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FUORIPAGINA
22/08/2011
  •   |   redazione
    Tripoli in mano ai ribelli. Si combatte in città

    I ribelli libici sono entrati a Tripoli ieri e ormai controllerebbero gran parte della città, dove sono ancora in corso intensi combattimenti soprattutto nel distretto di Sedi Khalifa e intorno alla residenza del colonnello Muammar Gheddafi, il compound di Bab al-Azaziya. Il leader libico sembra continuare a resistere: resta il mistero su dove si trovi. Le notizie sul suo arresto, diffuse nella serata di ieri, sono state presto smentite. Non si hanno informazioni sul rais, nessuna traccia: è stato solo diffuso un suo breve messaggio audio. Nella notte si è diffusa la voce secondo cui radio e televisione sarebbero passate nelle mani degli insorti, ma in mattinata la notizia è apparsa infondata. Secondo fonti dei ribelli citate dalle agenzie di stampa, Gheddafi sarebbe ancora a Tripoli, forse rifugiato nell'ambasciata del Venezuela, forse in un ospedale. Altre fonti ritengono si sia rifugiato a Sirte.

    Nella notte due aerei sudafricani sarebbero atterrati a Tripoli. Secondo i ribelli (che attraverso l'emittente al Jazeera sono quasi l'unica fonte di informazione) sarebbero in corso trattative per l'esilio di Gheddafi in un paese africano, presumibilmente l'Angola o lo Zimbabwe, e a questo fine sarebbero arrivati gli aerei sudafricani (ma il governo di Pretoria ha smentito). Incerta per altro la situazione all'aeroporto: secondo fonti citate dal ministero degli esteri italiano, in mattinata i militari che lo controllavano si sarebbero arresi ai ribelli.

     

    Mistero anche sui figli del colonnello: due o forse tre sarebbero stati catturati, tra questi ci sarebbe Saif al-Islam, di cui la Corte penale internazionale dell'Aja ha chiesto nella notte l'immediata consegna.

    In mattinata anche quel che resta del regime di Gheddafi si è fatto vivo, con una conferenza stampa del portavoce Moussa Ibrahim trasmessa da al Jazeera. Secondo il portavoce, almeno 1.300 persone sarebbero morte nelle ultime 24 ore di combattimenti, e altre 5.000 sarebbero rimaste ferite. La responsabilità principale del "bagno di sangue" sarebbe dei bombardamenti lanciati dalla Nato in concomitanza con l'attacco dei ribelli.  Le accuse alla Nato per i bombardamenti sulla città sono state confermate anche dall'agenzia vaticana Fides, citando non precisate fonti locali. Secondo i ribelli invece (citati dalla solita al Jazeera) sarebbero stati i tank degli uomini fedeli a Gheddafi a sparare ad alzo zero contro le case della città.

     

    Manifestazioni di entusiasmo per quella che sembra la vittoria finale dei ribelli libici si sono svolte ad Alessandria d'Egitto; un po' più prudenti le cancellerie occidentali, con il premier inglese Cameron che parla di "fine vicina" per Gheddafi, il francese Sarkozy che invita il rais a "risparmiare al suo popolo sofferenze inutili", l'italiano La Russa secondo cui "da qui a dire che tutto è finito ce ne corre". Il presidente americano Obama ha chiesto al Consiglio nazionale dei ribelli di "guidare il paese attraverso la transizione rispettando i diritti della popolazione, evitando vittime civili, proteggendo le istituzioni e perseguendo una transizione verso la democrazia che sia giusta e inclusiva di tutti i libici". Si è fatto sentire significativamente anche il governo cinese, con una dichiarazione nella quale annuncia di voler "rispettare le scelte del popolo libico".


I COMMENTI:
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  • Finalmente! Finalmente le potenze occidentali potranno instaurare un ennesimo stato fantoccio, spartirsi le enormi somme del Fondo Sovrano libico, dare il via libera ai grandi cartelli del petrolio per derubare la Libia delle sue riserve di gas e petrolio. Dopo l'Irak, ecco la Libia servita su un piatto d'argento all'elite del capitalismo. Tanto che importa se i bombardieri europei hanno raso al suolo ospedali, università ed infrastrutture del paese africano che godeva dei più alti standard di vita e welfare, ci saranno i vari Halliburton e Co. a ricostruire a caro prezzo con le ricchezze dei libici, intascando i dovuti cospicui profitti. Dopotutto, anche se i Libici si ribellerassero al nuovo regime fantoccio, ci saranno sempre le armate della propaganda mediatica del capitale, le Al Jazeera degli sceicchi democratici del golfo o le News Corp. del democratico Murdoch a dirci che si tratta di "sacche di resistenza" del regime, che i Jihadisti armati e addestrati dai servizi occidentali che hanno portato avanti questa "rivoluzione" con la bandiera della democratica monarchia di Idris sono in realtà combattenti per la libertà. Poi si verrà a sapere, come per le fantomatiche fosse comuni in Kossovo e le altrettanto fantomatiche armi di distruzione di massa di Saddam, che non ci sono stati poi tutti questi massacri di civili da parte di Gheddafi, che era tutta propaganda, ma tanto che importa, l'importante è che il flusso di ricchezza depredato dalla Libia continuerà ad affluire nei forzieri di Wall Street e della City. 22-08-2011 11:07 - giovanni
  • è dall' inizio di quesat tragica vicenda che linformazione che si ottiene è funzionale alle sorti del conflitto e non della verità; fino a pochi giorni fa, la situazione sembrava in empasse con la Nato che non aveva più fondi per mandare gli aerei e i ribelli di bengasi con poca forza penetrante. qualcosa di nuovo è successo in questi pochi giorni e si può ipotizzare solo che le tribù delle montagne a sud du tripoli si siano mosse in massa contro la città coadiuvate da un massiccio bombardamento sulla città; quanti morti avrà questo epilogo? 22-08-2011 10:44 - nello
  • Dopo l'Egitto e la Tunisia ora finalmente la Libia. Un futuro di rose e fiori? Certamente no. Ma il mosaico si arricchisce di un pezzo di notevole importanza. Certo vi è stato l'aiuto 'peloso' di Francia e Inghilterra, Cameron e Sarkosy non sono il meglio. Ma è un cammino che continua ineluttabile. 22-08-2011 10:11 - carlo carlucci
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