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Arianna Di Genova
Muore suicida l'artista e scenografo Vettor Pisani
"Penso che non esista il quotidiano, esiste piuttosto un modo di essere che è una maniera di sognare. Non esiste una realtà oggettiva ma questo non è valido per tutti. La vita è un sogno più o meno lungo, notturno e diurno, una specie di viaggio a mezz'aria nell'immaginario perché ritengo che il tempo non si sviluppi in maniera lineare. Viviamo per attimi di eternità in cui non esiste un passato, presente o futuro, ma uno spazio-tempo che si dilata a partire dal centro dell'io, nel luogo del «sé» e qui ritorna". Così diceva qualche anno fa Vettor Pisani, in un'intervista rilasciata al manifesto. Lui, che da sempre lavorava in coppia con la moglie Mimma, ha scelto di sottrarsi da quel "tempo immaginario" impiccandosi con i lacci delle scarpe alla cornice della sua finestra del bagno. E' stata proprio la moglie a insospettirsi, non vedendolo più uscire.
Vettor Pisani aveva 77 anni e nella sua vita aveva spaziato senza indugi in più campi, aprendosi all'architettura, al teatro e alla pittura. Trasferitosi da Ischia, sua isola natale a Roma, si era tuffato nelle teorie esoteriche, aveva studiato le procedure alchemiche, si era concentrato sul mito della Sfinge, trasponendo i misteri e le domande inquietanti nella sua stessa arte. Maestro massone (Rosacroce: Diciottesimo grado dello scozzesismo), accanito cultore del simbolismo più spinto, aveva insistentemente esplorato i meandri del labirinto e inventato installazioni dal sapore filosofico, a metà fra l'ironia e la mitologia greca (Edipo era la sua ossessione). Negli anni 1970, insignito del Premio Pino Pascali attribuito dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, si avventura sulle strade del palcoscenico e inizia la sua attività di scenografo. Nel 1976 è alla Biennale di Venezia dove porta l'opera Theatrum. Sfida le leggi della razionalità, si affida all'ermetismo, coltiva la passione per il numero 4 e cita e rieccita opere di artisti un po' sciamanici - da Duchamp a Beuys. Già nel 1982, il museo Folkwang di Essen gli dedica una antologica. Attualmente era impegnato in un progetto a Serre di Rapolano presso Siena con l'obiettivo di trasformare una cava di pietra in un'opera abitabile, luogo di contemplazione per sogni e desideri.
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Caro mio, e' vero, l'artista si riconosce per quello che lascia e non per i critici, sebbene anche gli amatori di un artista sono spesso suoi critici sebbene in positivo. 23-08-2011 02:58 - Murmillus
Un altro che è rotolato da solo nella polvere,confuso e senza un'idea dominante.
Rimangono solo i comunisti!
Rimangono solo le persone con i piedi ben piantati per terra e con degli ideali grandissimi che non muoiono mai!
ALTRO CHE LE FAMOSE BIENNALI....
ALTRO CHE LE CAVOLATE E GLI ASINI CHE VOLANO.
OGGI SIAMO RIMASTI SOLO NOI CON I PIEDI BEN PIANTATI PER TERRA!
Oggi la gente vuole certezze e chiarezza.
I ciarlatani,i pifferai magici,le chiacchiere degli esoterici,stanno sbiadendo sulla nuda roccia delle montagne rosse!
Una catena umana sta marciando,perche non ha più il minimo indispensabile per vivere.
Altro che le chiacchiere,le biennali,i scarabbocchi e le parole in libertà.
Uomini rudi e minacciosi non hanno nessuna intenzione di morire.
Noi vogliamo vivere e useremo tutte le tecniche possibili!
Noi non ci ammazzia 22-08-2011 20:25 - maurizio mariani