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Antonio Sciotto
La piazza è tutta viola
Il popolo Viola è «indignado» e si prepara a una grossa manifestazione, il 10 e 11 settembre a Roma. Questa volta con le tende. Come in Spagna, nella madrilena Puerta del Sol, la mobilitazione potrebbe andare avanti a oltranza, anche se oggi è troppo presto per dirlo. Eppure i caratteri dell'«autunno caldo» ci sono tutti: un governo (e un premier) che non si dimette e che anzi resta saldato alla poltrona per difendere tanti suoi componenti dalla magistratura; una manovra che colpisce i più deboli, lavoratori, precari e pensionati; una politica - spesso anche all'opposizione - che conserva tutti i caratteri della «Casta», nonostante gli italiani siano chiamati a fare sacrifici. Un mix mefitico che ha spinto il movimento nato con il primo «No-Berlusconi day» - era il 5 dicembre 2009 - a fare una nuova protesta. Lo slogan scelto è «Piazza pulita».
«Apriremo Piazza San Giovanni a tutti i cittadini che vorranno fermarsi con noi e dire la loro - spiega Franz Mannino, catanese, architetto - Ciascuno potrà portare una tenda, e in quei due giorni presidieremo fisicamente il Palazzo. Gli italiani spesso non hanno il coraggio di alzare la testa, aspettano sempre che sia il vicino a muoversi. Ecco, noi vorremmo smuovere le coscienze, come già - non certo da soli - stiamo tentando di fare da due anni. Sì, è vero, un po' ci ispiriamo agli spagnoli: ma forse anche loro si sono ispirati a noi. Ricordiamo che dopo il No-B day, in Francia hanno fatto il No-Sarkozy day. Insomma tante cose stanno succedendo in Europa e in Nord Africa, l'indignazione contro questi governi e questa politica è forte ovunque».
Le dimissioni di Berlusconi e del suo governo, una nuova legge elettorale, contro il porcellum e per il ritorno alla preferenza, no alla manovra che fa pagare solo i deboli e sì a un lavoro dignitoso per tutti; la difesa della Costituzione e la dignità delle donne; la trasparenza in politica contro la corruzione; stop ai privilegi della Casta. Ma anche una legge contro il conflitto di interessi. Il popolo Viola negli ultimi due anni si è mosso su molti temi, e un po' tutti saranno presenti il 10 e 11 settembre alla manifestazione di Piazza San Giovanni. Il primo giorno ci sarà un corteo, dopo si proseguirà con incontri, dibattiti, tavoli e forum nelle tende portate dai partecipanti.
«Ognuno di noi ha una sua sensibilità, siamo un movimento non un partito con regole e agende ferree - spiega Elisa Paolino, avvocato di Salerno - Io mi sono avvicinata ai Viola proprio perché ero delusa dai partiti. Mi definisco "molto di sinistra", i miei genitori erano comunisti. Ma noi siamo trasversali: finalmente ho trovato uno spazio e una possibilità di partecipare che i partiti non mi consentivano». «Ho cominciato con i sit-in in difesa della Costituzione - continua Elisa - ma ad esempio sono molto interessata ai temi del lavoro: per il referendum di Pomigliano sono andata davanti alla Fiat; il popolo Viola è alle manifestazioni della Fiom, e gli operai vengono alle nostre. Adesso dobbiamo fermare l'attacco al lavoro e all'articolo 18 che sta facendo il governo: tocca tutti, pure i nuovi lavoratori precari».
Tra gli attivisti del Popolo Viola c'è anche Massimo Malerba, della Cgil di Catania, autore di molti articoli per il sito Lettera Viola. «Il momento è grave - spiega - e noi dobbiamo muoverci, come a Madrid, a Tel Aviv, in Islanda. Dobbiamo cambiare il modello di politica: non siamo anti-partitici, i partiti sono importanti per la politica. Ma vanno riformati: cambiati dall'interno e soprattutto nella loro classe dirigente, in buona parte corrotta. Ovvio che tagliare i costi della politica non aggiusta tutti i nostri problemi di bilancio: ma noi insistiamo su questo punto perché non è possibile che debbano pagare sempre gli stessi mentre la Casta si autoconserva. Il vento sta cambiando, lo dicono gli ultimi referendum, ma non possiamo fermarci ora». Al presidio saranno messi su «diversi tavoli tematici - spiega Massimo - sulla Rete, la Scuola, e altri in preparazione. Quello sul lavoro lo gestiranno Michele Azzu e Marco Nurra dell'Isola dei cassintegrati, invitando precari e operai da tutto il Paese».
La grande forza del popolo Viola è il web: solo la Rete, con la sua assoluta libertà, permette di informarsi e informare, contattarsi, darsi appuntamenti e organizzare manifestazioni, scavalcando le burocrazie del partito e del sindacato, che spesso bloccano chi ha una genuina voglia di fare. Amedea Di Somma, consulente informatica di Roma, un passato tra gli attivisti di San Precario, gestisce il sito Lettera Viola: «L'abbiamo aperto quest'anno, subito dopo Pasqua - spiega - e abbiamo già 4 milioni di lettori. In due giorni l'appello della manifestazione del 10 e 11 settembre è già stato condiviso da 21 mila navigatori. Il web ci permette modalità di partecipazione prima impensabili: qualche anno fa mi ero avvicinata a un partito, ma figurarsi, non potevo fare nulla, tantopiù essendo donna. Ora è diverso: nel nostro coordinamento nazionale siamo 6 donne su 10 componenti. Poi credo che grazie alla Rete le donne possano partecipare di più: non devi andare fisicamente alle riunioni del partito, puoi lavorare da casa o dall'ufficio, prendendoti i tuoi tempi. Lettera Viola è un impegno quasi full time: mi lascia libere solo 4-5 ore al giorno». Il blog della manifestazione di San Giovanni, attivo da ieri: letteraviola.it/piazzapulita/.
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Passando al tema censura, e non rispondendo per conto del "manifesto" o di altre testate (visto che anche io sono un semplice lettore) cercavo di spiegare - secondo gli elementi qui offerti dal moderatore - perché una mail potesse essere stata "censurata".
Ebbene: credo che se quella mail non pubblicata avesse avuto qualsivoglia contenuto espresso senza contumelie e insulti gratuiti, comunista o no, avrebbe tranquillamente avuto l'ok. Magari, aggiungo, eccetto l'istigazione a compiere crimini nazisti o comunque crimini, la discriminazione verso i più deboli e i diversi, etc... tutti temi verso cui, anche se espressi ineccepibilmente sul piano formale e dell'"educazione" nei termini, la testata potrebbe comunque prendere le distanze e scegliere di non pubblicare, legittimamente.
Il problema, insomma, è che se si eccede nell'insulto o nel contenuto volgare, tantopiù se gratuitamente, la testata ospite ha tutto il diritto di non pubblicare, e stupido (fortemente stupido) è chi protesta: quella persona potrà scegliere di farsi un blog personale e tranquillamente pubblicare i suoi insulti, ma non potrà chiedere a una testata storica e a diversi giornalisti che la pensano molto differentemente da lui, di avallare opinioni (e soprattutto linguaggi) così estremi... senza contare il rispetto per tutti gli altri lettori.
Tutto qua: il parlare dei "comunisti" era cosa a parte e ripeto distinta, e (certamente) non credo proprio che il manifesto possa mai censurare proprio delle opinioni comuniste...
io parlavo della spocchia di tanti comunisti, che tra il nostalgico e la puzza costante sotto il naso, si sentono superiori sempre a tutti, ma ormai (per motivi anagrafici o di intervenuta passività e marginalità sociale) sono perlopiù costretti alle pantofole...
allora scusate, alle pantofole che pontificano dull'ortodossia comunista (di cui ormai non frega più quasi a nessuno), preferisco le tende che vanno in piazza, per quanto magari non potranno avere esito... 22-08-2011 08:19 - Davidel Collucci
Sono stato censurato molte volte su questo quotidiano ed in altri e non ne ho mai fatto un problema e a tutti gli effetti non l’ho mai considerato tale ……..
Leggendo, il commento di Collucci, deduco che il suo riferimento si ferma ai cosiddetti “comunisti”, ma ciò non è a mio parere da ritenersi sufficiente …….
Posso portare le prove che mi sono stati censurati commenti sul Manifesto e su altri quotidiani (tutti quelli di sinistra on line, avendo il sottoscritto capacità di commento limitate agli articoli pubblicati da tali quotidiani) , pur tuttavia non essendo alcuni di quei commenti per nulla offensivi e/o lesivi di alcuna persona, o della dignità umana o di qualche cosa di simile ……..
Come sappiamo non esiste solo la sinistra e tanto meno esistono solo i “Comunisti” ………..
Per ciò che riguarda la censura, andrei particolarmente cauto ad emettere giudizi definitivi………..
E’ da tenere presente che nel caso di censura, viene emesso un giudizio ed è presente qualcuno che giudica e qualcuno che è giudicato …….
Non è mia intenzione ne ho la possibilità di risolvere la questione, solo mi sembra piuttosto semplicistico eliminare frettolosamente tale questione e non pensarci più ………. 21-08-2011 22:22 - Solo una discussione
Il Presidente
Anna Mazza 21-08-2011 17:22 - Anna Mazza
In ogni caso credo sia un problema più generale che tocca quelli, o meglio - molti di quelli - che oggi si definiscono "comunisti": credere di avere la verità in tasca, e guardare ogni iniziativa organizzata dagli altri con sprezzante superiorità... mi riferisco a differenti commenti comparsi in questo forum, che non c'è bisogno di indicare dettagliatamente... tutto sommato queste persone ragionano in base a una fede che non è nè più nè meno integralista, esclusiva e direi anche totalitaria di quella islamica o cattolica (almeno nelle loro forme più estreme)...
forse queste persone dovrebbero accorgersi finalmente che il Novecento è finito, con l'Unione sovietica e tutte le altre aberrazioni totalitarie, e che si può essere democratici e a favore delle fasce deboli della società, anche dirsi di "sinistra", senza essere così "superiori" a tutto e intolleranti... alla fine sono rimasti, in loro compagnia, solo Storace, Buttiglione e Giovanardi... dunque insomma, rendiamoci conto che quell'Italia degli anni Cinquanta è finita...
in ogni caso, se le tende non piacciono, e piace invece la rivoluzione, la organizzino, loro e i loro amici, e poi ciascun cittadino sceglierà se accodarsi, restare indifferente, o sostenere la polizia cha la reprime... ma stare sul divano belli comodi e criticare in base al manualetto delle 10 regole comuniste che si ha in tasca, è davvero uno spettacolo che nel 2011 non si può più vedere... 21-08-2011 16:46 - Davide Collucci
Voi direte che si tratta di una questione di competenza della redazione del quotidiano in questione, in questo caso della redazione del “Manifesto” …….
Ciò indubbiamente ha un certo valore e significato ……..
La migliore spiegazione logica che comunque riesco a trovare, è una sola :
Un quotidiano, come qualsiasi altra cosa, addirittura come i beni considerati “pubblici”, rientra nella sfera della “proprietà privata” ………
Vi meravigliate di ciò ?
Tutto rientra nella logica dello sviluppo delle “cose e degli avvenimenti” ………
E’ veramente pauroso pensare in questi termini, in questo modo …….. 21-08-2011 14:57 - Dove sta il limite
qualcosa di sinistra come scopo ? Tipo
Fase 1 : rimpatrio in massa dei clandestini (niente sanatorie)
Fase 2 : sussidio universale di disoccupazione come in Nord Europa +
settimana lavorativa a 20 ore (non 40 come oggi) per sterminare
le ditte che sopravvivono grazie allo sfruttamento , aka :
elevare la produttività riducendo la massa degli imprenditori
Non so , buttare giù governi senza prima avere uno scopo mi sembra rischioso ... 21-08-2011 11:28 - bozo4