialismo»: quella storia è più antica, e non si riduce alla terza internazionale. Per guardare solo al versante marxista, comincia col Manifesto del 1848. Seguirono la prima internazionale (con una forte componente anarchica), la comune di Parigi, la seconda internazionale. Dopo il 1917 ci furono gli spartachisti, i comunisti dei consigli, gli anarchici in Spagna. La linea Lenin-Gorbaciov passò per insanabili rotture: anche a voler essere ortodossi, dove ritrovarla l'ortodossia? E la storia continua, pure in Germania. La Linke, un partito che si propone di socializzare le banche e i Konzern dell'energia, raccoglie il dieci per cento dei voti. Mentre nella vecchia Germania ovest la Dkp filosovietica doveva accontentarsi dello 0,2 per cento.


    Sulle radici dello stalinismo nel leninismo: la magagna sta nella teoria del partito. Lenin era convinto che gli operai non sarebbero andati oltre una coscienza sindacale, «tradeunionistica». La coscienza di classe poteva arrivargli solo dall'illuminante frequentazione di un partito retto da rivoluzionari di professione.Di qui, caro Murmillus, l'imbroglio della dittatura del proletariato, che si rivelò dittatura del partito. Se ne accorsero i comunisti dei consigli che citavo. Per Lenin erano estremisti infantili, ma furono assai realisti nel valutare cosa stava succedendo, quando, per tacitare il soviet dei marinai di Kronstadt, dove i bolscevichi erano in minoranza, li si prese a cannonate.
    Un'altra precisazione, sul disprezzo della democrazia formale. Non c'è diritto sociale e politico che tenga, se non è individualmente esigibile, garantito da una magistratura indipendente, in un contesto di divisione dei poteri. Conquiste borghesi, che i comunisti libertari non possono non far proprie, battendosi per farle valere anche per gli ultimi.


    E veniamo, telegraficamente, al Che fare? Grazie alla rivoluzione informatica, la soluzione del primo nodo proposto da Acerbi - socializzazione e gestione democratica dell'economia - è più facile che ai tempi di Lenin. Il mercato mi va bene come strumento per sondare i bisogni, non lo rimpiazzerei con farraginosi ministeri. La cooperativa di soci-produttori mi sembra un buon modello per le piccole imprese. Per quelle più grandi penserei a forme di autogestione, condivisa tra produttori e utenti-consumatori. Per i servizi e per le banche non basta la proprietà pubblica (ai tempi della Dc, il 60% del Pil italiano era controllato dallo stato e non avevamo il socialismo): occorre coinvolgere la «cittadinanza attiva» nella gestione, come ci spiega Guido Viale. Sul secondo nodo, come difendersi dagli attacchi controrivoluzionari, non c'è miglior difesa del consenso, in un clima di libertà politica. E qui rimando di nuovo a Rosa Luxemburg, con i versi dello svizzero Kurt Marti, che mi sono stati mandati dalla nostra lettrice Marcella De Negri: «Una piccola donna zoppa/ scrisse negli annali/ di questo secolo:/ 'La libertà/ solo per i fautori del governo/ solo per i membri di un partito/ - per quanto numerosi -/ non è libertà./ La libertà è/ sempre solo/ la libertà/ di chi la pensa diversamente'./ La piccola donna zoppa/ è stata assassinata»./


I COMMENTI:
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  • In un primo momento ero tentato di non piazzare alcun commento su questo articolo, solo per evitare ulteriori risposte di questo Ambrosino che fanno solo perdere tempo.
    Poi ho deciso comunque di dire la mia, in quanto Ambrosino riprende una considerazione di Viale che non tiene affatto conto della realtà. Per spiegare questo devo rifarmi ad un esperimento condotto da una radio statunitense negli anni sessanta e ripreso da una tv francese nel nuovo millennio.
    Praticamente si coinvolgeva un cittadino in un gioco a premi radiofonico/televisivo. Egli doveva porre delle domande ad un finto concorrente (ma colui che poneva le domande non sapeva della finzione) che non poteva vedere e che, se sbagliava risposta, avrebbe ricevuto una scarica elettrica sempre più potente con il progredire del programma. Se si fosse arrivati al termine delle domande ed il concorrente nascosto fosse rimasto in vita, entrambi avrebbero vinto un premio. Durante il corso del gioco accadeva che il finto concorrente chiedesse di interrompere perché non sopportava più le scosse elettriche, ma il conduttore del programma spingeva fortemente l’altro concorrente a procedere nel gioco. Cosa accadeva allora? Che la maggior parte dei concorrenti si deresponsabilizzava dell’operazione, addossandone tutte le eventuali conseguenza al conduttore della trasmissione. Il dato preoccupante è che, se negli anni sessanta, è risultata una percentuale superiore al 60% di irresponsabili, nel nuovo millennio questa percentuale ha superato l’80%.
    Tutto questo per dire che la considerazione di Ambrosino/Viale di coinvolgere la “cittadinanza attiva” nella gestione dei servizi e delle banche dovrebbe estendersi alla partecipazione politica, ma che questo, considerato quanto sopra riportato, non è così semplice. Lo può essere per movimenti come CL in cui la partecipazione dei cittadini attivi è notevole, ma la loro è solo un’attività pratica; la linea politica del movimento è decisa al vertice e non viene mai messa in discussione. Molto più difficile la partecipazione a sinistra dove, bene o male, c’è ancora un po’ di rispetto per le idee di coloro che non hanno rinunciato ad utilizzare il proprio cervello. Se la sinistra si è sgretolata è proprio perché l’attività politica è stata gestita da vertici che se ne sono strafregati di fare crescere culturalmente la base, cosa che sarebbe stata fondamentale al fine di un incremento partecipativo.
    Credo che, oggi come oggi, un programma di pochi punti da tutti condivisibili (come quello che per esempio portano avanti PCL ed altri), sia fondamentale per ricompattare le sinistre in un’azione rivoluzionaria che dovrà basarsi non solo sulla proprietà pubblica di beni e servizi, ma soprattutto sull’incremento del livello culturale di una popolazione che è stata portata via dai campi agricoli (purtroppo) per entrare in un mondo, industriale prima e finanziario poi, di cui nulla conosce. 20-08-2011 12:46 - gianni terzani
  • Stalin è morto,ma lo stalinismo,come ideologia,non muore mai.Fanno bene i borghesi a parlarne male tutto il giorno e in tutte le occasioni,perche se quell'idea rientra nella testa degli operai disoccupati,cassaintegrati,senza futuro e senza speranze di vita,potrebbe rientrare e fare seri danni all'impero!
    Come è rientrato il Nazzismo con la Lega al governo,pensate se domani entra anche il comunismo...
    La Lega almeno si accontenta di sistemare figli,badanti e parenti,ma i comunisti?!?
    Quelli sono capaci di ritirare su il muro e di riprendere i russi che stanno pulendo i vedri e rimandarli a scuola o rimettergli il vestito della Grande Armata Rossa!
    Meglio che sia attaccato lo stalinismo,altrimenti addio capitalismo.
    Noi dobbiamo fare sforzi enormi per non far tornare una coscienza comunista nelle masse.
    Oggi sarebbe un vero disastro e nessuno potrebbe fermare la rabbia del popolo.Quindi che i pifferai del regime si adoperino.Che si parli di muri e di genocidi fatti da Stalin ai Culachi che non volevano collettivizzare le loro terre.
    Che si parli male di una potenza che poteva mettere in serio pericolo l'Amerika e anche Superman,con Batman e Uomini Ragno.Si addormentino le masse e non dite mai che la Russia di Stalin ha liberato dalla terra milioni di uomini,senza anima!
    Potrebbero credere ancora nel comunismo! 20-08-2011 11:02 - maurizio mariani
  • Io mi chiedo, sempre più spesso perchè non si faccia qualche ricerca di tipo statistico sociologico, per sapere se la gente che viveva con il comunismo si trovava meglio prima della caduta del muro o dopo. Questo perchè io tutte le persone che ho incontrato sia di nazionalità ucraina sia russa sia della Moldavia, Romania, ecc. mi hanno dato una risposta che a molti potrebbe sembrare inaspettate. Provare per credere. 20-08-2011 10:41 - Maurizio gioppato
  • stalin è morto da settantanni e ne parlate come se lo stalinismo fosse all'ordine del giorno. chepalle. 20-08-2011 10:22 - dario gasparini
  • Mi pare giusto che chi sostiene che i marinai di Kronstadt sono stati presi a cannonate solo perché la pensavano diversamente dai bolscevichi, e non perché erano oggettivamente dei controrivoluzionari piccolo borghesi, poi finisce il suo intervento alla Guido Viale (citandolo pure) con queste stupidaggini sulle cooperative e sulle autogestioni, produttori, consumatori e cittadini attivi tutti insieme...
    Io ad Ambrosino lo prenderei a cannonate volentieri! 20-08-2011 10:20 - Alessandro comunista
  • Lenin aveva pienamente ragione sul fatto che la coscenza di classe non puo' essere sempre autoprodotta dalla classe operaia in se, ma che serve un partito organizzato con le idee chiare. Chi nega il ruolo del partito e del sindacato e' destinato ad andare in contro a cocenti sconfitte. Su questo la Luxemburg ha onestamente rivisto le proprie critiche al leninismo. Senza questa chiave di lettura non si comprenderebbe perche'oggi in Italia al culmine dell'attacco padronale contro le piu' elementari conquiste dei lavoratori corrisponde il minimo della reazione da parte della classe lavoratrice. La crisi dell'URSS ha cause molteplici e complesse, ma solo una forzatura ideologica superficiale puo' ricondurle a Lenin. 20-08-2011 10:10 - alex1
  • L’articolista ha dimenticato di parlare del ruolo che ha avuto la CIA, e quindi gli Stati Uniti con in testa Clinton, nel preparare la caduta di Gorbaciov e fornire armi e miliardi di miliardi di dollari a quel certo Eltsin che ha badato solo ad arricchirsi e a piazzare nei posti chiavi dell’economa russa: moglie, figlia,genero,parenti,amici e amici degli amici. Oggi, da vent’anni e per vent’anni, sia la Russia che le repubbliche che facevano parte dell’URSS, si trovano in una situazione di vera e propria sopravvivenza. In quei paesi si contano milioni di disoccupati soprattutto fra le giovani generazioni, costretti ad emigrare nella disperata ricerca di trovare un qualsiasi lavoro che ormai è quasi impossibile trovare. 20-08-2011 09:33 - erve73
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